Skateboard: uno sport, una filosofia

 

Alle Olimpiadi di Tokyo 2020 sarà riconosciuto come disciplina sportiva, ma nello skate c’è molto di più

“Mi ha sempre affascinato, ma per lungo tempo non ho avuto il coraggio di avvicinarmi. Poi un giorno sono andata al Ponte della Musica e ho incontrato tanti ragazzi che mi hanno insegnato a skeitare. Da quel momento ho avuto una crescita, non solo nella conoscenza dei trick, cioè delle acrobazie o dei salti, ma anche dal punto di vista personale”. A parlare è Sveva, 15 anni, di Roma. “Praticandolo sono cresciuta come persona, perché quello dello skateboard è un ambiente bellissimo, nel quale si trova sostegno reciproco anche nelle competizioni”.

Lo skateboarding è nato in California negli anni ‘40 . Con l’inserimento ufficiale tra le nuove discipline olimpiche nel programma dei giochi di Tokyo 2020 è stato riconosciuto ufficialmente come sport. Ma per chi lo pratica la definizione è riduttiva. Con buona pace dei genitori apprensivi e dalle nonne che si spaventano per gli immancabili lividi, lo skate è una tendenza, uno stile di vita, qualcosa che dà un senso di appartenenza e quell’aura cool che possiede solo chi vive sulla strada.

Dedizione e determinazione

Guardando sfrecciare uno skater tra le strade della città non si direbbe, ma lo skate è uno sport che insegna prima di tutto ad allenare la pazienza e la volontà molto più di altre discipline, perché quando cadi ti devi alzare e devi riprovare, anche se ti fa male. 

“Lo skate si impara sbagliando – racconta Sveva -. I movimenti si provano e riprovano. Trick e salti chiedono la capacità di sopportare la noia e il dolore, oltre a una dose infinita di diligenza e determinazione. Mettere alla prova la pazienza, soprattutto da bambini, aiutare a diventare adulti risoluti”.

L’equilibrio contro l’ansia e lo stress

Da un punto di vista atletico, il movimento richiesto è tra i più completi, perché impiega tutto il corpo con coordinamento e precisione. Provando i trick ci si conosce e ci si ascolta, si testa l’elasticità e la forza dei legamenti. Ma, soprattutto, si scopre l’equilibrio.

Come negli altri sport su rotelle o su tavola, il bilanciamento è essenziale per una buona riuscita delle evoluzioni, il che è fantastico per bambini abituati a vivere sempre più seduti e fermi. Non si tratta solo di una esperienza fisica, perché l’equilibrio richiede concentrazione, la capacità di immergersi in una dimensione quasi zen, di staccare la mente dai problemi, dall’ansia, dallo stress e dal nervosismo. “Quando vado sullo skate non penso a nulla”, dice Nicolò Mattia Cimini, skater da trent’anni, insegnante di II livello della FISR, la Federazione Italiana Sport Rotellistici. Nicolò è anche il gestore dello Bunker Skatepark di Roma.

Skateboard nuova disciplina olimpica
 

Uno sport di comunità

Non è di squadra, non è individuale: lo skate è uno sport di comunità. Ci si ritrova all’aperto, negli skatepark e nei parchi comunali, in diverse ore del giorno e della notte, qualsiasi giorno della settimana, creando piccole tribù di spericolati sperimentatori di equilibrio e concentrazione.

“Skateare aiuta a credere in se stessi e allo stesso tempo insegna l’autonomia –  continua Nicolò Mattia Cimini -. All’inizio si ha bisogno di una guida, preferibilmente un maestro, ma dopo aver imparato alcune regole di base e le prime acrobazie, si continua da soli e questo aiuta anche i più piccoli a sentirsi autonomi e indipendenti”.

Skateboard disciplina olimpica

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