Pannolino bye bye: il delicato momento di toglierlo

Quando arriva l’ora di togliere il pannolino? Il momento giusto è dettato dai dalle caratteristiche del bambino e dall’ambiente in cui vive

Quando è il momento giusto per togliere il pannolino? All’inizio dell’estate, quando i vestiti sono leggeri ed è più facile cambiarsi da capo a piedi. Sì, ma ogni bimbo ha i suoi tempi e “spannolinare” è un processo che richiede pazienza e strategie da seguire. Ne parliamo con Raffaella Bera, educatrice di prima infanzia.

Il momento giusto per togliere il pannolino

Quando è il momento giusto per iniziare a togliere il pannolino? Al centro del cambiamento deve esserci il bambino più della volontà dei genitori di “passare alla fase successiva. “Il bambino o la bambina incominciano a dare i segnali – spiega l’educatrice – a ed è compito dei genitori stare in ascolto e prestare attenzione”.

Di norma, un bambino è pronto quando, osservando coetanei o adulti, inizia a capire cosa bisognerebbe fare quando scappa la pipì, oppure quando prova a contrarre la vescica piena. Normalmente questo processo comincia a 18 mesi e si conclude entro i 3 anni, ma non esiste un’età giusta.

“Come educatrice chiedo ai genitori di scegliere il momento adatto anche per loro, sottolineando però che non deve essere dettato da fattori esterni, come le vacanze o la fine della scuola. Il momento giusto è dettato dal bambino”.

Ci sono momenti che però sono proprio sbagliati. “Evitate di provare a togliere il pannolino se siete sotto stress, magari per il lavoro o per qualche altra ragione da adulti. Si tratta di una fase delicata e dobbiamo ricordare che i bimbi assorbono le nostre ansie. Inoltre consiglio di evitare la sovrapposizione con altri eventi che possono portare a regressioni, come l’abbandono del ciuccio, la nascita del fratellino, un trasloco o la separazione dei genitori”. 

No ai tempi imposti

Per raggiungere l’autonomia nel controllo dei propri bisogni è necessario attraversare un percorso evolutivo, fatto di tappe, che però non è uguale per tutti; per alcuni è più breve e per altri più lungo. 

“Imparare a svuotare la vescica e l’intestino non è semplice. A volte i genitori sono impazienti e vogliono imporre i tempi della vita familiare e lavorativa, ma le forzature non producono i risultati sperati.

Rispettare i tempi del bambino è il punto di partenza: anche al nido impostiamo una routine basata il più possibile sulle loro esigenze e così dovrebbe accadere a casa”. 

Per questo motivo, meglio “tapparsi le orecchie” quando nonni o conoscenti ci dicono che una volta i bambini venivano messi sul vasino per forza a 12 mesi.

Dagli anni ’60 l’approccio è cambiato ed è basato sul riconoscimento dei tempi più adatti a ogni piccino. 

Parola d’ordine: tempo e pazienza

Procedere in modo graduale e non preoccuparsi degli incidenti di percorso è l’unico segreto per attraversare questa fase delicata.

Come tutte le tappe di crescita non è una gara. 

“Tra le cose che sconsigliamo assolutamente c’è il rimprovero: sgridare il bambino crea ansia e abbassa l’autostima.

È importante, in caso di incidenti, rassicurare, dare fiducia e sostenere il proprio figlio dal punto di vista emotivo per affrontare e padroneggiare questo importante momento di crescita. Anche dire la frase comune ‘ormai sei grande’ è da evitare: lasciare il pannolino significa entrare in una nuova fase e non tutti i bambini hanno voglia di crescere. È del tutto normale.

Infine, davanti a un rifiuto o alla resistenza, meglio aspettare e riproporre il vasino dopo qualche giorno o settimana”.

Piccoli protagonisti

Anche nella fase di avvicinamento al vasino, è importante che il bambino sia protagonista attivo. Il genitore deve essere presente, ma il suo ruolo è quello di cogliere la disposizione del figlio senza imposizioni. 

Come sosteneva la pedagogista Emmi Pickler, l’accompagnamento in una fase di crescita significa “fare le cose con il bambino e non al bambino”. È una filosofia buona da applicare anche durante lo spannolinamento, perché aiuta a entrare nella giusta relazione con il corpo. 

“Il gioco simbolico aiuta tantissimo a sentirsi protagonisti – suggerisce Raffaella – i bambini che giocano a portare i propri pupazzi a fare pipì stanno imparando a padroneggiare la situazione”.

Parole, segnali e curiosità

Se non esistono trucchi universali, cosa facilita i bambini in questa fase di crescita? “Sicuramente lo sviluppo del linguaggio – sostiene Raffaella – i bambini che sanno parlare esplicitano i propri bisogni.

Ma non è l’unico modo: c’è anche chi non lo esprime attraverso gesti o altri segnali. La curiosità gioca un ruolo importante: sono stimolati se guardano altri bimbi che usano già il vasino.

Entra in gioco il desiderio di imitare i grandi e da soli iniziano a comprendere la differenza tra pulito e sporco o asciutto e bagnato. La fase successiva, un po’ più complicata, è imparare a interrompere il gioco per andare a fare pipì”.

Riduttore o vasino?

Spesso i bimbi hanno paura del wc: è grande, lo sciacquone fa rumore e ci si potrebbe cadere dentro. Inoltre una persona piccina lo trova meno comodo e fa fatica a rilassare la muscolatura perineale.

“Il vasino è la scelta migliore per iniziare – spiega Raffaella – perché è più comodo e a misura di bimbo.

Ci sono però bambini che chiedono di passare subito al riduttore perché non hanno paura. Sta al genitore capire la situazione e scegliere la soluzione più adeguata. Quando si passa al wc è sempre indicato l’utilizzo di uno sgabellino stabile, che favorisce l’autonomia e non lascia il bambino in equilibrio o in posizione scomoda”.

Per concludere, che sia vasino o riduttore, i tre consigli da seguire sono: no ansia e no stress, capire il momento opportuno e lasciare che il bambino sia protagonista del proprio cambiamento.

casino o riduttore

 

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