Capricci da stanchezza

Gentile dottoressa, sono la mamma di una bimba di quasi 5 anni. La scuola materna di mia figlia non prevede più il riposino pomeridiano e quando lei rientra il pomeriggio è sempre piuttosto stanca. L’orario è inopportuno per un pisolino a casa che comprometterebbe il sonno serale, ma l’umore della piccola è terribile e si scatena in una carrellata continua di capricci. Proprio perché è evidente che si tratta di capricci dovuti alla stanchezza cerco di portare pazienza e di coinvolgerla in attività non troppo impegnative che l’aiutino a rilassarsi, ma a volte diventa difficile non sgridarla. Qual è l’atteggiamento giusto di fronte al capriccio da stanchezza? Grazie mille, Fanny

Cara Fanny, la sua esperienza è quella di molti genitori: al rientro a casa dopo una giornata di lavoro – stanchi ma desiderosi di ritrovarsi con i figli – al posto di bambini felici di rivederli, trovano piccoli tiranni capricciosi: è una scena tipica delle famiglie in età da scuola materna. Perché questo accade? E come superare questo ostacolo che mina la serenità del poco tempo passato insieme? A differenza dell’adulto, il cui sistema cognitivo ha più filtri per l’esperienza, per il bambino ogni giorno è una novità, un carico di esperienza di fronte alla quale il suo sistema psichico si sta progressivamente strutturando, una fonte di stupore continuo e di cose interessanti da imparare che diventano il suo bagaglio di esperienza. Questo approccio ancora senza filtri al mondo che lo circonda comporta anche molta stanchezza per la ricchezza di stimoli che giungono al bambino. Inoltre, per i bambini dell’ultimo anno della materna, spesso non è più previsto il riposino pomeridiano che consente di allentare la tensione psichica e ricaricarsi per il resto della giornata. In altri casi i bimbi stessi hanno difficoltà a dormire in un ambiente non familiare. Il più delle volte il capriccio serale va interpretato come una sorta di “ripicca” inconsapevole nei confronti dei genitori rispetto a tutte quelle ore in cui li hanno lasciati alle prese con maestre e compagni non sempre di loro gradimento. I genitori rappresentano il centro emotivo della vita del piccolo: tutto ciò che è rimasto compresso durante il giorno trova con loro una naturale valvola di sfogo. L’adulto è chiamato a fare da contenitore delle ansie del bambino che, privo di filtri e di strumenti di elaborazione, trova solo con i grandi lo spazio adeguato per esprimere la tensione accumulata attraverso pianti e capricci scatenati da eventi anche del tutto occasionali.

Di fronte al capriccio da stanchezza di sua figlia la cosa migliore che potete è di non fare nulla, sottolineando solo “sei molto stanca e forse è per questo che sei nervosa”. È bene lasciarla sfogare, cercando di interferire il meno possibile, ovviamente impedendole di fare cose che possono danneggiare lei o gli oggetti intorno. Riprenderla, cercare di costringerla con la forza a fare qualcosa che si è impuntata a non fare, sgridarla, ribadire sul momento regole e obblighi, o al contrario correre ai ripari con dolcetti o giochi per sedarla sono tutti comportamenti dannosi e improduttivi che scatenano ancora di più la sua rabbia. È meglio riconoscere i segni della frustrazione e della stanchezza, adottare un atteggiamento più tollerante e comprensivo e aiutare la bambina a rigenerarsi attraverso attività che la rilassano. Si può ricorrere alla “tecnica del contatto”, che rassicura e allenta subito la tensione, o ancora invitarla a colorare mandala, fare il bagnetto, pasticciare in cucina o con il pongo, giocare all’aria aperta, tutte attività poco impegnative dal punto di vista cognitivo.

[Francesca Maria Collevasone]

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