Direzione Brasile: una nuova vita oltreoceano

La scelta di Chiara, Andrea e della piccola Matilde, partiti come i missionari laici alla volta del grande Brasile

“Non siamo eroi”. Lo dicono, sorridendo, senza finta modestia. “Abbiamo visto tante altre persone farlo, persone come noi. È una cosa che si può fare”. Eppure, è la prima cosa che pensi quando li senti parlare. Incontriamo Chiara Falco e Andrea Guerra qualche giorno prima della partenza per il Brasile, insieme alla piccola Matilde, 15 mesi. Stanno per trasferirsi a San Paolo come missionari laici del Pime. La grande e caotica città brasiliana diventerà la loro casa per i prossimi tre anni. 

Una scelta ponderata

Giornalista lui, con una grande passione per la bicicletta, ricercatrice universitaria ed economista lei, Andrea e Chiara vivono da sempre a Cinisello Balsamo. È qui, in questa cittadina alle porte di Milano, che si sono conosciuti da ragazzini e che hanno messo su famiglia. “In Brasile ci siamo stati la prima volta insieme quattordici anni fa, con l’oratorio – racconta Andrea –. Con la parrocchia abbiamo conosciuto diverse esperienze di missione. È qualcosa che è sempre stato dentro di noi. Una volta sposati ci siamo chiesti se ci piacesse solamente l’idea o se era qualcosa che potevamo fare davvero, così ci siamo avvicinati al percorso di preparazione del Pime, il Pontificio Istituto Missioni Estere”. Per due anni, Andrea e Chiara seguono un incontro alla settimana, mettendosi a confronto con le esperienze di altri missionari, scandagliando le proprie motivazioni e costruendo un progetto di missione concreto. “Poi nel 2017 è arrivata Matilde. L’idea di fare questa esperienza assieme alla nostra bambina ci piaceva. E il percorso col Pime è proseguito”. In estate partono per la prova del nove: tre settimane di vacanza esplorativa a San Paolo per conoscere la città. “Il Brasile è come te lo immagini: grandi contrasti, problemi di sicurezza, certamente, ma anche una grande festa. Matilde è stata benissimo ed era la risposta che cercavamo. Siamo tornati con l’idea che potevamo farlo davvero”.

Viviamo così

Il progetto

In Brasile, come avviene per ogni progetto di missione, Chiara e Andrea andranno a fare il proprio lavoro. Chiara si occuperà di raccolta fondi, economato e analisi dei progetti per il Pime. Andrea lavorerà con l’Istituto per la comunicazione. Insieme, collaboreranno con una ONG locale che gestisce dieci centri giovanili nelle favelas. “Daremo una mano nell’organizzazione delle attività per i ragazzi, mettendo a disposizione le nostre professionalità sia dal punto di vista della gestione che della comunicazione”, spiega Chiara. Ma non solo. “A San Paolo il Pime cercava soprattutto una famiglia normale che portasse il proprio esempio di vita quotidiana. Oltre al nostro lavoro, è quello che saremo chiamati a fare: vivere semplicemente la nostra vita di tutti i giorni. Questo – sottolinea Andrea – vuol dire fare missione, andare in un altro posto, condividere un pezzo della tua vita e delle tue scelte. Nel nostro caso sarà la nostra esperienza di famiglia”. Proprio per questo motivo, la vita dei Guerra in Brasile sarà il più possibile normale. I primi mesi vivranno come ospiti del centro regionale del Pime e si dedicheranno allo studio della lingua. Dopo cercheranno una casa, Matilde inizierà a frequentare un asilo del posto e Chiara e Andrea andranno a lavorare.

Chiudere casa

“Partiamo con l’idea di lasciarci ogni porta aperta per il futuro. Ora pensiamo soprattutto a quello che sarà lì, in Brasile, più che a quello che ci aspetterà tra tre anni, al rientro”, raccontano. Un po’ di paura c’è, ammette Andrea: “Non a lungo termine, ma legata a cose concrete, come la sicurezza della città, l’inserimento di Matilde. E che ci piaccia quello che andremo a fare perché siamo consapevoli che in questo progetto stiamo investendo moltissimo delle nostre vite”. E poi, c’è la difficoltà, di chiudere casa, aggiunge Chiara. Che vuol dire, staccarsi dalla famiglia, dagli amici, da una professione, qui in Italia, che per entrambi è più di un semplice lavoro. “Ci siamo detti che se, per qualsiasi motivo, qualcosa non dovesse funzionare, torneremo a casa. Ma ora – dice Andrea – siamo carichi e molto emozionati. Ci proviamo”. 

Viviamo così

 

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