Valori e decisioni

Sono la mamma di una bambina di 10 anni. Siamo una famiglia unita e felice, ma nostra figlia da qualche tempo ha problemi con le compagne di classe e le spiego perché. Le sue amiche guardano in televisione alcune telenovele, tipo Flor o altre di cui nemmeno ricordo il nome, ma a noi non piace che nostra figlia le guardi. Le amichette vestono maglie e scarpe di determinate marche, mentre noi cerchiamo di evitare modelli di consumo vistoso. Le amichette hanno cellulari costosi che usano in maniera disinvolta, mentre da noi il cellulare c’è, ma si usa solo per le emergenze. In generale, ci sembra di offrire a nostra figlia un modello educativo solido e sobrio, di cui siamo fieri. Ma lei soffre a “non essere come le altre”. Non lo dice, ma nel profondo desidera quello che non le diamo. Ne stiamo facendo una esclusa? Una invidiosa? Non essere omologati produrrà in lei un più forte desiderio di omologazione? Cosa ci consiglia, come educatrice? Rispettare i desideri (anche inespressi) della ragazza o tenere salde le nostre posizioni?
Grazie e cordiali saluti.
Eleonora

Cara mamma, il desiderio di “essere come le altre” è sicuramente fisiologico nel percorso di crescita di una ragazza; nella pre-adolescenza e nell’adolescenza, appartenere a un gruppo è importante, fa sentire sicuri ed è una barriera protettiva contro eventuali critiche a cui a quell’età si è molto sensibili. Cosa fare se gruppo e genitori vanno in direzioni diverse? Prima di tutto bisogna distinguere i valori dalle decisioni che prendiamo per la sicurezza nostra e dei figli. I valori sono scelte su ciò che è opportuno, giusto, interessante e intelligente. Riguardano tanti aspetti della vita, tra cui cosa acquistare o cosa vedere in tv. I valori si scelgono quando si comprendono nel profondo e questo in genere accade non a dieci anni, ma molto più tardi. Qualcuno ci arriva verso i trenta o quaranta, qualcuno non ci arriva mai. Viceversa, non si crede in qualcosa perché qualcuno ci obbliga a farlo. Per trasmettere alla ragazza i valori di casa, la cosa migliore è spiegarli, magari raccontandole episodi in cui da bambini avete capito certe cose. Sicuramente lei apprenderà ancor di più osservandovi nella quotidianità. Se da grande sarà d’accordo con i vostri valori, vi seguirà. Obbligarla a fare o non fare certe cose, senza cercare l’accordo e senza che la ragazza ne comprenda il significato profondo, comporterà solo un adeguarsi del comportamento. Gli effetti collaterali saranno quelli che avete immaginato, per esempio l’invidia e la possibilità che aumenti il suo desiderio di omologazione. Qualcuno potrebbe far notare che l’abitudine crea il comportamento: all’inizio i bambini si lavano i denti perché obbligati, ma poi diventa un’abitudine fino a quando capiscono l’importanza dell’igiene. Questi passaggi non sono però altrettanto scontati per argomenti più complessi. Opinioni politiche, religiose o morali possono essere opposte a quelle dei genitori, proprio perché spinte dal desiderio di ribellione a idee inculcate ma non interiorizzate. Perciò se la bimba vuole vedere un programma un po’ stupidotto o superficiale, potete scegliere, valutando i pro e i contro, tra vietarglielo decisamente (sapendo che magari lei cercherà di vederlo a casa delle amiche) o lasciarglielo guardare rimanendo con lei e magari facendole notare che la storia è trattata in modo banale o che nella vita vera le cose non vanno così.
Diverso è il discorso rispetto agli oggetti costosi o a programmi evidentemente diseducativi, volgari o violenti. In questo caso è il genitore che decide per la sicurezza economica della famiglia o per quella psicologica del figlio e lo deve fare senza lasciarsi impietosire.

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