Caterina e la fiaba per le scale

da | 22 Feb, 2022 | caterina, Lifestyle, Natale 2017, Persone

Per dare un senso ai disegni, Caterina ha inventato una fiaba in cui gli alberi, che in città sono così rari, diventano protagonisti

A un certo punto dell’inverno, Caterina e le sue vicine di casa hanno appeso, nella bacheca al piano terra del loro vecchio, amato, palazzo di 5 piani in città, un manifesto con un disegno e una scritta che diceva così: “Gli alberi salgono senza ascensore”. Già, perché nell’ultima assemblea condominiale si era parlato proprio di lui: l’ascensore.

L’amministratore aveva comunicato che no, nemmeno il mese successivo sarebbero partiti i lavori per la sua installazione e che no, non poteva comunicare una data di inizio perché no, i materiali non arrivavano, e perché vedete quanti cantieri ci sono in città e che sì, il vano scale sarebbe rimasto ancora a lungo così, un lungo serpentone di macchie imbiancate a calce. Gli elettricisti avevano ormai da tempo chiuso i buchi aperti nelle pareti per rifare le tracce dell’impianto condominiale, lasciando oblunghe, disordinate campiture bianche nei muri rossi del vano scale, macchie di calce che accompagnavano con la loro incertezza i passi di chi pian piano guadagnava, uno scalino dopo l’altro, la porta di casa.

 Riempire le macchie di bellezza

L’assemblea si era chiusa e tutte e tutti erano tornati a casa, mormorando avviliti o arrabbiati: ecco, chissà quanti mesi, ancora, senza ascensore ma anche chissà quanti mesi, ancora, con un vano scale che aveva un gran bisogno di una bella mano di colore uniforme che si portasse via le macchie di calce bianca. E non ci sarebbe stato altro che frustrazione a lungo, se il sabato dopo, in un mattino di sole, Caterina non si fosse svegliata con una idea bizzarra per la testa, subito comunicata con un vocale alle sue due vicine di casa più care:

“Ehi, ma se in queste macchie bianche per le scale disegnassimo qualcosa con i bambini e le bambine del palazzo, se le riempissimo insieme di bellezza temporanea? Non sarebbe un modo per ingannare piacevolmente il tempo e lo spazio mentre aspettiamo ascensore e tinteggiatura?”. 

Un progetto di arte partecipata e spensierata

È nato così, oltre la frustrazione, da un messaggio e dall’entusiasmo con cui le sue vicine hanno colto l’invito, il progetto di arte partecipata e spensierata che ha portato non solo i bambini e le bambine della casa sulle scale a dipingere, ma anche le universitarie del secondo piano, la giovane impiegata del monolocale al quarto piano, la famiglia con il bimbo di due anni che vive in mansarda, il professore universitario americano in città per un mese di lavoro, alloggiato nel b&b del secondo piano e la manager di origine polacca che guardava divertita il procedere del piccolo cantiere artistico.

A colpi di pennello, coinvolti da una scampanellata, attirati dalle voci che si sentivano per le scale altrimenti silenziose, i condomini del palazzo in cui vive Caterina si sono incontrati e cercati fuori dalla porta di casa per un mese, quando avevano tempo, in una staffetta di acquerelli e pennelli, di disegni appesi al muro ma anche di tisane e biscotti (e bicchieri di vino e caffè e pizze), di buffet improvvisati sul pianerottolo più alto, dove alle 12.30 c’è ancora il sole, la domenica mattina. 

Una fiaba che prende forma lungo le scale

Per dare un senso ai disegni, Caterina ha inventato una fiaba in cui gli alberi, che in città sono così rari, diventano protagonisti: loro, per crescere verso l’alto, non hanno davvero bisogno dell’ascensore, soprattutto se sono dipinti, hanno solo bisogno di spazio e di tempo per prendere forma sotto gli occhi di chi disegna. Ora, per le scale, si legge e si guarda prendere forma una fiaba, scritta e illustrata nelle campiture bianche che da macchie goffe e indesiderate si sono trasformate in spazi da riempire di colore.

Gli alberi che salgono senza ascensore sono stati gli alberi dipinti da tutti, sotto la direzione artistica sapiente dalle vicine, che per fortuna, a differenza di Caterina, hanno immaginazione visiva e con un bel tocco pittorico hanno inventato un alfabeto geometrico di forme adatte a essere disegnate da grandi e piccoli.

Così la betulla apparsa nella macchia oblunga e alta alta al primo piano è un susseguirsi di triangoli verdi, il ginko biloba al secondo piano è un tripudio di ventaglietti gialli, le foglie dell’ulivo nella macchia tonda al terzo piano sono tanti piccoli segmenti verde argento e il roseto che compare al quarto piano è una cascata di spirali rosse e fucsia che chiunque ha potuto tracciare sul muro. 

Un giardino segreto

Se il risultato finale è la vivacità cromatica di un giardino segreto per le scale, il processo è stato la cosa più bella e stare insieme, il vero piacere: le chiacchiere, gli incontri, i legami rafforzati o scoperti, le risate, a volte una giornata storta che si raddrizzava e si colorava nella condivisione di un gesto sono ciò che si è impresso nel cuore di ciascuna persona che ha partecipato.

Un giorno tutto questo verrà cancellato: arriverà l’ascensore, si solleverà la polvere, cadranno calcinacci, si ritinteggeranno le scale. Ma quel che non verrà cancellato è lo scambio vissuto, il legame rinnovato, le amicizie nate dagli acquerelli e dalle parole tracciate sui muri nelle ore fredde di un inverno creativo, tante splendide fotografie e la voglia di fare altro, ancora, insieme: c’è chi parla già di un cortile in cui volano origami di mille colori…

Pubblicità
Pubblicità

I più letti

I più letti

Non chiamateli capricci!

Come affrontare queste espressioni di emozioni forti, che ancora chiamiamo “capricci”? Lo spiega Silvia Iaccarino, formatrice e psicomotricista