E’ tempo di Slow Information: come navigare meno e meglio

E’ tempo di Slow Information. Ricordate i primi tempi del web, quelli in cui le connessioni erano lente, ogni accesso a Internet era introdotto da una sinfonia di bip e rantolii del modem? Quando si visitava un sito americano sembrava davvero di ritrovarsi dall’altra parte dell’oceano, a due passi dall’Empire State Building. Le immagini si caricavano lentamente, dall’alto verso il basso, in una specie di striptease digitale: la navigazione richiedeva una certa pianificazione, bloccava la linea telefonica fissa (l’unica che avessimo) e soprattutto si pagava a consumo. Ora è tutto diverso: si paga un fisso mensile e si naviga in qualunque momento (anzi a dirla tutta nemmeno sappiamo quando siamo online e quando offline). Si naviga per quanto tempo vogliamo, l’informazione è spesso già divisa in comodi pacchetti pronti al consumo e allineati in un feed (che non a caso in origine significa pasto) di pratici snack monoporzione a un tap di distanza dai nostri occhi, pronti a essere gustati e dimenticati.

E se nel frattempo vi è venuto un certo appetito, non è affatto un caso, perché in questi anni il mondo dell’informazione è stato travolto dagli stessi meccanismi che hanno già stravolto il mondo dell’alimentazione. Siamo passati dalla scarsità (di cibo e di informazione) alla sovrabbondanza (ventiquattr’ore su ventiquattro) e gli automatismi che hanno assicurato la sopravvivenza della specie umana per migliaia di anni (quando puoi, mangia e tieniti aggiornato fino a scoppiare!) non sono più utili anzi, sono diventati inneschi all’obesità, fisica e informativa.

E allora, così come magari ci pensiamo due volte prima di dare ai nostri figli la prima merendina che capita a tiro, impariamo e insegniamo a praticare un approccio più consapevole alla raccolta e al consumo di informazione, più attento alla qualità e meno alla quantità. Si chiama SIM, non c’entra nulla con i cellulari ma sta per Slow Information Movement e questi sono i nostri suggerimenti per iniziare ad approfondire la questione.

The Information Diet è un libro (ma anche un sito: www.informationdiet.com) che approfondisce il tema del consumo di informazione e fornisce spunti e strumenti per imparare a farlo nel modo giusto: come valutare l’attendibilità di un contenuto, cosa consumare in dosi infinitesimali (occhio agli zuccheri dell’informazione!) e cosa invece godersi senza troppi pensieri, come passare da un approccio pantagruelico a quello più salutare. Il tutto condito da un’analisi molto ben fatta dei rapporti tra potere, industria e informazione. E anche di quello che accade al nostro cervello quando è costretto ad archiviare troppe informazioni contemporaneamente.

Ci sono poi due siti seri e ben fatti che suggeriamo di aggiungere alla routine di navigazione: si tratta del Digital Resource Center (http://drc.centerfornewsliteracy.org) e del Digital Media & Learning Research Hub (http://dmlhub.net). Sono fonti praticamente inesauribili di studi, percorsi didattici, articoli e approfondimenti sul tema degli ecosistemi informativi, alla ricerca degli approcci più equi e partecipativi e in contrapposizione all’approccio passivo promosso dall’industria dei contenuti.

E infine perché non seguire un corso di Digital Media Literacy in compagnia delle maggiori scuole americane di giornalismo come la Walter Cronkite School in Arizona? Basta andare sul sito della edX (www.edx.org) e scorrere il catalogo alla ricerca della prossima sessione. Tutto gratuito e alla fine si può aggiungerlo al proprio curriculum su LinkedIn.

[Davide Gomba e Massimo Potì]

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