Caterina e i binari del tempo immobile

Non perdersi nel caos e perdersi nel caos sono i due binari che hanno aiutato Caterina a stare in piedi nella tempesta

Quando l’Imprevisto, il Dramma, la Separazione, la Perdita di qualcosa o di qualcuno, un Vuoto lavorativo hanno portato uno scompaginamento nella sua vita.

E l’aiutano oggi mentre scrive e fuori c’è il sole e non si può correre nei parchi e nei suoi occhi che guardano i tetti sfilano ancora una volta i camion dell’esercito che trasportano le persone, morte in questi giorni, fuori da una città non lontana dalla sua verso la sepoltura. 

Questi due binari l’aiuteranno anche un domani, quando sarà passato questo tempo di pericolo e di costrizioni, di spaventi e di lutti, di isolamento e di virtualità aumentata.

Arriveranno altri momenti della vita in cui le cose si sbaraglieranno, tanto o poco, speriamo mai più come ora, ma la vita può essere così: a volte si sfalda. 

Già, ma cosa vuol dire, esattamente: non perdersi e permettersi di perdersi?

Più che binari paralleli sembrano, queste, rette divergenti all’infinito… Forse non lo sono… L’ha capito, o ricompreso aggrappandosi a un pensiero, arrivato in un istante più luminoso di altri, in questi giorni confusi e ansiosi:

“Aspetta, mi ricordo, non è la prima volta che mi sento andare in pezzi.

I fantasmi delle paure più profonde risalgono dalle scale di cantine che sanno di freddo e di muffe antiche e di vino diventato aceto e di quaderni della scuola elementare dove le lettere si mescolano in frasi spaventose che tornano negli incubi, la notte”. 

Proprio come nell’ultimo romanzo della sua amica Lorenza Ghinelli, Tracce dal silenzio: grazie Lorenza, pensa Caterina, che mi hai dato le parole per vedere anche la mia cantina.

Aspetta, mi ricordo. Mi ricordo le parole della mia psicologa: “Fai le cose, falle comunque, anche se tutto va a scatafascio, dividi la giornata in parti (lo dice in modo più ritmato Jovanotti in Non m’annoiotempo, sì, da organizzare e da dividere in passi...), corrispondenti alle cose necessarie, per far star bene te stessa e le persone delle quali ti stai prendendo cura. Non perderti. Agganciati alle cose da fare”. Sforzarsi è stato utilissimo e questo, fare le cose, è il primo binario.

Due ore in cui perdersi

Quindi: Caterina compila liste di cose da fare e decide quando farle, nell’arco della prossima settimana, della giornata, della mezza giornata. E le spunta, via via.

C’è un libro, s’intitola L’arte delle liste, l’ha scritto Dominique Loreau e quando il mondo si sconquassa, dentro e fuori, Caterina lo riprende e ricomincia a mettere in ordine le giornate per punti.

Ma questo, a Caterina, non è mai bastato.

Vede, ha sempre visto con terrore, le persone che riempiono la vita di cose da fare per non pensare a se stesse, per non scendere in quella cantina personale.  

Il risultato è che la vita alla fine diventa tutta un grande sotterraneo che uno non vede nemmeno più e ci è dentro dalle caviglie al collo, senza luce. 

Per questo, dentro la sua lista ci sono, ogni giorno, due ore in cui Caterina si permette di perdersi.

Due ore sono tante, ma nei giorni rivoltati dalla vita sono fondamentali, sono il minimo per respirare. In queste due ore Caterina si perde: tra le emozioni, i sogni, i ricordi, i desideri, i fantasmi, le frustrazioni, le paure, la meraviglia.

Vaga, vagabonda in se stessa. Poi, a un certo punto, prende parole, poesie, foto, timbri, colori e crea mappe, mappe visive, moodboard, mail art. Insomma, collage che esprimono i collegamenti interiori e lo fa con colla e forbici, lo fa per guardarsi dentro riempiendo grandi fogli a3 di cartoncino. 

Per dare spazio e voce ai percorsi delle sue cantine interiori e delle sue soffitte dove piove dentro e dove, come diceva uno scrittore – non sa più quale-, grazie a buchi nel tetto si possono vedere anche le stelle.

Dopo, si sente più tranquilla: guarda i suoi collage di immagini e colori e arriva un po’ di pace. Sente di aver risposto a una domanda impellente del suo cuore, che usa un’altra canzone di Jovanotti per chiedere: dammi spazio, che non riesco a parlare, dammi spazio, che non riesco a ballare, dammi spazio… anche solo su un foglio.

Ecco l’altro binario.

Organizzare il tempo, dare spazio alle emozioni, questi sono i binari che permettono a Caterina di non deragliare in giorni disastrati.

Caterina aspetta che ai finestrini della vita tornino: il mare, gli amici e le amiche da riabbracciare, l’Atleta che l’aspetta per un giro in moto e molti baci, il mercato pieno di colori, gli alberi verdissimi di foglie, la Vita. Ancora più luccicante di prima.

psicologia quarantena

 

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