Da nemica ad alleata

Siamo i genitori di Luca, 6 anni, un bimbo tranquillo e sereno. Da qualche tempo, però, la sera si rifiuta di andare a dormire da solo. Vuole la luce accesa in cameretta, di notte viene nel lettone dei genitori e piange perché ha paura dei mostri e del buio. Cosa possiamo fare per tranquillizzarlo? Grazie

Capita spesso che i bambini raccontino spaventati delle loro paure ai genitori sperando di trovare compagni di avventura nella lotta contro di esse. I timori cambiano con la crescita, nei primi due anni di vita il bambino teme l’estraneo, ha paura di essere abbandonato dai genitori e di rimanere solo. Crescendo le paure si rivolgono verso ciò che è irrazionale: mostri, ladri, buio, streghe. In età scolare si dirigono verso le situazioni reali: emergono il timore di essere escluso dal gruppo dei compagni, delle interrogazioni, degli animali che mordono. Il più delle volte queste paure appaiono ingiustificate ai nostri occhi. La prima reazione istintiva del genitore è quella di minimizzare o rimproverare il bambino con frasi del tipo “i mostri non esistono, smettila di avere paura!”, oppure “alla tua età hai ancora paura dei mostri!”. Questo atteggiamento tuttavia non fa che aumentare l’insicurezza del bimbo. Anche le rassicurazioni razionali sono inutili in quanto incomprensibili per lui. Dobbiamo accettare piuttosto che i nostri figli siano spaventati per qualcosa: è un buon segno dal punto di vista cognitivo, significa che stanno imparando a riconoscere i pericoli e a difendersene. Scontrandosi con la paura, il bambino cerca di tenere a distanza le situazioni che gli generano malessere e costruisce il proprio coraggio. Anche i timori irrazionali come quelli dei mostri e del buio possono risultare paradossalmente funzionali ad affrontare le situazioni quotidiane che suscitano angoscia, aggressività, senso dell’abbandono.                                                                                                                                                                                                                                                       Un primo aiuto che possiamo dare al bambino è quello di non allarmarsi di fronte alle sue paure in modo da comunicargli sicurezza. L’ansia di noi adulti crea infatti in lui un senso di minaccia costante. La sfida del genitore consiste nell’imparare ad aprirsi al mondo animistico del bambino, dove oggetti, animali e creature naturali sono dotati di anima e intenzionalità, e a rispettare il suo modo di reagire ai personaggi che lo abitano: mostri, streghe, lupi cattivi ma anche fate e principesse. Per la nostra razionalità tutto ciò è difficile da comprendere, ma è solo battendo il nemico con le sue stesse armi che possiamo trasformarlo in alleato. Se la paura cresce nella fantasia è nel terreno della fantasia che dobbiamo giocare con la paura per superarla. Luca ha bisogno di sentire che mamma e papà sono con lui nell’avventura contro i mostri che teme; sotto le loro sembianze si nascondono aspetti importanti di sé con i quali il bambino sta facendo i conti: impulsi aggressivi, emozioni di invidia, gelosia, abbandono, rivalità fraterna, sensi di colpa. Potrebbe essere utile inventare con lui una fiaba che abbia come protagonista mostro e bambino che alla fine diventano amici. Oppure disegnare la creatura che lo spaventa, dargli un nome e trasformarla progressivamente in un personaggio benevolo. Per la paura del buio può essere utile giocare insieme a mosca cieca durante il giorno e poi una caccia al tesoro al buio. Accompagnarlo, insomma, un passo alla volta verso ciò che teme e affrontarlo giocando.

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