Caterina e le domande per camminare sul vuoto

I punti interrogativi possono essere uncini oppure ganci, e orecchie per ascoltarsi e ascoltare. Caterina prova a porsi tre domande

Italo Calvino ha scritto Le città invisibili e nella prefazione all’edizione Oscar Mondadori racconta come questa collezione di città immaginarie sia nata da un gioco di parole che fece con se stesso nel pensare che le metropoli degli anni ‘70 stessero diventando invivibili.

Le città di Calvino sono città dei sogni, dei desideri e della memoria, meravigliose e irreali, ma così vere.

C’è Zirma, dove camminano ragazze che portano un puma al guinzaglio, o Clarice, la città delle carabattole sbrecciate e delle gabbie di coniglio accanto alle tende di broccato, e poi c’è quella a cui Caterina, in questi giorni di limitazioni più o meno strette, pensa spesso: Ottavia, la città ragnatela, fatta di funi, reti, trapezi, anelli, maniglie di canapa.

Nel leggerla, ha una sensazione fortissima di vertigine (sotto non c’è nulla, respira il vuoto, si spalanca il niente), di pericolo, di necessaria cautela, fino alla rivelazione di una delle ultime frasi: “Sospesa sull’abisso, la vita degli abitanti d’Ottavia è meno incerta che in altre città. Sanno che più di tanto la rete non regge”.

Caterina, leggendo, pensa al vuoto del: come sarà, dopo? Come progettare, il dopo? Quando potrà rivedere l’Atleta? Quando torneranno a scuola i figli (e come)? Quando potrà tornare a Parigi? Avrà i soldi per tornare a Parigi? Quando rivedrà i suoi genitori e suo fratello? Che cosa succederà alle persone che non guadagnano perché non lavorano, come la sua parrucchiera (e no, in questo momento non sta pensando alla ricrescita), una tra milioni? I punti interrogativi hanno la forma di uncini aguzzi e accentuano l’ansia, l’attesa, l’incertezza. 

I fili

Ma Caterina sa che i punti interrogativi possono essere uncini oppure ganci (basta girarli) e orecchie (le vedi?) per ascoltarsi e ascoltare, quindi prova a porsi tre domande, per respirare nell’abisso che la soffoca, o almeno ribaltarlo, camminarci sopra.

Si chiede: quale buona nuova abitudine che ti lega agli altri hai assunto, in questi due mesi, che vorresti tenere nella tua vita da maggio in poi? Fare la spesa interamente al Negozio Leggero, dalla bottega di commercio equo e solidale e dai contadini biologici (e fartela consegnare a domicilio)! Acquistare così è il punto di incontro tra un consumo sano e gustoso e un progetto collettivo sostenibile ed equo, con un virtuoso impatto ambientale.

In fondo, forse, è solo questione di organizzazione e, con una pianificazione finanziaria, fare le scorte semplifica la vita e permette di risparmiare tempo e soldi. 

Qual è il libro più illuminante e capace di generare connessioni che hai letto negli ultimi due mesi? Sicuramente Cromosofia di Ingrid Fetell Lee, un libro stupendo sulle estetiche della gioia.

L’autrice, una designer, si è chiesta: quali caratteristiche hanno i luoghi in cui l’essere umano prova gioia? Le estetiche della gioia sono dieci e sono caratterizzate da: energia: colori vivaci e luce; abbondanza: opulenza e varietà; libertà: natura, luoghi selvaggi e spazi aperti; armonia: equilibrio, simmetria e flusso; gioco: cerchi, sfere e bolle; sorpresa: contrasto e stravaganza; trascendenza: elevazione e leggerezza; magia: forze invisibili e illusioni; festeggiamento: convivialità, scintillio, forme esplosive; rinnovamento: fioritura, espansione e curve.

Leggendolo, Caterina si è entusiasmata moltissimo perché questo libro le ha dato la consapevolezza di ciò che anche in lei, da sempre, genera gioia, nello spazio privato della casa ma anche nello spazio pubblico, nell’arte di strada, nelle forme delle nostre città e, metaforicamente, anche nelle relazioni e nei rapporti con gli altri.

Che cosa, in questi tempi, è stato determinante per mantenere un senso, un equilibrio, una direzione per attraversare l’incertezza nelle relazioni? Il suo lavoro, che collega lei agli altri, gli studenti e le studentesse di narrazione della scuola in cui insegna; prendersi cura, prendersi il tempo con le persone alle quali vuole bene, vicine, molto vicine, sempre vicine come i figli, lontane, molto lontane, troppo lontane come l’Atleta e lasciare che loro si prendano cura di lei; parlare tanto tanto con le amiche e gli amici: videopranzi, videocaffè, videoaperitivi, videodanze, videomodi di stare insieme; occuparsi del suo balcone, riempirlo di fiori e cuscini e candeline e da lì guardare i rondoni; scambiare con il mondo reale e virtuale, bellezza, arte, azioni collettive ricche di senso e colori; leggere buon giornalismo e decidere di abbonarsi.

Forse questa rete di gesti e significati e amore non reggerà ogni impatto, Caterina lo sa. Ma sa anche che ogni volta può ricostruirla e che, finché la rete tiene, è l’unico modo che le permette di camminare contenta e di sentirsi parte di una collettività che lavora, insieme, in equilibrio, per mano, per non precipitare di sotto, per spiccare un volo verso domani.  

punti interrogativi

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