Annibale: ovvero, tutte le strade che portano a Roma sono sbarrate?

09Le fortificazioni e gli eserciti crollavano prima dell’arrivo di Gengis Khan, il conquistatore mongolo, perché tutti ne avevano paura

Dopo anni di lavoro negli uffici di una corporation anglosassone, ho scelto uno stile di vita flessibile ma precario, che in qualche modo mi ha penalizzato durante l’epidemia. Posso però ritenermi soddisfatto, mi sta portando un bene superiore. 

Raramente mi è capitato di godere di mio figlio – e lui di me – come nel periodo in cui la scuola è stata chiusa. Non vedo l’ora che l’incubo finisca, ma non riesco a non essere felice: quando potrò stare nuovamente con lui in questo stato di grazia? 

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Ammetto, sono eccessivamente ottimista. Lo sono sempre stato. Uno di quelli che non gli basta vedere il bicchiere mezzo pieno: lo vedo pieno di Dom Perignon. Non riesco a essere altrimenti. 

Mio padre, invece, è “altrimenti”, cioè il mio opposto. Bianco contro nero, terra contro nuvole. Per me le costellazioni sono la sostanza dei sogni, per lui sono solo un insieme di diagrammi che indicano l’Orsa Maggiore e il nord geografico. C’è una cosa però in cui ci assomigliamo: l’immunità al panico. 

Nella capacità di resistere al panico mia madre non è da meno, forse perché anche lei è un ingegnere o semplicemente per la sua indole.

Ho vissuto con lei, mentre papà era in trasferta di lavoro, nel mezzo di un terremoto di magnitudo 5.8. Mentre scappavamo da casa, mi ricordo mia madre che ci insegnava, lei da sola con un neonato in braccio e tre bambini, cosa fare nel caso crollasse il tetto. A chi appoggiarci se le fosse successo qualcosa. 

Lo spiegava con una fermezza soave e una grande serenità, al punto che mi sono rimasti ricordi lieti di quell’emergenza. Il giorno del terremoto mangiavamo spaghetti numero 5 e ancora oggi scherziamo su quel tipo di pasta, chiamandola giocosamente  pasterremoto”. 

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Dai miei genitori ingegneri pessimisti ho appreso a prepararmi al peggio, a prendere tutte le precauzioni e difendermi dal panico.

Le fortificazioni e gli eserciti crollavano prima dell’arrivo di Gengis Khan, il conquistatore mongolo, perché tutti ne avevano paura. Il panico precedeva Annibale o l’esercito imperiale Romano. Le scienze sanno spiegare, oggi, che la paura abbassa le difese immunitarie.

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A proposito di panico. Pandemia deriva da Pan, una divinità minore greca che vive nei boschi e diffonde terrore e paura negli umani. Da qui deriva anche la parola panico, appunto. 

Guardo al mondo con gli occhi di mio padre, razionali e scientifici, senza dogmi e superstizioni. Il suo pessimismo mi prepara al peggio.

Ma in me prevale la componente ottimista: riesco ad affrontare il peggio con coraggio e fiducia. 

Mio figlio non ha la pazienza di ascoltare mentre leggo i miei articoli, proprio come io odiavo i sermoni morali di mio padre.

Ma se mi succede qualcosa durante questa pandemia, qualcuno può farmi il favore di leggerglieli ad alta voce?

Ditegli: “Vivi da pessimista, come tuo nonno. E muori da ottimista, come tuo padre”.

 

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