I Terrible Two, una fase di crescita fondamentale

“No non voglio” mille volte al giorno. È proprio così, a 2 anni gli angioletti si trasformano in piccole pesti. Un passaggio inevitabile

All’improvviso non li riconosci più. I due anni, più di ogni altra età, diventano il momento in cui genialità brillante si mescola a delirio di prepotenza. Li chiamano Terrible Two – i terribili due – e sono una fase fisiologica necessaria della crescita.

Che cosa succede nei bambini intorno ai 2 anni?

“I terribili due anni – spiega Alberto Pellai, medico e psicoterapeuta dell’età evolutiva – sono un tempo di crescita ed evoluzione importantissima per i nostri figli. Per la prima volta possono autodeterminare parte del proprio percorso di vita, affermare la loro volontà con il ‘no’, essere ‘io’ senza avere la mamma o il papà inclusi in questa definizione. Insomma il bambino comincia il suo percorso verso l’autonomia. Ma non sa bene come dosare questo nuovo potere e quindi cerca di affermarlo su tutto. In ogni cosa porta la sua onnipotenza, il suo bisogno di affermarsi”.

“No/non voglio” mille volte al giorno

Urla e scenate per ogni cosa, dal vasino alla pappa. Sono i temper tantrum: come reagire? Assecondare e accogliere o rimanere fermi nelle proprie posizioni genitoriali? “Di solito invito i genitori a chiamare questo periodo ‘i meravigliosi due anni’ – racconta Cristina Magnapane, psicologa, psicoterapeuta ed esperta in genitorialità e sviluppo infantile – così saremo pronti a cogliere la meraviglia in ogni aspetto della vita. Il ‘no’ in sé è un’affermazione grandiosa: è distinzione, è ‘io non sono te’, è identità. Se riusciamo a leggerlo in questo modo, i due anni diventano un periodo positivo. Si tratta, nella maggior parte dei casi, di concedere del tempo al bambino e a sé”.

E i nostri “no” invece?

“Mi piace raccontare il no del genitore come un utero: è contenimento, è limite, è morbido ma tonico – continua Cristina Magnapane -. Il nostro stile deve essere gentile ma fermo. Non lasciamo che un no divenga un sì per stanchezza, restiamo sulla nostra posizione, con la disponibilità a spiegarne il senso. Attraverso i nostri no distinguiamo il bene dal male, ciò che è giusto da ciò che non lo è, definiamo i punti cardinali della famiglia, della vita di ognuno”.

Pazienza e autorevolezza

“I genitori – dice Alberto Pellai – devono sapere che i bambini hanno bisogno di adulti con la A maiuscola al proprio fianco. Amare un bambino non significa fargli fare tutto quello che vuole, ma insegnare che il senso del limite, l’esistenza delle regole, la necessità dei confini è una sfida evolutiva fondamentale che deve essere giocata proprio in questa fase del percorso di crescita, altrimenti rischia di essere persa per sempre”. Per sopravvivere servono pazienza e una sana autorevolezza che il bambino non può mettere in discussione.

Sempre con il sorriso. “Il consiglio pratico più utile e di successo – secondo Magnapane – consiste nel darsi tempo per parlare e spiegare. Il bambino ha bisogno di tempo per sperimentare da solo, l’adulto ha bisogno di tempo quando la collera cresce e avverte il rischio di agire con aggressività. Se sta succedendo, è utile cambiare stanza, riordinare un cassetto, fare una telefonata, cantare, prendere tempo. Per una mamma, per esempio, era diventato un incubo uscire di casa col bimbo di due anni e arrivare in orario, lui all’asilo e lei in ufficio. Urla e pianti non risolvevano nulla. Fu risolutivo ampliare i tempi e lasciare al bambino la possibilità di fare da solo: mettersi le scarpe, chiudere la porta di casa, salire in auto”.

Pensa positivo

“Dobbiamo tenere a mente gli obiettivi a lungo termine – insiste Cristina Magnapane -. Che adulto vorremmo che fosse il nostro bambino? Lo vorremmo tenace, onesto, capace di discernimento, con senso dell’umorismo? Quando la giornata è negativa e non sappiamo più in che direzione andare, fissiamo lo sguardo su di lui e torniamo a sognare. L’uomo o la donna che sarà ci aiuterà a individuare i no necessari. C’è un esercizio che consiglio spesso ai genitori: prendete un quaderno e fatene “il diario delle meraviglie del nostro bambino”. Ogni genitore si impegna, ogni giorno, a segnarvi almeno una piccola o grande cosa meravigliosa fatta dal / col bimbo. Nei momenti di difficoltà, si va a ritroso e ci si ricorda che la meraviglia è possibile”.

Ma poi passa, vero?

“Sarà di nuovo una trasformazione, un passaggio che per alcuni è netto, per altri più sfumato. Al momento di soffiare sulla terza candelina il bambino saprà parlare, camminare con sicurezza, saprà concepire gli altri come distinti e diversi da sé e saprà giocarci insieme (non solo vicino). Se lo guardiamo con attenzione, vedremo un bimbo che ancora combatte con la realtà ma che sempre più spesso la accetta. Allora sapremo che sarà pronto per nuove avventure evolutive. Sì, tutto passa; solo l’amore resta”.

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