Amicizia alla scuola materna: tra saluti nostalgici e nuovi legami

L’amicizia, il secondo e il terzo anno alla scuola materna, non è affare da poco. Succede qualcosa che non si ripete più nel percorso scolastico: si salutano amiche e amici e si rimanere dove si è

L’amicizia, alla scuola materna, è uno di quegli ingredienti che se c’è, contribuisce a rendere gli anni d’asilo un’esperienza tutta da assaporare. Per chi arriva il primo anno, è un grande cambiamento, tra pianti e nuove emozioni. Grandi cambiamenti anche per chi se ne va. La scuola elementare è una grande tappa. E’ la Scuola, finalmente.

Ma per chi rimane all’asilo e inizia il secondo e il terzo anno, succede qualcosa che poi non capiterà più crescendo, almeno per quanto riguarda il percorso scolastico.  Salutare gli amici più grandi, e stare senza di loro l’anno successivopuò essere un grande cambiamento, tra i tanti, mascherato da un apparente tutto come prima.

Tutto uguale ma diverso

I primi giorni di rientro alla scuola materna sono un bel mix di emozioni. “In realtà c’è molto entusiasmo– racconta maestra Ale- si ritrovano amici, maestre e un luogo ormai conosciuto e caro. I bambini sono spesso curiosi di conoscere e accogliere i più piccoli, al loro primo anno. E proprio in questo passaggio, quando gli spazi dei compagni ormai andati alle elementari vengono affidati ad altri, affiora di più il ricordo: qui c’era l’armadietto di Ilaria, l’asciugamano di Leonardo, il tovagliolo di Cecilia. Altro passaggio che stimola il ricordo, a volte nostalgico, è il racconto delle vacanze e di cosa avvenute a scuola prima della fine dell’anno”. “Capita spesso poi- aggiunge la mastra Giulia – se la scuola elementare è vicina, che i primi giorni di scuola i bambini chiedano ai genitori di passare a salutare le maestre e i compagni dell’asilo, per raccontare, salutare, abbracciare. E altre innumerevoli ragioni, ognuna importante. In quei momenti è più difficile, in particolare per quei bambini e quelle bambine che avevano stretto legami più profondi, lasciar andare. Vorrebbero, esattamente come vorremmo tutti, che le cose belle, continuassero, invariate, nella vita di tutti i giorni”. 

Amicizia, con la A maiuscola

L’intesa e l’armonia che si instaura tra bambini, anche molto piccoli, è fatta di equilibri magici, liberi da molti condizionamenti, come l’età per esempio. Così spesso succede, in particolare nelle scuole materne con classi miste dove i bambini di tre, quattro cinque anni seguono lo stesso percorso con gli stessi insegnanti, che bimbi più piccoli stringano amicizie, tutt’altro che superficiali, con chi è più grande di loro, e viceversa, con chi ha un anno o due in meno. Un tempo si diceva Amico, con la A maiuscola. O migliore amica. Amico del cuore. Per gli adulti come per i bambini, al di là di come vogliamo esprimere il concetto, lasciare andare qualcuno con cui si è instaurata un’amicizia profonda, non è facile. Come possiamo aiutare i più piccoli a superare questi primi cambiamenti?

L’amicizia si rinnova

Non è uguale se una persona c’è o non c’è e non possiamo fare finta che lo sia. “Può essere d’aiuto invece – continua la maestra Ale- non negare o ridicolizzare i sentimenti di tristezza,  e trovare delle parole che facciano bene, come per esempio sono certa che anche noi gli manchiamo, ora Chiara sta facendo nuove cose e anche tu le farai, qui, insieme a noi. La grande risorsa sono i nuovi arrivi, i bambini e le bambine di tre anni. Rendono tutto molto più intrigante per i vecchi. Infatti i più piccoli, solitamente, vengono aiutati dai più grandi e questo consente loro di sperimentare un nuovo ruolo, quello di tutor. Nelle nostra scuola i bambini di cinque anni aiutano le maestre nel momento della nanna, a fare le coccole ai treenni. Questo compito è molto ambito dai bambini e dalle bambine. Li fa sentire importanti e lo svolgono con particolare cura”. 

Immaginare con ottimismo

L’amicizia non è importante solo alla scuola materna- suggerisce maestra Giulia-  ma qui si fanno le prime esperienze che sappiamo essere preziose. Possiamo, a scuola come a casa, essere di grande aiuto, raccontando che è capitato anche a noi, di sentire la mancanza di qualcuno. Da bambini, ma anche da adulti. 

 Una modalità molto efficace è offrire ai più piccoli soluzioni alla portata, proprio attraverso le parole che scegliamo di usare, per raccontare e raccontarci.  Con le parole possiamo, infatti, trovare soluzioni alternative,  instillare ottimismo e speranza, in un domani in cui le cose andranno meglio, anche per quel che riguarda l’amicizia.  E proprio quell’immaginare e dire insieme, potrà indicare possibili soluzioni, un po’ più vicine, un po’ più reali. Il linguaggio fa proprio questo. Rende accessibile l’esperienza interiore di ognuno di noi agli altri. Così possiamo conoscere meglio vissuti, pensieri, sentimenti anche dei più piccoli e condividere con loro i nostri, in un lavoro che alcuni autori definiscono ri-produzioni di mondi.  Ascoltare le parole dei più piccoli ci dà accesso a una parte del loro mondo. E possiamo fare lo stesso anche noi adulti. Austin, filosofo e linguista inglese affermava che nel linguaggio ogni “dire” è anche un “fare”. Con le parole dunque facciamo cose, come descrivere mondi o crearne di nuovi, che prima non c’erano.

Cosa possiamo fare con le parole per aiutare a superare la nostalgia?

Costruire insieme un mondo in cui sentire la mancanza di qualcuno può essere, oltre che triste nell’immediato, una gran fortuna, perché significa aver incontrato nella nostra vita qualcuno di speciale. Che possiamo coltivare e mantenere le amicizie al di là dell’opportunità di incontrarsi a scuola tutti i giorni. Che le cose belle capitano anche più volte e che le difficoltà che si incontrano subito, come la tristezza per la separazione e la costruzione di nuove amicizie, sono reali e comprensibili, ma che sono fonte di ricordi meravigliosi e buone basi su cui costruire nuove amicizie, tutte da “scartare” come si fa con i regali.

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