Il cibo e la crescita

Indispensabile per la sopravvivenza, il cibo è anche un importante strumento di comunicazione e di scambio sociale, promuove l’idea di condivisione, affetto, legame, relazione. Dove c’è cibo ci sono persone che interagiscono, pensieri e fantasie, relazioni che nascono o che si trasformano. Fin dai primi mesi di vita, nutrire il neonato è un pensiero costante nella mente della mamma. Nel piccolo appena nato il latte e l’amore ricevuti si fondono, combinandosi in un’esperienza intima capace di qualificare positivamente il tempo trascorso insieme. Il latte, attraverso lo sguardo premuroso della mamma, diventa veicolo di sensazioni, desideri, emozioni, fantasie, alimentando la mente del bebè, oltre che il suo corpo. Con l’avanzare dei mesi ci si prepara ad affrontare lo svezzamento, delicato momento di transizione in cui la mamma presenta al suo bambino, poco alla volta, il mondo dei cibi solidi. Integrare nuovi alimenti nella dieta significa esporlo a nuovi gusti e a nuove consistenze; sul piano mentale, tale passaggio ha a che fare con la possibilità di esplorare emozioni sconosciute.

Canale di comunicazione
Con la crescita si instaurano rapporti significativi con persone diverse dai familiari e la relazione con il cibo assume sempre più una valenza anche sociale. Le abitudini alimentari rappresentano un canale di comunicazione per veicolare stati d’animo ed emozioni che animano il mondo interno del bambino; riflettono il modo in cui sono vissute le relazioni, a volte equilibrato e sereno, a volte faticoso e problematico, e trasmettono messaggi che in certi casi sono carichi di significati e non sempre di immediata comprensione.

Il bambino può trasferire sul cibo la sua rabbia mangiando sregolatamente o maltrattando il cibo, può esprimere la sua tristezza o la sua frustrazione nutrendosi svogliatamente, assaggiando soltanto o rifiutando di alimentarsi. Abbuffarsi può sottintendere la richiesta di affetto, selezionare i cibi può indicare che la mente inizia a distinguersi, assumendo caratteristiche personali, oppure che è in difficoltà a entrare in contatto con determinate emozioni.

Il rapporto con il cibo cambia anche a seconda del contesto perché diverso è il controllo esercitato nella relazione con i genitori, i compagni o gli insegnanti. Il cibo può diventare uno strumento attraverso il quale comunicare la gioia di stare insieme o essere vissuto come un mezzo ricattatorio e manipolatorio che spiazza e preoccupa. Ecco perché occorre prestare molta attenzione alle abitudini alimentari del bambino e agli eventuali cambiamenti: sicuramente la presenza di adulti premurosi è importante per comprenderne le ragioni e per aiutare il piccolo a esprimere in modo più funzionale i propri bisogni, magari attraverso il linguaggio verbale.

Il cibo nell’adolescenza
Durante l’adolescenza il tema dell’alimentazione si colora di tinte forti perché gli adolescenti utilizzano spesso il cibo per parlare di sé, della loro voglia di conoscersi e stare insieme così come dei problemi e delle sofferenze che li affliggono. Il rapporto con la sfera alimentare può essere espressione di sentimenti di gioia o di malessere, di appagamento o di ostilità, mentre in altri momenti una grande quantità di cibo che riempie lo stomaco ha la funzione di placare illusoriamente i sentimenti di solitudine o annullare quelli di dipendenza. Spesso i ragazzi cambiano le proprie abitudini alimentari non perché cambiano i loro gusti ma per essere accettati dal gruppo di amici e aderire a un modello di comportamento comune. Come nel bambino, anche nell’adolescente la ‘fame del corpo’ può essere espressione di un ricorrente bisogno di relazioni autentiche, significative e continuative.

I ragazzi, impegnati nella ricerca della propria identità, possono sentirsi confusi e riversare nel cibo anche le proprie ansie e paure rispetto al corpo che sta cambiando. Ingrassare o dimagrire è un modo per nascondere le caratteristiche sessuali secondarie che sottolineano le differenze di genere. Anche in questo caso, la presenza di adulti capaci di ascoltare e consigliare è preziosa perché incoraggia scelte di vita responsabili in grado di favorire comportamenti alimentari appropriati. Il tipo di ambienti frequentati crea, a sua volta, nuove opportunità: la vita sportiva offre un contesto di sviluppo sano ed equilibrato perché favorisce un buon rapporto con il corpo e incoraggia un atteggiamento positivo nelle relazioni e nel rapporto con il cibo. Vivere bene il proprio corpo e le proprie relazioni è, d’altro canto, il riflesso di una competenza emotiva che si acquisisce durante la crescita e si rafforza nella vita adulta. Pertanto, è buona cosa monitorare i comportamenti alimentari dei bambini e dei ragazzi: rappresentano un vero e proprio ‘termometro’ in grado di segnalare il percorso di sviluppo della loro vita emotiva e relazionale, facilitando un utilizzo consapevole del cibo e valorizzandolo come strumento maturo di condivisione e confronto.

[Elga Vespoli]

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