Una famiglia italiana expat per passione

Aperti, positivi, ben disposti e senza pregiudizi. Così bisogna essere quando si decide di partire, che sia per una vacanza o per una nuova vita in un nuovo paese. A dirlo è Giulietta, 48 anni, torinese, una laurea in lettere, un po’ di marketing e pubblicità come background. E lo dice a ragion veduta, dopo aver trascorso all’estero ventuno anni, vivendo in Europa, in Asia e negli Stati Uniti. “Mi sono reinventata mille volte grazie all’espatrio. Da ogni nuovo spostamento ho tratto lo stimolo per una nuova avventura professionale. Dall’insegnamento all’imprenditoria, dall’organizzazione di eventi alla scrittura, sono tutti campi in cui mi sono cimentata (e divertita) da quando a 27 anni ho rivoluzionato il mio mondo sicuro per seguire il mio neomarito, nonché fidanzato da una vita”.

Lui è Paolo, 47 anni, torinese, ingegnere, mente brillante e spirito aperto. Partito per Londra due giorni dopo la discussione della tesi di laurea, non è mai tornato indietro. “Noi due, l’ho capito negli anni, formiamo una squadra incredibile, abbiamo la stessa passione per questa vita vagabonda e forse la stessa incapacità di stare fermi in un posto, sempre pronti a cogliere nuove avventure, sempre entusiasti di fare un nuovo salto nel vuoto”.

Fanno parte della squadra, volenti o nolenti, Federica, 20 anni, nata a Parigi come le sue sorelle, studentessa al terzo anno alla NYU, la New York University, dove studia politica internazionale e antropologia (la prima, si dice, per fare contenti mamma e papà e per avere un lavoro sicuro in futuro, la seconda per passione). Chiara 18 anni, studentessa anche lei a NYU, segue la sua passione d’infanzia sognando di diventare medico. Camilla, 16 anni, studentessa liceale, frequenta a Stoccolma la scuola internazionale, con la voglia di ripartire in fretta per gli Stati Uniti e raggiungere le sorelle. “Completa la squadra la micetta Macaron, che si è unita a noi sette anni fa, seguendoci nelle ultime tappe, da Parigi alla California e dalla California alla Svezia”.

A vent’anni si devono seguire i sogni

Paolo e Giulietta si sono conosciuti ragazzini e non si sono più lasciati. “Abbiamo scelto insieme praticamente tutto, benché, a essere sincera, la prima volta che lui è partito per due anni di studio a Parigi non ero veramente entusiasta. Ma poi ho capito che dovevo lasciarlo andare, che quella era la sua vita e che a vent’anni si devono seguire i propri sogni. Da Parigi lui è tornato giusto il tempo di finire la tesi e poi è ripartito. A quel punto è stato chiaro che dovevo muovermi anch’io”.

Avere una doppia laurea, italiana e francese, ha aperto a Paolo diverse porte. “È stato naturale cogliere le opportunità, soprattutto perché eravamo giovani e senza vincoli particolari. Era il 1995 quando è partito per Londra, in Italia non c’era crisi e per due giovani laureati non era un problema trovare lavoro, ma quello che ha spinto Paolo era la voglia di qualcosa di diverso. La stessa voglia che l’ha portato ad andare a Parigi, dove nella primavera del 1997 l’ho raggiunto, incinta di quattro mesi della nostra prima figlia. Abbiamo cominciato la nostra vita all’estero con entusiasmo. E paese dopo paese, ventuno anni dopo, manteniamo lo stesso spirito”.

Come una giostra che gira

Francia, Giappone, India, Francia nuovamente, Stati Uniti e infine Svezia. In ogni nazione un’avventura professionale diversa. “Il motore di ogni spostamento è stato sempre il lavoro, una nuova offerta, una nuova opportunità. Per anni il lavoro è stato all’interno della stessa società, poi il grande salto oltreoceano dove Paolo ha lavorato per Tesla, il produttore di macchine elettriche più famose del mondo”.

Dagli Stati Uniti alla Svezia, l’ultimo spostamento ha comportato una nuova avventura, il lancio di una società di cui Paolo è cofondatore, la Northvolt, un grande costruttore europeo di batterie al litio. “Diciamo che la Svezia è stata la ciliegina sulla torta. Ho sempre detto sì a ogni spostamento, cogliendo l’occasione per lanciarmi in qualcosa di nuovo. Ho insegnato italiano fondando un’associazione per lo sviluppo delle lingue e culture straniere, con un occhio particolare ai bambini. Ho insegnato cucina italiana in Giappone, cercando di trasmettere molto del mio paese. Ho fondato e portato avanti con tenacia una società che produceva vestiti per bambini in India, affascinata dalla bellezza delle stoffe e dai motivi colorati tipici del sud del paese. Ho organizzato eventi italiani in Silicon Valley per mostrare un’Italia bella e capace. Mi sono sempre occupata di accoglienza e appoggio alle nuove famiglie espatriate che arrivavano nel paese in cui vivevo, conscia di quanto sia importante essere guidati nei primi passi”.

