Re-flirting

Trovarsi soli dopo una separazione. L’instabilità dei legami sembra il tratto caratteristico dell’età che va dai quaranta ai cinquant’anni, quando i figli sono cresciuti e i genitori “escono dal nido”. Ritrovarsi soli, dopo anni e anni di vita passata a far progetti insieme e a pianificare l’esistenza, è un evento traumatico, si ha la sensazione di stare in mezzo a un tornado che spazza via tutto quello che trova sul suo cammino, lasciando il posto a un insensato caos. Nessuna certezza: casa, figli, abitudini, modi di vivere, routine, economie, automobili, progetti, l’idea stessa della famiglia si disperdono lasciando dentro e fuori solo solitudine e tristezza. Ci hanno insegnato che la promessa è “per sempre” ed è questo a rendere dolorosa e traumatica la separazione, non solo per chi la subisce ma anche per chi decide di scrivere la parola fine. La rottura è però anche un momento di rinascita, un profon- do cambiamento che può essere gestito e dal quale si può uscire più forti, consapevoli e sicuri.

Conoscere le fasi
“La separazione deve essere elaborata in tutte le fasi – spiega Monica Zentellini, psicologa, psicoterapeuta e collaboratrice di Meetic, il più famoso sito di incontri online -. La separazione è una perdita, un lutto e come tale si presenta in un continuum di diverse fasi: un primo momento di incredulità, la fase della negazione, una seconda fase di rabbia nei confronti del partner, poi una forte tristezza con annesso ritiro emotivo. Solo dopo aver attraversato queste fasi si ha la risoluzione della perdita. Accet- tando le tappe fisiologiche, si riesce a elaborare il proprio rancore e i propri vissuti, anche quelli relativi alla vita antecedente al matrimonio: è questo il momento in cui si è pronti a intraprendere una nuova relazione in maniera sana e non compensatoria. Chi si butta alla ricerca di un partner per compensare il vuoto, rischia di inciampare in nuovi esiti negativi”. Quali sono i tempi necessari a lasciarsi alle spalle una importante storia d’amore? “Ognuno ha i suoi tempi e senz’altro non sono rapidi, a meno che non ci sia stata una elaborazione a priori, magari nel momento di crisi, se la coppia ha deciso di affidarsi a un esperto per affrontare la separazione nella maniera più idonea. In linea di massima sono necessari un anno, un anno e mezzo prima di sen- tirsi pronti a rimettersi in gioco ed eventualmente creare una nuova coppia”.

Ricominciare
Rimettersi in gioco è sano? Ci sono i figli da gestire, aumentano le preoccupazioni e spesso il carico di lavoro, così la fine di un rapporto può lasciare la voglia di dire “mai più”. “Non bisogna fermarsi alla fase della negazione: chi si arrocca in questa posizione entra in un meccanismo di difesa. Bene concedersi un flirt, che non è necessariamente un rapporto di coppia – continua Monica Zentellini -. non bisogna sforzarsi, ma assecondare il proprio mood emotivo. attenzione quando il dolore e la sensazione di lutto si protraggono troppo a lungo: si rischia di entrare in uno stato depressivo maggiore da cui è difficile uscire. Il consiglio è di concedersi delle avventure, delle conoscenze anche temporanee, esplorative. Magari si esce da una situazione di coppia con anni di matrimonio alle spalle e ci si sente come ‘alla prima esperienza’. Senza negare il proprio vissuto, si può cominciare a controbilanciare concedendosi pause piacevoli e una sana condivisione”.

Maschile, femminile
Uomini e donne affrontano il vissuto di abbandono in modo simile? “Sì, anche se, in linea generale, le donne sono più accurate nella fase di ricostruzione del sé, mentre gli uomini si lasciano andare a un atteggiamento consolatorio che li allontana dalla sof- ferenza. Le donne vivono la separazione in maniera molto negativa ma più veloce rispetto agli uomini”. Quali sono i consigli per chi si è appena separato? “Apportare piccoli cambiamenti nel quotidiano, a livello pratico, cercare di abituarsi a fare cose nuove, staccarsi dalla routine che prima garantiva lo stato di sicurezza. Cercare cose piacevoli, anche minime, per viversi in modo diverso, orientarsi verso il piacere prendendosi cura del corpo, non solo come simbolo di bellezza, ma come strumento capace di veicolare piacere. Massaggi, sport, beauty farm, hammam, spa, tecniche per far lavorare corpo e psiche insieme: tutto va bene. ricordare che la depressione può manifestarsi con molti sintomi come il mal di testa o l’indolenza. Bene l’idea di un viaggio, magari in compagnia dei bambini o degli amici. Le donne trovano sostegno nella comunità, nello stare insieme. Nel periodo in cui le ferite si rimarginano, bisogna essere i garanti del proprio benessere. Ricordarsi che è un momento di crescita: le persone che si sono sposate molto giovani tendono a vivere la propria identità all’interno della coppia: una separazione è un momento di riscoperta, un grande dolore ma anche una grande risorsa. essere single significa essere franchi, fare i conti con se stessi, con la capacità di essere autonomi e indipendenti anche da un punto di vista emotivo”.

