Millennium. Ovvero, la fine del mondo, venti anni dopo

C’è qualcosa nelle cifre tonde che ci attrae particolarmente, fin dalla notte dei tempi. Dieci, venti, cinquanta, cento, mille, duemila

Le cifre tonde hanno qualcosa di magico, anche se sono numeri esattamente come gli altri. È la naturale conseguenza di aver adottato una sistema decimale, il Millenial bug. Se ne avessimo scelto un altro, la magia delle cifre tonde cadrebbe su altri numeri. Se avessimo contato col sistema esadecimale che si usa nell’informatica (ma lo usavano anche alcune civiltà antiche) le cifre tonde sarebbero: sedici, trentadue, ducentocinquantasei. Il “millennio” cadrebbe ogni quattromilanovantasei anni. Con un sistema a base otto, il millennio sarebbe di soli cinquecentododici anni. 

Sono calcoli che facevo da adolescente. Un’adolescenza passata all’ombra dei tre zeri del 2000. Riviste, libri e fumetti parlavano della moda del 2000, la tecnologia del 2000, il mondo nel 2000, come sarà il lavoro nel 2000, come sarà l’uomo nel 2000. Immaginavo che il mondo, nel passaggio dal 1999 al 2000, avrebbe fatto un “reset” e ci saremmo svegliati in qualcosa di mai conosciuto prima.

A mano a mano che si avvicinava la fine del secolo, l’attenzione si spostava sui primi due zeri della cifra 2000, in quello che è stato conosciuto come il Millennium bug. Una teoria secondo la quale i sistemi informatici e telematici avrebbero smesso di funzionare la notte del 31 dicembre del 1999, perché lo 01/01/00 sarebbe stato interpretato come il primo gennaio dell’anno 1900. Niente più sistemi stradali e autostradali, telecomunicazioni, navigazione e tutti i sistemi che regolamentano la società civile. Addirittura, secondo una rivista che ben ricordo, i satelliti potevano cascare dal cielo mentre partivano in automatico i missili nucleari. 

Mi interessavo di informatica – oltre che di matematica – e più si avvicinava la fine secolo più mi inquietavo. Papà, nonostante lavorasse in un settore strategico, sembrava molto sereno, ma forse era la sua formazione militare a nascondere la preoccupazione. Non l’ho mai saputo.  

Seguivo però il dibattito acceso tra un mio giovane zio e un suo amico, sullo scenario catastrofico del crollo dei governi e dei sistemi di controllo del 2000. Per loro l’umanità si sarebbe trovata finalmente nello Stato di Natura che rivendicavano i filosofi del Settecento, proprio quelli che hanno contribuito, più di chiunque altro, alla costruzione dello Stato e della Società come la conosciamo oggi. 

Il Millennial bug sarebbe stata l’arena in cui avremmo finalmente scoperto chi aveva ragione: Locke o Rousseau? John Locke, filosofo inglese, sosteneva – assieme a mio zio – che nello stato di natura l’uomo è egoista e che in assenza dello Stato ci sarebbe solo il caos. Il filosofo svizzero Jean Jacques Rousseau – assieme all’amico di mio zio – controbatteva che la natura umana di principio è buona e altruista ed è la Società a corromperla. I miei cugini e io facevamo il tifo per uno o per l’altro ed eravamo impazienti di vedere lo Stato di Natura del 2000. 

Nel 2050 (altra cifra bella e tonda) mio figlio avrà l’età che ho io adesso, quando saranno sciolti i ghiacciai e prosciugati i laghi, i robot avranno sostituto tutte le professioni umane (tranne i notai e i ciclisti), al mondo ci saranno più neri che bianchi e per nutrire le mucche si saranno prosciugati gli oceani. E se il mondo non sarà finito prima, per qualche guerra nucleare, l’atmosfera terreste volerà via come è successo al nostro cugino Marte, 3,5 miliardi anni fa. Ripenso al Millennium bug e mi torna la serenità.

La notte di Capodanno vengono i cugini da noi, giochiamo tutta la sera e l’indomani ricominciamo fino al tramonto. Solo lì ci ricordiamo della gara sospesa tra Locke e Rousseau, dei sistemi informatici incastrati a un secolo fa, dell’uomo nello Stato di Natura, del buco dell’ozono e della possibile guerra nucleare. 

Il cugino più grande suggerisce di fare un test e accendere il Super Nintendo, che è pure lui un computer. È con noi o è tornato alla Belle Epoque? Nei lunghi secondi quanto dura l’accensione restiamo in tensione tra lo zio e il suo amico, l’umanità egoista o altruista, Locke o Rousseau. Ma nel momento in cui vediamo Super Mario sullo schermo, passiamo la serata a saltellare nel suo surreale mondo bidimensionale.

 

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