Essere la guida degli expat è quasi una missione, per Giulietta, che da dieci anni mette tutto nero su bianco in un blog (icerrutiinindia.blogspot.it) e cerca di trasmettere il suo amore per questa vita. “Dal blog è nato un libro, il Manuale pratico per l’espatrio, dove cerco di dare consigli utili a chi decide di partire e lasciare il comfort di casa per mettersi in gioco”.

Il mondo per una famiglia expat non ha confini

In questo girovagare avete trascinato le ragazze. È stato facile? “Tra alti e bassi, senza danni apparenti! Penso che in certi momenti ci abbiano odiato, non è facile essere sempre quello nuovo, l’ultimo arrivato. Non è facile ricreare tutto. Credo però che vedano questa vita come un immenso regalo. Abbiamo dato loro esperienze enormi, una grande apertura sul mondo. Hanno imparato a vivere in contesti dove bisogna tirare fuori le unghie o coprirsi gli occhi per non lasciarsi sopraffare. Hanno avuto la fortuna di vivere immerse in mille culture e mille lingue. Hanno orizzonti giganteschi. Per loro il mondo non ha confini”.

Hanno progetti per il futuro? “Non lo so, non so se preferiranno radicarsi o continuare a vivere così. Per ora le grandi sono a New York, felici. La piccola con noi. Vedremo quali porte si apriranno, di sicuro non saremo noi a frenarle”.

Mai un tentennamento? Mai la voglia di tornare indietro? “Vivere in così tanti paesi, come coppia e famiglia, è stato fantastico ed entusiasmante. Penso che ci abbia resi molto solidi, quando si espatria la prova di forza è di dimensioni cosmiche, ma se la si supera se ne esce stabili come non mai. La famiglia diventa il centro del mondo, il vero punto di riferimento. Quando tutto cambia intorno, è nel piccolo nucleo che si trova rifugio e conforto. Per questo è estremamente importante che la decisione di partire sia una decisione di coppia, che i due partner siano convinti e sicuri della scelta. Solo così si potrà avere la solidità necessaria per mantenere alto il morale della truppa”.

Qualche rimpianto? “Abbiamo adorato ogni posto dove abbiamo vissuto e che corrisponde a una fase diversa delle nostre vite, a un’età diversa delle nostre figlie. Ogni paese ci ha insegnato qualcosa e ci abbiamo lasciato un pezzettino di noi. Quando qualcuno mi dice che non abbiamo radici, rispondo che sì, ne abbiamo tante, sparse in ogni paese in cui abbiamo vissuto”.

La Svezia, il paradiso dell’uguaglianza

Giulietta e Paolo sono arrivati in Svezia da poco, anche se nei diciotto mesi prima di stabilirsi Paolo ha fatto avanti e indietro dalla Silicon Valley. “Stoccolma è una città fantastica, talmente bella da farti dimenticare il freddo e la poca luce durante l’inverno. Ovviamente non conosco ancora tutto, ma trovo gli svedesi gentili e la città facile da vivere. Poi tutti parlano inglese, il che aiuta. C’è un grande rispetto per la famiglia e il lavoro femminile, uomini e donne hanno ruoli analoghi, sia professionalmente che all’interno della coppia. C’è un ottimo equilibrio. Mi piace tantissimo vedere i papà che spingono i passeggini e che si ritrovano con altri papà per la pausa caffè durante la loro parte di congedo paternità. Abbiamo molto da imparare dai paesi scandinavi. Il bilancio di questi primi mesi è positivissimo, sono filati alla velocità della luce, sento veramente di aver ricostruito molto, legami compresi”.

Per il futuro? “Ho imparato a non fare programmi a lungo termine, non si sa mai, le opportunità sono sempre dietro l’angolo e pronte per essere colte. Per ora siamo felici qui, il progetto di Paolo sta spiccando il volo, io mi dedico al secondo libro e allo studio dello svedese, oltre a godermi gli ultimi anni con un figlio in casa. Per il dopo c’è tempo, abbiamo la fortuna di essere ancora relativamente giovani per poter cogliere nuove avventure, per crearne altre, per goderci quello che abbiamo costruito. Per essere onesta, fatico a vedermi fissa da qualche parte. E con tre figlie cittadine del mondo, faccio ancora più fatica… Andremo dove ci porta il cuore. E ci sono sempre gli aerei per riportarci dalle persone che amiamo”.

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