Genitore single
In una separazione e nella nascita di nuovi rapporti la gestione dei figli è la parte più delicata. “Si deve spesso arrivare a compromessi che a volte possono essere molto frustranti, sopportabili solo se si pensa che lo si fa per il benessere del proprio bambino. Il bambino deve comunque mantenere dentro di sé un’immagine positiva di entrambi i genitori, perché nello sviluppo necessita di sicurezza e integrità. Se ci sono discrepanze o elementi non risolti che minano l’immagine dell’altro genitore, non va bene. Quando si incontra un nuovo partner, non bisogna assolutamente correre. È importante saper mettere limiti e confini, non fondersi subito nella relazione. I figli non andrebbero introdotti subito al partner e, se si crea una coppia nuova, la nuova figura deve assumere il ruolo di “terzo genitore”, perché è importante che il bambino sappia di avere una mamma e un papà, a cui si aggiungono un compagno o una compagna di mamma e papà. Fingersi un nuovo genitore può creare attriti, tanto più critici quanto più ci si avvicina alla adolescenza”. Da evitare anche comparse e scomparse, cioè partner che arrivano e non tornano più. “Non è consigliabile, perché il bambino ha bisogno di costanza e soffre l’insicurezza”.

Verso le seconde nozze
Quando si forma una nuova coppia tra adulti, a differenza di quel che accade ai più giovani, il matrimonio sembra essere preferito alla convivenza. I dati sulle seconde nozze emergono un po’ a sorpresa: è un fenomeno recente e in aumento. Le ragioni? “Chi forma una nuova coppia cerca stabilità e basa la propria scelta su una maggiore sicurezza. Dopo anni di rodaggio nella coppia precedente, dopo aver affrontato e risolto una separazione, ci si sente più maturi e consapevoli, si ha meno paura di sbagliare, ci si sente più sereni e si ha voglia di dare nuova stabilità alla vita”.

Lei: Stella, 38 anni
Rimettersi in gioco dopo una separazione? Dipende da come avviene, se è una scelta condivisa o no, se è qualcosa che si decide o si subisce. Io dico di “aver subito una scelta condivisa”: sapevamo entrambi che era finita, ma con la tenacia tipica delle donne sarei rimasta ad aspettare e sperare in un’altra soluzione. Oggi posso dire: meno male che è successo. L’ostacolo più difficile da superare è stato convincersi che la vita poteva ricominciare, che la vita va vissuta perché ci riserva sempre qualcosa. Una volta preso coscienza di questo, rimettersi in pista non è stato difficile. Noi donne pensiamo che la prima cosa da fare sia “tornare a essere bel- le”, cioè rimettersi in forma, curare l’apparenza, essere più magre, avere un taglio nuovo di capelli, cambiare guardaroba. Sono tutti stratagemmi che possono aiutare, ma quel che serve davvero è ricostruirsi psicologicamente. Non trovare qualcuno che ti guardi, ma essere capaci di guardare qualcuno.
Serve poi un pizzico di fortuna: bisogna incontrare una persona che abbia voglia di caricarsi il bagaglio della storia precedente, perché il fallimento di una coppia si ripercuote spesso (e a lungo) sul nuovo partner, che finisce comunque per pagare gli errori del primo. Nella ricerca del nuovo compagno non ho mai avuto regole, tranne una: non snaturalizzarmi per piacere. Ho mantenuto fede a un unico principio: sono quel che sono e dunque chi vuole stare con me è giusto che lo faccia conoscendo i miei pregi e i miei difetti. Questo non vuol dire che non abbia fatto qualche passo per avvicinarmi alle esigenze del nuovo compagno, ma non mi sono sforzata di cambiare come era successo nel primo matrimonio. Poi la fortuna è venuta incontro: ho trovato una persona capace di darmi quel che mancava nel vecchio rapporto, di colmare le assenze che c’erano ma di cui sono diventata consapevole solo dopo la separazione. Una persona capace di accogliere non solo me, ma anche mio figlio, serenamente, non come un padre, perché il padre c’è, ma come una nuova figura maschile importante. Fondamentale, perché si ricostruisse una nuova coppia, è stata l’accettazione da parte di tutti quelli che mi stanno vicino, cioè mio figlio, la mia famiglia, gli amici. Adesso sono convinta che potrò allargare la famiglia, e mi fa sorridere pensare a quanto mi spaventasse, in tempi passati, anche solo il termine “famiglia allargata”. Ma è quello che succederà, mi sento pronta.

