Cosa succede dopo la separazione?

Cosa succede dopo la separazione? Trovarsi soli dopo aver avuto figli, aver comprato casa, aver impostato la propria vita di famiglia. Succede. E succede sempre a più persone, uomini o donne, perché l’instabilità dei legami sembra il tratto caratteristico dell’età adulta, un tassello che si lega alla fase del “nido vuoto“, quando i figli crescono e cominciano a staccarsi dalla mano di mamma e papà.

Ritrovarsi soli, dopo anni di vita passata a far progetti insieme e a pianificare l’esistenza, è un evento traumatico. Si ha la sensazione di stare in mezzo a un tornado che spazza via tutto quello che trova, lasciando il posto a un insensato caos.

Nessuna certezza. Casa, figli, abitudini, modi di vivere, routine, economie, automobili, progetti, l’idea stessa della famiglia si disperdono lasciando – dentro e fuori – tanta  solitudine e tristezza.

La separazione è (anche) un momento di rinascita  

Ci hanno insegnato che la promessa è “per sempre” ed è questo a rendere dolorosa e traumatica la separazione, non solo per chi la subisce ma anche per chi decide di scrivere la parola fine.

La rottura è però anche un momento di rinascita, un cambiamento profondo che può essere gestito e dal quale si può uscire più forti, consapevoli e sicuri.

“La separazione deve essere elaborata in tutte le fasi – spiega Monica Zentellini, psicologa e psicoterapeuta -. La separazione è una perdita, un lutto e come tale si presenta in un continuum di diverse fasi: un primo momento di incredulità, la fase della negazione, una seconda fase di rabbia nei confronti del partner, poi una forte tristezza con annesso ritiro emotivo. Solo dopo aver attraversato queste fasi si ha la risoluzione della perdita. Accettando le tappe fisiologiche, si riesce a elaborare il proprio rancore e i propri vissuti, anche quelli relativi alla vita antecedente al matrimonio”.

Il tempo necessario per rimettersi in gioco

Per intraprendere una nuova relazione in maniera sana e non compensatoria bisogna aspettare qualche tempo, su questo convengono tutti gli esperti. “Chi si butta alla ricerca di un partner per compensare il vuoto – continua la psicologa Monica Zentellini – rischia di inciampare in nuovi esiti negativi”.

Quali sono i tempi necessari a lasciarsi alle spalle una importante storia d’amore? “Ognuno ha i suoi tempi e senz’altro non sono rapidi, a meno che non ci sia stata una elaborazione a priori, magari nel momento di crisi, se la coppia ha deciso di affidarsi a un esperto per affrontare la separazione nella maniera più idonea. In linea di massima sono necessari un anno, un anno e mezzo prima di sentirsi pronti a rimettersi in gioco ed eventualmente creare una nuova coppia”.

Un nuovo partner è una buona idea?

Ci sono i figli da gestire, aumentano le preoccupazioni, spesso aumenta anche il carico di lavoro. Tutti i nuovi impegni, uniti a un senso di malessere e a un umore instabile, non aiutano a essere propositivi. A qualcuno la fine di un rapporto fa venire voglia di dire “mai più”. “Non bisogna fermarsi alla fase della negazione: chi si arrocca in questa posizione entra in un meccanismo di difesa. Bene concedersi un flirt, che non è necessariamente un rapporto di coppia. non bisogna sforzarsi, ma assecondare il proprio mood emotivo“.

Attenzione quando il dolore e la sensazione di lutto si protraggono troppo a lungo: “si rischia di entrare in uno stato depressivo maggiore da cui è difficile uscire. Il consiglio è di concedersi delle avventure, delle conoscenze anche temporanee, esplorative. Magari si esce da una situazione di coppia con anni di matrimonio alle spalle e ci si sente come ‘alla prima esperienza’. Senza negare il proprio vissuto, si può cominciare a controbilanciare concedendosi pause piacevoli e una sana condivisione”.

Uomini e donne, reazioni simili

E’ un mito che uomini e donne affrontino cosa succede dopo la separazione in modo enormemente diverso. “Le persone reagiscono in maniera simile, anche se in linea generale, le donne sono più accurate nella fase di ricostruzione del sé, mentre gli uomini si lasciano andare a un atteggiamento consolatorio che li allontana dalla sofferenza. Le donne vivono la separazione in maniera molto negativa ma più veloce rispetto agli uomini”.

Quali sono i consigli per chi si è appena separato? “Apportare piccoli cambiamenti nel quotidiano, a livello pratico, cercare di abituarsi a fare cose nuove, staccarsi dalla routine che prima garantiva lo stato di sicurezza. Cercare cose piacevoli, anche minime, per viversi in modo diverso, orientarsi verso il piacere e prendersi cura del corpo, non solo come simbolo di bellezza, ma come strumento capace di veicolare piacere. Massaggi, sport, beauty farm, hammam, spa, tecniche per far lavorare corpo e psiche insieme: tutto va bene”.

E se ci si sente giù? “Ricordare che la depressione può manifestarsi con molti sintomi come il mal di testa o l’indolenza. Bene l’idea di un viaggio, magari in compagnia dei bambini o degli amici. Le donne trovano sostegno nella comunità, nello stare insieme. Nel periodo in cui le ferite si rimarginano, bisogna essere i garanti del proprio benessere”.

Serve ricordarsi che è un momento di crescita: le persone che si sono sposate molto giovani tendono a vivere la propria identità all’interno della coppia. “Una separazione è un momento di riscoperta, un grande dolore ma anche una grande risorsa. Essere single significa essere franchi, fare i conti con se stessi, con la capacità di essere autonomi e indipendenti anche da un punto di vista emotivo”.

Essere “genitori single”

In una separazione e nella nascita di nuovi rapporti la gestione dei figli è la parte più delicata. “Si deve arrivare a compromessi che a volte possono essere molto frustranti, sopportabili solo se si pensa che lo si fa per il benessere del proprio bambino. Il bambino deve comunque mantenere dentro di sé un’immagine positiva di entrambi i genitori, perché nello sviluppo necessita di sicurezza e integrità. Se ci sono discrepanze o elementi non risolti che minano l’immagine dell’altro genitore, non va bene”.

Cosa succede con i figli quando si incontra un nuovo partner? “Non bisogna assolutamente correre. È importante mettere limiti e confini, non fondersi subito nella relazione. I figli non andrebbero introdotti subito al partner. E se si crea una coppia nuova? In questo caso la nuova figura può assumere il ruolo di ‘terzo genitore’. E’ importante che il bambino sappia di avere una mamma e un papà, a cui si aggiungono un compagno o una compagna di mamma e papà, che possono contribuire al benessere e alla buona gestione della famiglia”.

Da evitare le comparse e le scomparse, cioè i partner che arrivano e non tornano più. “Non è consigliabile, perché il bambino ha bisogno di costanza e soffre l’insicurezza”.

Verso le seconde nozze

Quando si forma una nuova coppia tra adulti, a differenza di quel che accade ai più giovani, il matrimonio sembra essere preferito alla convivenza. I dati sulle seconde nozze emergono un po’ a sorpresa: è un fenomeno recente e in aumento. Le ragioni? “Chi forma una nuova coppia cerca stabilità e basa la propria scelta su una maggiore sicurezza. Dopo anni di rodaggio nella coppia precedente, dopo aver affrontato e risolto una separazione, ci si sente più maturi e consapevoli, si ha meno paura di sbagliare, ci si sente più sereni e si ha voglia di dare nuova stabilità alla vita”.

 

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