Sui compiti delle vacanze mettiamoci buon senso

I compiti delle vacanze? Visitare un museo, correre nel parco, leggere un libro insieme, andare a teatro o all’opera, cucinare, fare lavoretti o volontariato. Da svolgere rigorosamente assieme ai genitori

Poco prima di Natale, il ministro per l’Istruzione Marco Bussetti ha emanato una circolare che invita i docenti a diminuire i compiti delle vacanze. Non è la prima che viene emessa e non sarà nemmeno l’ultima. 

“Vorrei sensibilizzare il corpo docente e le scuole a un momento di riposo degli studenti e delle famiglie affinché vengano diminuiti i compiti durante le vacanze natalizie”, ha detto il ministro dell’Istruzione in un incontro con il Garante per l’infanzia.

Secondo il ministro (che è stato anche insegnante), i compiti delle vacanze sono impegni che gravano sulle famiglie e non aiutano a trascorrere sereni le festività.

Una riflessione sui compiti a casa

Una premessa: chi scrive è stata sempre contraria ai compiti a casa, sia quando studiava (svogliatamente, ma comunque raggiungendo una laurea, un master e il superamento di un esame di Stato), sia quando ha avuto figli (per fortuna più volonterosi).

Sulla necessità di esercizi, letture, temi e disegni assegnati durante le vacanze ha discusso a  lungo, per lavoro, con insegnanti di ogni nazionalità, con educatori, genitori e pedagoghi.

Curiosamente, quelli che desiderano di più i compiti sono i genitori. Convinti assertori della pigrizia dei propri figli, vogliono vederli all’opera anche a casa.

Pensano, in buona fede, di essere utili ai figli aiutandoli con libri e quaderni e di poter controllare il livello di preparazione e il programma svolto a scuola. In parte hanno ragione, ma per lo più no.

Il decalogo “Regola compiti”

Un dirigente scolastico, Maurizio Parodi, autore di un libro intitolato “Così impari. Una scuola senza compitiha stilato un decalogo per regolare i compiti a casa e capire se sono assegnati in maniera corretta e in misura adeguata.

Al di là di qualsiasi polemica su “compiti sì” e “compiti no”, questo decalogo che nasce dall’esperienza di un esperto in campo socio-pedagogico, è un ottimo spunto per riflettere e capire se la scuola,  i genitori e gli studenti si stanno orientando bene nell’assegnazione e nello svolgimento dei compiti.

maurizio parodi una scuola senza compiti

Regola numero uno: i compiti vanno corretti 

I docenti che decidano di assegnare compiti a casa si impegnano a correggerli tutti e a tutti, altrimenti non avrebbe senso farli“.

La prima regola del decalogo chiede due cose ai docenti che assegnano compiti a casa, sia quelli promeridiani sia quelli delle vacanze.

Uno: che gli studenti siano preparati adeguatamente a svolgerli. Quindi non va bene se nei compiti a casa “ci si porta avanti col programma”, assegnando capitoli da leggere in solitudine senza prima averli spiegati in classe.

Due: in assenza di supporto da parte dell’insegnante, i compiti sono inutili. E’ solo dalla loro verifica che si può trarre un insegnamento. 

Niente voti ai compiti a casa

Ai compiti svolti a casa non deve essere assegnato alcun voto. Il docente non può sapere come e da chi siano svolti“.

Nulla è più inutile che fare i compiti al posto dei figli, sperando magari di aiutarli e di “tirargli su la media”.

Non fatelo. Gli state facendo male. Leggete questo articolo.

I compiti non fatti non si recuperano

I compiti non fatti non possono essere recuperati sacrificando la ricreazione, che per nessun motivo, men che mai disciplinare, deve essere ridotta o annullata. Gli studenti ne hanno bisogno e diritto”, continua il decalogo di Maurizio Parodi.

E ancora: “i compiti non svolti durante i periodi di assenza (come per malattia) non devono essere recuperati. non sarebbe umanamente possibile”.

Anche quando non c’è un impedimento esterno inattaccabile, “la giustificazione del genitore per il mancato svolgimento dei compiti deve essere acquisita evitando reprimende o punizioni, umilianti per lo studente e offensive per i genitori”

Compiti e tempo pieno? E’ troppo!

Nelle classi a 40 ore (cioè a tempo pieno), non si assegnano compiti. “Le attività didattiche devono esaurirsi nelle otto ore di forzata immobilità e concentrazione. Pretendere un ulteriore impegno sarebbe controproducente, penoso, crudele”, dice il professor Parodi.

I compiti pomeridiani a casa possono essere assegnati, ma i docenti hanno il dovere di verificare, preventivamente, che richiedano agli studenti un impegno giornaliero che rispetti una soglia ben precisa.

  • 10 minuti nelle classi prime della scuola primaria
  • 20 minuti nelle classi seconda e terza
  • 30 minuti nelle classi quarta e quinta
  • 40 minuti nelle classi prime della scuola secondaria di primo grado
  • 50 minuti nelle classi seconde– 60 minuti nelle classi terze

E sui compiti delle vacanze?

Le vacanze sono importanti per rilassarsi e recuperare. “Non possono essere assegnati compiti nel fine settimana e durante i periodi di vacanza o sospensione delle lezioni – scrive nel suo decalogo Maurizio Parodi -. Agli studenti deve essere permesso di ricrearsi”. Va garantito il “diritto al riposo e al gioco”.

E alle famiglie di ritrovarsi, senza l’assillo stressante dei compiti.

I compiti sono veramente necessari?

Battaglie pro o contro i compiti a casa e i compiti delle vacanze si fanno da sempre e sono una caratteristica italiana, perché in quasi tutti gli altri Paesi europei il carico di lavoro individuale assegnato agli studenti è minore. Lo ha stabilito stabilito l’Ocse già nel 2014, in una delle indagini comparative sui sistemi di istruzione nel mondo.

C’è anche da dire che i compiti sono “classisti” e ingiusti: chi ha genitori più istruiti o genitori più ricchi e disposti a pagare un sostegno, li fa meglio e più velocemente.

I compiti derivano da un modello di scuola del passato, che risale ai tempi in cui gli studenti non erano impiegati a tempo pieno.

Infine, lungi dall’insegnare l’autonomia, scaricano spesso sugli studenti inadempienze della programmazione scolastica.

I modelli di scuola più avanzati e con risultati migliori, come quelli del Nord Europa (Finlandia, Svezia, Paesi Bassi, Norvegia) prevedono lavoro individuale, ma sempre accompagnato da un tutor e, ovviamente, all’interno dell’orario scolastico.

E voi che ne pensate?

Iscriviti alla newsletter

X