Non è mai troppo tardi per insegnare le buone maniere

La mia ex compagna di scuola, Daniela, madre di tre figli, è sempre stata un modello di decoro. Sarà perché ha un po’ di sangue tedesco, sarà perché conosce l’importanza di comportarsi bene in ogni occasione. Poche domeniche fa ero seduta a tavola vicino a lei a un pranzo un po’ formale. Per la prima volta ho visto il comportamento dei miei bambini senza il soffice velo dell’amore materno.

Il piccolo, sette anni, per tutta la durata del pranzo non è stato fermo un attimo. Sbocconcellando qualche boccone, metà in piedi e metà malamente appoggiato alla sedia, si è aggirato tra i tavoli mentre io lo giustificavo sorridente dicendo che “proprio non riesce a stare seduto”.

La grande – nove anni – ha messo il broncio perché le erano stati portati agnolotti al sugo invece che in bianco. È bastato il mio intervento per farla tornare a posto: ho chiesto al cameriere di affrettarsi a portare una cotoletta con le patatine, senza riguardo per gli altri commensali che non avevano finito di mangiare.

Attraverso lo sguardo lucido di Daniela mi sono resa conto che era giunto il momento di impartire ai bambini qualche lezione di buone maniere. Avevo certo aspettato troppo. Considerandoli eternamente piccoli, ancora in tempo per crescere e formarsi, avevo lasciato scivolare gli anni e trasformato due paffuti angioletti in ragazzini viziati e maleducati. Era tempo di riportare la situazione sul binario giusto.

Rispetto, prima di tutto

Ho chiamato un’amica psicologa e ho discusso a lungo con lei sui vantaggi della buona educazione. Le mie resistenze a far seguire regole così noiose come stare fermi quando qualcuno parla o stare seduti composti, sono scomparse di fronte alla considerazione che la capacità di comportarsi correttamente in pubblico è indispensabile per una buona socializzazione. Chi non ha interiorizzato i principi fondamentali del buon vivere, inevitabilmente viene emarginato.

Già dai 18 mesi, i bambini sono in grado di afferrare il concetto che esistono alcune convenzioni sociali da seguire. Da quel momento, ogni occasione è buona per insegnare loro a essere gentili ed educati.

Alla base, c’è molto di più che un antiquato modello sociale. Si tratta di istruirli a considerare i sentimenti e le aspettative delle altre persone.

In fin dei conti, le buone maniere sono prima di tutto un modo di essere premurosi e rispettosi verso gli altri.

Ecco alcuni indispensabili comportamenti su cui lavorare.

Buongiorno e arrivederci

Molto prima di parlare, i bambini imparano a fare “ciao ciao” con la manina. È il primo passo verso la capacità di riconoscere e salutare la persone. Crescendo questa abitudine si perde. La tendenza a dare del tu a tutti, a partire dalla maestra, fa sì che a otto – nove anni alcuni bambini non sappiano neppure usare le normali formule di cortesia. Salutare è una piccola oasi di gentilezza che dobbiamo preservare intatta. Un modo per far pratica è stabilire una semplice regola: quando ci si sveglia si dice buongiorno a tutti.

Seduti a tavola

A casa, invece di lasciare che i bambini corrano da una stanza all’altra con la merenda in mano, cogliamo l’opportunità di insegnare loro a stare seduti mentre mangiano, anche se stanno facendo solo uno snack.

L’insofferenza a stare fermi è naturale e non deve preoccuparci: fare cose noiose è contrario alla natura di qualsiasi bambino ed è giusto che i piccoli cerchino di sfuggire. Esattamente come è giusto che i genitori insistano per insegnare la capacità di resistere. Non si tratta di passare ore immobili: dieci, quindici minuti sono sufficienti e adeguati a tutte le età. Se si desidera alzarsi, lo si può fare dopo aver chiesto il permesso. Da parte nostra, favoriamo la socializzazione cercando di coinvolgerli nelle chiacchiere: niente litigi, limitare al massimo i discorsi noiosi, sforziamoci di arricchire la conversazione con fatti e notizie che possano interessare anche loro.

La parola magica

Fino a due anni, i bambini non capiscono il vero significato delle parole “per favore” e “grazie”, ma incoraggiamoli a usarle comunque. Possiamo stabilire dei gesti che aiutino a ricordare loro quando è il momento di parlare. Mano sul cuore significa: grazie. Mani giunte in preghiera: per favore. Così non dobbiamo entrare “a gamba tesa” nella relazione tra i bambini e l’altro: basta un piccolo gesto.

 

Aspetta prima di entrare

I bambini sperimentano la maggior parte degli errori di etichetta a casa di amici e conoscenti. Muoversi in un ambiente sconosciuto mette seriamente alla prova le loro abilità sociali. Già al momento di suonare il campanello, è facile che il loro ditino si trasformi in uno squillo petulante ed eccessivo. Al momento di uscire, se ne vanno senza salutare e senza ringraziare per l’ospitalità.

