Capricci: come gestirli e ridurne la frequenza

Non è un caso se la maggior parte dei capricci esce fuori nel peggior momento, quando abbiamo fretta o tira una brutta aria

Esperienza comune a molti genitori: ci troviamo in giro a fare compere assieme ai figli. Oppure siamo al parco, in spiaggia o in pizzeria. Ci stiamo divertendo, tutto sembra filare liscio. Senonché, quei bambini che fino a un minuto fa sembravano felici e contenti, d’improvviso si trasformano in piccoli tiranni ecominciano a fare i capricci.

Cosa è successo? Perché questi inspiegabili, snervanti e impossibili capricci? E cosa dobbiamo fare noi adulti? Persuadere con dolcezza? Adottare il pugno di ferro? Arrenderci?

Un mondo senza filtri

A differenza dell’adulto, il bambino non ha un sistema cognitivo filtrato dall’esperienza. Per lui ogni giorno è una novità, ricca di esperienze e di situazioni sempre nuove. Affrontandole il sistema psichico si struttura e diventa progressivamente più forte e controllabile.

L’approccio di un bambino al mondo è “senza filtri”. Questo comporta molta stanchezza. Immaginate la vostra situazione mentale quando andate in vacanza e vi trovate in posti che non conoscete, con usi e abitudini che vi stupiscono e di fronte alle quali non sapete rapportarvi. Per un bambino la vita è grossomodo così: un susseguirsi di novità e una infinita ricchezza di stimoli che raggiungono la mente.

L’età della scuola materna, fra i 3 e i 6 anni, è quella del bombardamento massimo. Non a caso i bambini hanno spesso bisogno di una pausa, il “riposino pomeridiano” che consente di allentare la tensione psichica e ricaricarsi per il resto della giornata.

Il centro emotivo

I genitori rappresentano il centro emotivo della vita del bambino. L’adulto è chiamato a contenere le ansie del proprio figlio che, privo di filtri e di strumenti di elaborazione, trova solo in lui lo spazio adeguato per esprimere la tensione accumulata. E come lo fa? Attraverso pianti e capricci, spesso scatenati da eventi del tutto occasionali.

Cos’è il capriccio? Il più delle volte non è altro che una naturale valvola di sfogo di tutto ciò che è rimasto compresso durante il giorno. 

Ci possono essere anche altri motivi che scatenano i capricci, ma fidatevi, il 99% delle volte èper questo. Il capriccio è una forma di ansia che il bambino non riesce a controllare e che riversa fuori, apparentemente cercando di far impazzire il genitore. 

Capricci da stanchezza

Come reagire di fronte a un capriccio dettato dalla stanchezza fisica o emotiva? La cosa migliore è: non fare niente. Cercate di astrarvi dal momento contingente. Osservatevi da fuori, come un altro adulto che non è coinvolto. 

Lasciate sfogare il bambino in crisi e cercate di interferire il meno possibile. Ovviamente state all’erta e impeditefli di farsi male o di danneggiare persone e cose.

Meglio evitare le sgridate e le urla. Assolutamente mai mai mai ricorrere alle maniere forti. Inutile anche cercare di costringere il bambino a fare qualcosa con la forza. Tutto questo non è altro che “buttare benzina sul fuoco”.  A poco serve anche ribadire, lì sul momento, che esistono determinate regole o obblighi: potete parlare per ore, in quel momento il bambino non può ascoltarvi e capire quel che dite.

Riconoscere i capricci prima che arrivino

Inutile e controproducente è anche correre ai ripari, cercando di blandire il bambino con dolcetti o regalini. Sperate di rasserenarlo e invece scatenate in lui ancora più rabbia. No, fermatevi. Al momento del capriccio, il bambino cerca sicurezza. Cerca un limite, un argine oltre al quale non può andare.

Voi siete il suo argine, la cornice entro la quale è libero di muoversi, ma dalla quale non può uscire. Fate un esercizio e visualizzatevi così, come una bellissima cornice solida e inamovibile. Parlate al bambino in crisi, ma tenete presente che conta più il suono della vostra voce che quello che state dicendo. Siate dolci ma non mielosi. Mettetevi nei suoi panni, cosa vorreste sentirvi dire? “Sei solo molto stanco ed è per questo che sei nervoso, adesso vedrai che questo fastidio che porti dentro ti passa e tutto torna bello”.

Cercate di alleviare i segni della stanchezza: se il capriccio nasce da una stanchezza fisica, sedetevi o sdraiatevi. Se fa troppo caldo, rinfrescatevi. Se è una stanchezza emotiva, siate dolci e accoglienti.

Osservare e giocare di anticipo

Di fronte a un capriccio, aspettate. Non fate nulla se non aspettare. E’ la soluzione migliore ed è l’unica che risolve il problema in maniera indolore. Purtroppo non sempre è praticabile, perché la maggior parte dei capricci esce fuori nel peggior momento, quando abbiamo molta fretta o c’è già un’aria di tensione. 

Per questo con i capricci bisogna giocare di anticipo. Se avete osservato abbastanza a lungo vostro figlio, avrete capito quali sono i momenti in cui scatta il massimo della frustrazione e della stanchezza. Magari è l’ora in cui esce dall’asilo o dalla scuola (quest’ora avvelenata ha persino un nome: leggetelo qui). Magari è il momento in cui ci si prepara per uscire da casa, oppure quello in cui si sale in macchina e ci si lega le cinture di sicurezza. O il momento in cui si torna a casa dai giardini. Se lo sapete prendetevi il tempo necessario per affrontarlo e neutralizzarlo. Chiamate il bimbo mezz’ora prima, preparatevi con calma, bevete un bicchiere d’acqua, fate un piccolo snack. Trovate un rituale o una coccola che riescano ad abbassare il livello di stress. 

La tecnica del contatto

Un atteggiamento più tollerante e comprensivo aiuta i bambini a rigenerarsi attraverso attività che rilassano. Si può ricorrere alla “tecnica del contatto”, che rassicura e allenta subito la tensione. La tecnica del contatto altro non è che il bonding in versione cresciuta. Un mix di tocco leggero, carezze, bacini, abbracci, mentre ci si guarda negli occhi e si comunica con dolcezza, anche attraverso una canzone o un po’ di musica. 

Oppure si può invitare il bambino a un’attività rilassante: colorare, fare il bagnetto, pasticciare in cucina o con il pongo, giocare all’aria aperta. Tutte queste attività hanno in comune un elemento: sono poco impegnative dal punto di vista cognitivo. Alleviare il carico mentale del bambino è la risposta. Solo così i capricci, se proprio non sono scongiurati, diventano almeno meno frequenti.

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