Si torna a scuola

“La vita ricomincia da capo quando l’aria diventa frizzante, in autunno” dice Jordan nel Grande Gatsby. E come potremmo essere più d’accordo? Il ritmo sciolto e senza vincoli dei mesi estivi si affievolisce sulle note di un tormentone estivo. Inizia la scuola fra poco, pochissimo e già la prospettiva rende le cadenze più ravvicinate, i programmi accavallati. La molla del tostapane salta su, la freccia della macchina ticchetta in direzione di materne, elementari e medie e prima di rendercene conto stiamo battendo le mani allo spettacolo di fine anno. Inizia la scuola ed è tutto insieme: sorpresa sfavillante e ansia da prestazione. Sollievo per i mesi familiari che ci vengono incontro e il rassicurante senso di appartenenza a una classe, un quartiere, una squadra. Nel frattempo ci impalliamo ovunque senza un’apparente ragione e chiediamo al conduttore del telegiornale sullo schermo com’è che l’estate è già finita e i nostri figli sono cresciuti così in fretta. Si alternano un’ingiustificata euforia e un leggero panico, perché manca molto meno di quanto pensassimo, perché c’è caos ed esigenza di ordine. I primi giorni sono un tour de force: incontri con insegnanti, presidi e allenatori, orari da incastrare, spese di materiale, prove di corsi di nuoto, tennis, danza e judo in una corsa a ostacoli contro il tempo. Ci vuole un piano di attacco.

Asilo nido
Il primo giorno di nido è uno di quei ricordi che dura fino alla fine del tempo. E’ subito richiesto il corredino completo, che varia molto da asilo ad asilo. C’è chi chiede onestamente l’indispensabile: un cambio completo (body, calze, vestitini), i pannolini, il ciuccio con il relativo portaciuccio (che va lasciato sempre al nido per questioni igieniche), pantofoline per il piccolo e per il genitore che si occuperà dell’inserimento. Ma le richieste variano: a volte servono i sacchetti per cambi e ricambi, gli asciugamani contrassegnati con il nome, lenzuolini, cuscino e coperta, bavaglini, pasta allo zinco per il sederino arrossato, salviette umidificate, sapone, stivaletti per la pioggia, cerata e chi più ne ha più ne metta. E’ bene ricordare che la qualità della struttura si capisce anche dal tipo di servizio offerto: se vi chiedono di portare proprio tutto non è buon segno.

I primi giorni sono dedicati all’inserimento, che è un momento delicatissimo per il bimbo ma anche per i genitori. E’ un piccolo spazio di cura e d’affetto che deve esserci e deve durare un po’. E’ importante per il benessere dei piccini. Gli asili che non insistono e vi permettono di scaricare il pupo come un pacco postale sbagliano e non sono seri. Calcolate un numero adeguato di mattine (si va da una settimana in su) in cui accompagnerete il bimbo a conoscere la struttura, le maestre e i compagni. Si comincia con un’ora insieme, poi un’ora insieme e mezz’ora da solo (sarà la vostra mezz’ora di malinconia, seduti sulla panchina fuori da scuola) e progressivamente si arriverà all’orario stabilito. Cercate di essere gioiosi, sereni e convinti. Se non lo siete, mandate l’altro genitore: spesso i padri sono meno ansiosi delle madri. Unico consiglio: è meglio non alternarsi. Ci va papà, mamma o nonna, ma non un giorno uno e un giorno l’altro. Se il bimbo torna al nido dopo un anno di frequenza dovrà fare un inserimento più breve, ma avrà comunque bisogno di un po’ di tempo per ambientarsi.

Scuola materna
La scuola materna di oggi è simile all’elementare dei nostri tempi. Ci aspettiamo di trovare il mondo soft del nido e invece dobbiamo destreggiarci tra aule, dormitori, mense, bagni, maestre, bidelli, insegnanti di religione, orari, assemblee sindacali e incontri con il corpo docente. Anche alla materna è previsto un inserimento, normalmente più breve del nido, inoltre dall’apertura della scuola all’orario pieno passa almeno una settimana. Talvolta è richiesto il certificato medico di buona salute, che conviene comunque fare a inizio scuola, perché serve per eventuali corsi di sport e dura un anno.

