Come comunicare con i bambini (bene)

Quando si parla di comunicazione, intesa come ascolto e accoglienza, nei confronti di bambini e ragazzi, non c’è un metodo da adottare valido per tutti.

È però importante sapere quali sono i meccanismi che regolano il dialogo tra genitori e figli, o educatori e ragazzi. E non deve essere per forza verbale.

Imparare a conoscere le emozioni dei bambini è infatti fondamentale per farli crescere in maniera equilibrata.

Quali sono i passi da compiere per accompagnare il bambino nella consapevolezza di sé? Ne parliamo con la dottoressa Rosamaria Raccuglia, pedagogista clinica.

Un buon rapporto genitoriale con i propri figli, ma anche tra educatori e minori, su cosa dovrebbe basarsi?
La relazione educativa che instauriamo con i bambini e con i ragazzi si basa prima di tutto sull’idea che abbiamo di loro. Riconoscerli come persone e, in quanto tali, con necessità e bisogni differenti dai nostri.

Dobbiamo tenere bene a mente che i bambini non nascono per soddisfare i nostri bisogni. Siamo noi adulti a doverci impegnare accompagnandoli nel loro percorso di crescita.

Il linguaggio per comunicare con i bambini

Quali competenze dovrebbe avere l’adulto per quel che riguarda l’ascolto e la comunicazione?
Le competenze di un genitore sono competenze naturali, da approfondire attraverso letture sull’argomento o la partecipazione a incontri sul tema. Queste sono occasioni di crescita personale, oltre che di confronto e di incontro con altri genitori ed educatori.

Comunicare con bambini e ragazzi, ascoltarli, osservarne il comportamento. Poi accompagnarli nel realizzare quello che è il loro percorso è indubbiamente il compito principale di noi adulti.

Ogni bambino all’interno della propria realtà familiare ha una sua storia che si rinnova e che tutte le volte l’adulto deve sperimentare. Non esiste un metodo comune, una “ricetta” che vada bene per tutti.

Possono esistere delle strategie, dei punti di riferimento da adottare, che vanno verificati sul campo.

Ma in che consiste il saper ascoltare e qual è il tipo di linguaggio comunicativo da adottare?
Thomas Gordon è un ottimo punto di riferimento. I suoi libri, Genitori efficaci e Insegnanti efficaci, sono letture di grande utilità. Sia ai genitori sia agli educatori forniscono strategie e indicazioni utili da sperimentare nel quotidiano.

I “dodici blocchi della comunicazione” di cui Gordon parla nei suoi libri ci aiutano a capire come certe volte gli adulti credono di essere in ascolto. Invece attivano delle dinamiche comunicative che bloccano la comunicazione.

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Comunicare con i bambini: strategie

Partendo dalla consapevolezza che non esiste una “ricetta” specifica, come si possono riconoscere e affrontare le situazioni problematiche di un bambino o di un ragazzo?
L’attenzione dell’adulto deve essere sempre rivolta verso il figlio e i suoi comportamenti. Un genitore deve essere attento e saper notare cambiamenti negli stili di vita.

La coesione educativa della coppia genitoriale, ma anche della famiglia con gli educatori, permette di affrontare le situazioni problematiche con una forza diversa da quella che possono avere degli interventi educativi frammentati.

In che modo genitori ed educatori possono dare consigli ed essere ascoltati?
Per essere ascoltati è necessario, innanzitutto, offrire uno spazio in cui i bambini e i ragazzi si sentano compresi.

La comunicazione è un percorso che parte dal momento in cui i bambini vengono al mondo e si sviluppa all’interno di una parabola di crescita costante, per cui non si smette mai di imparare a parlare e a comunicare con i nostri figli in modo efficace. All’interno di questo processo evolutivo si costruisce con loro un linguaggio, un codice dentro il quale ascoltiamo e siamo ascoltati.

I no intesi come divieti e i sì intesi come permessi e concessioni in che proporzione devono essere detti e attuati?
Gli adulti educanti hanno il dovere di definire una cornice di comportamento dentro la quale i bambini e i ragazzi si possono muovere. Con la crescita questi confini devono cambiare, aggiustarsi rispetto alle nuove necessità che si presentano.

Se ci si trova spesso a effettuare concessioni o permessi su una determinata regola di comportamento, ad esempio, probabilmente quella regola va rivista, perché non risponde più ai bisogni e alle esigenze di entrambe le parti.

Le regole devono esserci, e cambiare

Genitori ed educatori, in sostanza, come dovrebbero relazionarsi con i figli e cosa dovrebbero evitare di fare o dire?
Il genitore e l’educatore devono relazionarsi con i bambini e con i ragazzi tenendo a mente che hanno davanti una persona con necessità e bisogni propri e differenti da quelli che sono i bisogni degli adulti.

Riuscire a decentrarsi dall’immagine che ci si costruisce di loro e, conseguentemente, dal giudizio che offusca questa visione, permette di vederli per quello che realmente sono.

È necessario lasciarsi stupire dalla verità di ognuno e non ingabbiarli dentro vestiti che si cuciono per loro. Andrebbero evitati luoghi comuni e frasi fatte, ma cercare uno spazio di ascolto e comunicazione per trovare insieme le parole.

Come cambia il codice comunicativo nei confronti di bambini compresi nella fascia che va dai 6 ai 10 anni rispetto ai ragazzi dagli 11 ai 15 anni d’età?
Il modo di comunicare cambia così come cambia il modo di ascoltare. Cambia perché i ragazzi crescono e si confrontano con realtà diverse. E con il cambiamento arriva anche il disorientamento, perché le strategie acquisite e gli strumenti adottati dovranno essere modificati.

Gli adulti si devono mettere nella condizione non solo di ascoltare i ragazzi, ma di ascoltare loro stessi per comprendere come dare risposta a tutto questo. Nella scoperta di una relazione che cambia ci si arricchisce di nuovi strumenti che sono il frutto del passato e la spinta verso il futuro.

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