Una mamma ci scrive: “A 16 anni mia figlia va dal fidanzato? Posso fermarla?”

Quanto può essere difficile il rapporto tra genitori e figli adolescenti? A volte generano veri e propri conflitti. Nella redazione della rivista Giovani Genitori è arrivata una lettera, scritta di pugno da una mamma in crisi.

È consentito a mia figlia sedicennescrive la mamma che ha chiesto di rimanere anonima – di andare via di casa e rendersi irreperibile anche al telefonino? Nonostante il divieto espresso da me e da mio marito, lei lo fa. Va a casa del suo ragazzo, anche lui minorenne, con il beneplacito dei genitori di lui. Non ricorrono gli estremi per una denuncia di sottrazione di minori? 

La sottrazione di minore

Abbiamo chiesto un pare alla nostra consulente legale, l’avvocato Francesca Galdini: “L’articolo 573 del Codice Penale statuisce che chiunque sottragga un minorenne che abbia quattordici anni compiuti, con o senza il suo consenso, è punito, dietro querela, con la reclusione fino a due anni. Il fondamento di questa norma risiede nell’articolo 318 del Codice Civile che impedisce al minore non emancipato di abbandonare la casa familiare senza il consenso dei genitori“.

Ciò precisato, la Cassazione ha stabilito che il dissenso dei genitori deve essere esplicitamente dimostrabile di fronte a un accertamento concreto. “Devono esserci elementi obiettivi che senza equivoco dimostrino il dissenso dei genitori, evidenziando per esempio le diverse abitudini familiari, le diverse consuetudini morali e anche il modo col quale madre e padre – che detengono la potestà genitoriale – esercitano la vigilanza sul figlio minorenne”.

Una volta accertato il dissenso, è bene verificare per quanto tempo la ragazza si allontana da casa senza il benestare dei genitori: qualche giorno? Qualche ora? “Ugualmente necessario è appurare se effettivamente i genitori del fidanzatino sono a conoscenza della situazione che si è venuta a creare: sarebbero infatti loro i soggetti attivi del reato e a loro sarebbe indirizzata la denuncia”.

Meglio il dialogo dell’azione legale

Verificati tutti questi fattori, è necessario osservare che l’età adolescenziale è forse la più complicata tra genitori e figli. “Sicuramente avrà già tentato la strada del dialogo, ma non l’abbandoni – scrive l’avvocato Francesca Galdini -. Ascolti il punto di vista di sua figlia, parli e le faccia capire dove sbaglia. La procedura giudiziale non è mai piacevole per un adulto: figuriamoci per una ragazzina, che si vedrà costretta a subire interrogatori dagli organi competenti e dai servizi sociali”. Inevitabilmente, alzare il livello di scontro finirà per renderepiù difficile il rapporto fra i genitori e la figlia. 

Un ulteriore aiuto potrebbe venire dalla lettura di questo articolo, con i consigli di una psicologa su come affrontare le prime crisi adolescenziali.

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