Adolescenti in casa: manuale di istruzioni

I figli crescono e si avvicina un momento spiazzante anche per i genitori più preparati. Diventare adolescenti significa attraversare una fase senza istruzioni. Come uscirne? 

C’è un vecchio detto che dice: “figli piccoli, problemi piccoli; figli grandi, problemi grandi”. Si diventa genitori e improvvisamente la vita diventa una convivenza forzata con paure e preoccupazioni che neanche si conoscevano, nella vita precedente. “Poi crescono”, ci diciamo nel tentativo di tranquillizzarci quando siamo lì a vegliarli nel sonno.

Invece, man mano che gli anni passano, si avvicina una fase in grado di terrorizzare anche i genitori più preparati: l’adolescenza. Non esiste un manuale di istruzioni. Figli in preda a crisi ormonali, ostaggio di un naturale desiderio di ribellione, alla continua ricerca del conflitto con l’autorità, che in quel momento è rappresentata dai genitori. I primi amori, i brufoli, il desiderio di emanciparsi in quanto “grandi”. Inutile mentire: è un periodo che mette alla prova, che trasforma il nido familiare in una bomba a orologeria pronta a esplodere. Ma c’è un modo di uscire tutti quanti vivi dalla deflagrazione dell’adolescenza e magari di imparare qualcosa di costruttivo: abbiamo chiesto come a Jessyka Robiolio Bose, psicologa specializzata in infanzia e adolescenza. 

Adolescenti, ovvero cambiamenti

Quand’è che si entra esattamente nell’adolescenza? 

“Indicativamente l’arco di tempo che interessa l’adolescenza va dagli 11-12 anni fino ai 20-21. Il ragazzo sente che sta crescendo, e qualcosa sta cambiando.

Nel suo corpo, nella sua mente, nei suoi interessi, che sono sempre più protesi al di fuori della famiglia. Gli adulti, in particolare i genitori, in questa fase ricoprono un ruolo centrale: a loro il compito non facile di trattare diversamente i figli, affidando loro maggiori responsabilità e  concedendo indipendenza.

Durante l’adolescenza si verificano tutta una serie di cambiamenti fisici e ormonali che modificano il corpo, le capacità relazionali, il modo di percepire ed esprimere emozioni e sentimenti. È un momento di rottura con il passato: l’adolescente deve prendere le distanze dal bambino che è stato e nello stesso tempo guardare al futuro, all’adulto che sarà. È un po’ come un ponte, che da un lato poggia su un passato che si stenta a riconoscere come proprio, dall’altro su un futuro di cui ancora non si intravedono le possibilità. Tutto ciò può generare forti paure (di giudizio, di delusione, di esclusione), sostenute anche dalla fragilità e dall’insicurezza che derivano dalla nuova immagine di sé”.

Conflitti d’identità

In questa fase i conflitti sono inevitabili? 

“A differenza del bambino, che si limita a seguire la strada indicata dai propri genitori, l’adolescente si pone delle domande sulla propria identità e pretende delle risposte. È proprio da qui che scaturisce il conflitto: dal bisogno di definire la propria identità, come unica e separata dai genitori. È dunque inevitabile, perché necessario e funzionale al processo di crescita. Importante è che il genitore non lo ostacoli, ma che lo sostenga, attraverso un atteggiamento non giudicante, pronto all’ascolto. Senza sentirsi minacciato e senza il timore di venire rifiutato”. 

Quindi il conflitto può anche essere costruttivo? 

“Sì, perché i ragazzi hanno bisogno di entrare in contrasto con i propri genitori per rispondere ai compiti evolutivi di questa fase della vita.

Tra questi c’è proprio il raggiungimento di un certo grado di indipendenza dagli adulti di riferimento, che comporta anche il rinunciare ai vissuti di protezione e accudimento che il genitore prima garantiva.

Il consiglio è quello di non rifugiarsi nelle modalità educative che sembravano funzionare prima, ma essere disponibili a imparare e mettersi in gioco insieme a un figlio che cresce”.

Scendere a compromessi, insomma…

“È importante cercare di ascoltare il proprio figlio e cogliere ciò che sta comunicando.

Gli adolescenti hanno sempre bisogno di una spiegazione ragionevole che sostenga la decisione presa: ciò che rende educativo un “no” è far capire al ragazzo che si ha compreso la sua richiesta, che si regge il confronto e che per il suo bene si è scelto in questo modo”.

Come affrontare il distacco

Come si affrontano silenzi e sbalzi d’umore?

“Non c’è un modo giusto di affrontarli. Quello che però può essere utile è comprendere cosa spinge i ragazzi ad assumere questi atteggiamenti.

L’adolescenza, caratterizzata da eccessi e da un’apparente onnipotenza, è anche fonte di confusione e fragilità. I ragazzi vivono dei cambiamenti che loro per primi non riescono a comprendere e a controllare.

È naturale per i genitori andare in crisi di fronte a questi atteggiamenti.

Bisogna avere a mente che l’intento non è quello di distruggerci o farci male, ma di cominciare a mettere tra noi e loro una distanza grazie alla quale potranno diventare soggetti unici e separati da noi”.

Il distacco va accettato passivamente? 

“Il compito di un genitore, in questa fase, è quello di provare a preparare le condizioni minime per consentire ai propri figli di realizzare un progetto futuro. In questo senso è importante restare in ascolto del ragazzo che abbiamo di fronte, cercando di capire come si sente, cosa prova, in cosa crede, cosa gli fa paura, cosa vorrebbe, è importante  dimostrare interesse e curiosità per quello che ama e lo coinvolge.

Il consiglio è quello di accompagnarlo, rimanendo saldi e accanto a lui, non davanti, con la presunzione di sapere, e non dietro, lasciandolo in balia degli eventi senza limiti”.

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