Lui: Roy, 48 anni
Maledizione alle statistiche e a quando ho accettato quell’incarico sull’analisi dei clienti. Spulciando tra le tabelle demografiche li avevo visti e letti: il numero delle separazioni e dei divorzi, l’età media, l’affido dei figli, l’entità dell’assegno al coniuge. Ma tanto a me non poteva capitare. Ripensandoci, più che statistiche erano un oroscopo: in poco più di un anno mi sono materializzato nel soggetto medio: maschio, tra i 45 e i 50, separazione consensuale, affido condiviso dei figli, casa all’ex moglie; ero proprio sul vertice della gaussiana e non, come sempre, tra i soggetti marginali. Com’era prevedibile, non mi stavo divertendo per niente. Dalla tabella bisognava uscire e, con il doppio degli anni, dovevo rifare alcune scelte fondamentali (e no) della vita quotidiana e di relazione. La prima è stata ovviamente: che moto compro? Una naked o un enduro? Ok, forse non è un buon esempio di “scelta di vita”, ma moto a parte, scosso dagli avvenimenti, sia negli affetti che nel portafoglio, nell’arco di poche settimane dovevo decidere cosa fare di me stesso: figli, tempo libero, amici. Ogni caposaldo si stava modificando, i punti cardinali erano completamente ruotati. Inutile resistere. Soprattutto, per quanto riluttante, dovevo tener fede al mio ruolo biologico di maschio: trovare una donna. Una rapida occhiata allo specchio: l’immagine riflessa diceva che, sì, gli anni erano passati ma non ero da buttar via e un’amica pietosa avrebbe messo il naso nel guardaroba per rendermi più interessante. Le possibili prede non sembravano in procinto di cadere ai miei piedi: troppi gli anni trascorsi dall’ultimo corteggiamento. Era meglio trovare un ambiente protetto per riprendere confidenza. Il luogo di lavoro? Le inibizioni e la necessità di conservare un aplomb immacolato mi frenavano. Le vecchie amiche, le donne che mi sono piaciute nel corso della vita? Riflettevano senza alcuna pietà, in modo talvolta brutale, i segni che il tempo aveva lasciato a entrambi sul viso.
Alla fine ho ceduto, perché rinunciare alla tecnologia? Internet era quello che faceva per me, poteva rappresentare nel contempo la palestra di re-flirting e il territorio di caccia. Una rapida occhiata ai siti di incontri, la scelta del più popolato, l’iscrizione, la spasmodica ricerca della foto più affascinante da pubblicare e, infine, la costruzione di una descrizione accattivante. Poi l’emozione dell’approccio, la paura del rifiuto, il batticuore del primo appuntamento. Nulla era cambiato negli ultimi trent’anni. Bisognava trovare uno stile o, meglio, assemblarlo. Le mie tre regole? Mai parlare dell’ex coniuge, mai provarci al primo appuntamento, aprire sempre la portiera dell’auto. Sì, lo so, come regole non sono granché, ma è meglio essere versatili, pronti a modificare tattiche e strategie. Avrei scoperto che allenarmi, imparare di nuovo a corteggiare era quanto mai necessario: ogni esperienza aggiungeva un patrimonio di sensibilità e di compassione da utilizzare nella vita quotidiana, non solo nella ricerca di una nuova compagna. Ed è andata a buon fine.

FOLLOW US ON
Giovani Genitori

è la rivista dedicata alle famiglie eco e slow. Informazione fresca e il giusto sorriso per riportare notizie ed eventi utili, dedicati a entrambi i genitori e ai bambini dai primi anni di vita fino all'adolescenza.

Espressione Srl - P.iva 09319220019

Iscriviti alla newsletter

X