Il corredino della materna spesso prevede il grembiulino; ci sono scuole che accettano grembiuli di qualsiasi colore e scuole più tassative: rosso per le coccinelle, azzurro per i delfini e via dicendo. Il vero problema è che i grembiulini non sono merce diffusa: vengono venduti a inizio scuola, poi scompaiono per ricomparire l’anno successivo. Si trovano negli ipermercati e costano poco, sono pronti, carini ma, in genere, di materiale sintetico. Meglio scegliere una taglia abbondante (dovrà stare sopra i vestiti e durare qualche mese) e comprarne minimo due, massimo quattro, così non si impazzisce a lavarli e stirarli la domenica. Anche con i tagli alla spesa pubblica, le scuole sono ben riscaldate e il bambino indossa il grembiule sopra i vestiti: per evitare che abbia caldo, vestitelo leggero. Se l’idea del sintetico non piace, esistono negozi che permettono di scegliere tessuto, colore, modello, collettino, lunghezza della manica e del grembiule. Oltre al grembiulino bisogna portare un kit per l’igiene personale e per la nanna. In genere un asciugamano (meglio averne due), un lenzuolino con federa (anche qui è utile un cambio), il cambio completo di vestiti da tenere in una borsa contrassegnata dal nome, una copertina leggera, lo spazzolino da denti, un bicchiere di plastica, un po’ di materiale didattico (pennarelli, quaderni, fogli, colla, forbicine). A volte sono richiesti anche cuscino e brandina. Le scuole materne chiedono in genere di siglare tutta la dotazione. Scrivete nome e cognome belli grandi in modo che le maestre capiscano facilmente di chi è l’oggetto perduto. Se siete abili a punto croce è cosa fatta. In alternativa si ricorre alla nonna, al pennarello indelebile o a un ricamificio professionale, che con una spesa da 1 a 5 euro ricama il nome sul taschino del grembiule, sugli asciugamani, sulla borsa, su lenzuola e coperte.

La primaria
Quando i bimbi cominciano le elementari, il ciclone emotivo è grande almeno quanto quello organizzativo. Alcuni piccoli lo aspettano con ansia, altri lo temono, con occasionali regressioni, al punto di tornare a farsi la pipì addosso. Non stupitevi e non preoccupatevi. A scuola tutto è nuovo: le maestre, i compagni, i banchi in cui stare seduti e le lavagne. Per un bimbo di appena 6 anni è un salto.

Per prepararsi è bello fare assieme acquisti e preparativi. Ogni scuola ha un suo kit d’inizio: zaino, diario (a volte fornito dalla scuola stessa), astuccio a zip completo di penne, matite, gomme, temperino e pennarelli, due quaderni a righe, due quaderni a quadretti, un quaderno ad anelli, evidenziatori, un tubetto di colla. Su ciascun oggetto va scritto il nome o le iniziali: ci vuole una serata di lavoro. Portapenne, diario e zaino sono per i “primini” una sorta di status symbol: anche se fosforescenti e mostruosi all’occhio di un adulto, è bene lasciare che esprimano la personalità e i gusti del bambino. Ciò che conta non è l’estetica ma la funzionalità: una buona cartella deve essere leggera, deve aderire alle scapole, deve avere spallacci larghi, imbottiti e modificabili in lunghezza per adattarsi al volume dei vestiti e alla crescita dei piccoli studenti.

Si va alle medie!
I vostri cuccioli ormai sono già piccoli adulti. Pensate di poter scegliere assieme diario, portapenne e zaino? Fate male. Lasciateli liberi, comprereste solo cose démodé che
li faranno vergognare per tutto l’anno scolastico. Siate genitori lungimiranti: stabilite un budget, affidatelo ai pargoli, accompagnateli dove vogliono e lasciateli liberi di fare shopping. Non imponetevi mai (ci sono cose molto più serie su cui far sentire l’autorità genitoriale). Il kit richiesto è simile a quello della scuola elementare, con l’aggiunta
di righe, squadre, compasso, un tot di quaderni di varia foggia, l’atlante, il dizionario e poi, naturalmente i libri di testo, che il primo anno sono una spesa non indifferente.

Iscriviti alla newsletter

X