Le abilità sociali da apprendere sono due. La prima è attendere davanti alla porta prima di entrare. Quando un adulto o un amico apre la porta, prima si saluta, poi ci si fa avanti. Teniamo gentilmente – ma fermamente – una mano sulla loro spalla per segnalare il momento giusto in cui muoversi.

E, ovviamente, prima di andare via si saluta la mamma o il papà dell’amichetto.

A ciascuno il suo titolo

Rivolgersi agli adulti nel modo giusto (signore, signora, dottore, dottoressa) è il primo passo per imparare a riconoscere i ruoli. Dai quattro – cinque anni si può chiedere ai bambini di salutare e rispondere chiamando le persone nel modo giusto. Possiamo forzare un pochino la mano, utilizzando ad alta voce i titoli corretti. “Anna, ti ricordi della signora Rossi? Vuoi dirle buongiorno, per favore?”. Meglio però non abusare, risulteremmo stucchevoli.

L’ospite perfetto

E’ facile che i nostri bimbi si sentano a loro agio a casa degli amichetti. Quando entrano corrono in camera a giocare senza nemmeno sognarsi di chiedere il permesso. Fermiamoli. Insegnamo anche a non toccare nulla che non sia loro consentito. Che sia prendere un giocattolo o spostare un soprammobile, un bambino deve essere rispettoso della casa e consapevole di ciò che lo circonda.

Non mangiare senza permesso

Ai bambini piace esplorare le dispense e aprire i frigoriferi alla scoperta delle delizie nascoste, ma chiariamo in maniera inequivocabile che a casa degli altri non si deve fare. Sarebbe anche meglio insegnare a non chiedere la merenda o altro che non sia un semplice bicchiere d’acqua. Se sul tavolo ci sono cose da mangiare o da bere, non vanno toccate a meno di non essere invitati a farlo.

Offrire aiuto

I piccoli volontari che aiutano a preparare la merenda o apparecchiano la tavola sono sempre apprezzati. Incoraggiamoli a essere consapevoli che il loro aiuto è prezioso. A casa coinvolgiamoli il più possibile nei lavori domestici. Facciamolo in egual misura: nel ventunesimo secolo maschi e femmine sono uguali ed è demodé, oltre che triste, vedere bambine attive e maschi spatasciati sul divano.

Mangia quel che ti viene dato

Che sia a casa propria o a casa di altri, i bambini dovrebbero assaggiare un po’ di quel che viene servito nel piatto, anche se è un cibo sconosciuto o se non è il loro cibo preferito. Basta qualche piccolo boccone, astenendosi assolutamente dal fare facce, boccacce o commenti se il cibo non è gradito. Vietato incrociare le braccia e guardarsi intorno imbronciati mentre gli altri mangiano.

Da parte dei genitori, se il vostro piccolo è noiosetto, cercate di non portare cibo alternativo, né chiedete di cucinare qualcosa di diverso per il vostro bambino, a meno che non ci siano motivi seri, come un’allergia, una malattia o una convalescenza. In questi casi è ovviamente necessario parlarne prima di accettare l’invito.

Ricordiamo ai bambini di ringraziare la padrona di casa dopo il pasto. E già che ci siamo, che diano una mano a sparecchiare: basta portare il proprio piatto al lavello per essere considerati autentici gentleman.

Giù i gomiti

Ci sono regole che non hanno una vera e propria ragione di esistere, ma va bene che siano seguite. Una di queste è: non si appoggiano i gomiti a tavola. Piace tantissimo ai bambini, che non perdono occasione di rimproverare i genitori quando sbagliano.

Tieni pulito il bagno

Bambino che entri in bagno. Impara presto queste due regole che ti serviranno per tutta la vita. Uno: lascia il bagno come lo trovi, anzi, lascialo più pulito. L’esercizio allenerà la tua capacità di osservazione, il tuo coordinamento e la tua igiene personale e ambientale. E poi, non portarti videogiochi o giornalini quando entri in bagno: non è la tua cameretta, non è un salotto dove trascorrere la serata. C’è chi ti giudicherà sulla base del tempo che ci trascorri dentro. Sicuramente mio nonno, la cui più nota massima è stata, poco fine ma efficace, “lento a cagare, lento a lavorare”.

Biglietti di ringraziamento

Sempre nell’ottica di insegnare il rispetto, spendiamo qualche minuto per mandare un bigliettino quando necessario, per esempio se si riceve un regalo, se è il compleanno della nonna o se il cuginetto è stato promosso. Comprate buste e carta, fate disegnare i più piccoli, lasciate ai grandi la responsabilità di scrivere un pensierino affettuoso e gratificateli facendo attaccare il francobollo e imbucare la lettera.

Un regalo rende sempre felici

Quando si riceve un regalo, di qualsiasi genere e in qualsiasi occasione, i bambini devono mostrarsi felici e ringraziare. Non c’è niente di peggio della faccia imbronciata di qualcuno che ha appena scartato un pacchetto. Assolutamente vietate le parole “ce l’ho già”, “ne voglio un altro” e “non mi piace”. Conviene esercitarsi a casa, insegnando ai bimbi a dire grazie con un sorriso.

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