Genitori che si aiutano

Quando ce ne hanno parlato la prima volta ci è sembrata una cosa strana. Cosa significa cooperazione tra genitori? È qualcosa molto in voga nei paesi anglosassoni, Gran Bretagna e Stati Uniti tanto per cominciare, ma che ha radici antiche, nelle tribù o nei villaggi, dove la vita è sempre stata un affare collettivo. Si tratta semplicemente di aiutarsi, cioè costruire catene di solidarietà tra simili. “Ho un figlio di due anni, tu abiti qui vicino e hai anche tu un figlio di due anni. Li tieni tutti e due mentre faccio la spesa?”. Per un gesto così semplice e quotidiano, quanto sarebbe utile l’aiuto di una vicina di casa, invece di dover ricorrere a baby sitter, post scuola, nonni, suocere, tate? In Italia lo schiacciante peso ideologico della famiglia allargata ha frenato la nascita e lo sviluppo di forme di cooperazione alternative. Una famiglia è considerata “sola” se non ha i nonni o almeno gli zii che abitano vicino. In questo caso, i valori umani come la cura, l’assistenza e persino l’amicizia o la partecipazione diventano merci che si acquistano da colf, baby sitter e badanti. Senza nulla togliere a queste figure professionali, indispensabili per moltissime famiglie con entrambi i genitori che lavorano, si può provare a pensare a noi e agli altri non come a sconosciuti, ma come a persone che possono sostenersi quando ne hanno bisogno.

Dare e ricevere alla pari

Cooperazione significa trasferire elementi della famiglia antica in un contesto moderno. Cosa serve per cooperare? Bisogna anzitutto cambiare mentalità e imparare a dare, ricevere e contraccambiare. Qualche ipotesi: la mamma di Filippo, che incontriamo tutti i giorni ai giardinetti, ci sembra simpatica e sensata. I bambini giocano insieme da mesi. Chiediamole se li può guardare tutti e due per mezz’ora, mentre noi andiamo a comprare il pane. Ci offriremo poi di guardarli noi un’altra mezz’ora, dandole la possibilità di passare in tintoria. È importante che lo scambio avvenga sempre “alla pari”. Se una vicina ci chiede di ospitare suo figlio a cena, la risposta giusta dovrebbe essere: “Volentieri: sto preparando pollo arrosto, spinaci e patatine. Se non gli piace posso scaldargli una tazza di latte” e non offrirsi di cambiare completamente il menu, mandando subito papà a comprare la pizza ai peperoni che piace tanto al piccolo ospite. Allo stesso modo, la mamma che lascia il bambino deve fidarsi e accettare le regole degli altri, che possono essere diverse da quelle di casa sua. Magari a casa dei vicini non si guardano i cartoni mentre si mangia (o magari sì). Un cambiamento ogni tanto, lungi dall’essere dannoso, può trasformarsi in un’occasione per correggere quelle situazioni che sembrano ormai inalterabili (tipo guardare i cartoni animati mentre si è a tavola).

In gruppo è meglio

Un timore non infondato è che la persona a cui si chiede cooperazione si carichi di un compito sgradito o pesante. Può darsi, ma normalmente non è così. Due bambini sono più facili da gestire di un bambino solo. Il bagnetto con lavata di capelli, che a casa vostra probabilmente è una tragedia, in compagnia di un amichetto diventa quasi un divertimento. L’importante è provare: se poi proprio non funziona, pazienza, ci saranno altre occasioni.

 

10 idee per cooperare

1) Baby sitting

Guardare i bambini degli altri è il più tradizionale tra i campi della cooperazione. È proponibile solo fra famiglie che hanno una certa affinità. Si può chiedere aiuto per un pomeriggio o per un’occasione speciale, magari una serata in cui volete folleggiare senza marmocchi al seguito. Nelle forme più elaborate, può capitare di tenere i bambini a giorni alterni, magari tutto il pomeriggio dopo l’uscita da scuola. Premuratevi di aiutare la famiglia ospitante, per esempio portando un gioco dei vostri figli o un cartone animato che aiuterà a intrattenere i figli degli altri e farà sentire il bambino meno solo. Se lasciate il bimbo la sera, preparategli una valigetta con tutto il necessario per la notte: pigiama, spazzolino, asciugamano eccetera. Mentre la mamma prepara i suoi per la nanna, preparerà anche il vostro. È uno scambio adatto a ogni tipo di età, ma l’intensità varia a seconda del grado di confidenza tra famiglie e bambini.

2) Pulizie e altri lavori domestici

Apparentemente anomalo, è uno scambio utilissimo che può dare grandi soddisfazioni. Volete pulire a fondo una stanza oppure fare il cambio di stagione negli armadi? Siete amanti di marmellate e conserve e volete dedicare una giornata alla preparazione? Invitate una amica con figli a casa vostra: lei si occuperà dei bambini mentre voi farete quei lavori che non trovate mai il tempo di fare. Non formalizzatevi: lei è lì per aiutarvi, quindi potete farvi trovare vestite da Cenerentola con lo spazzolone in mano e il massimo dovere di ospitalità che vi compete sarà offrirle un caffé all’arrivo. Se avete invitato una persona di spirito, tenete presente che può persino aiutarvi a fare le pulizie: in buona compagnia anche i lavori più atroci, come smontare le tende o pulire a fondo gli armadi della cucina, possono risultare divertenti. Lo scambio è adatto a bambini di ogni tipo di età. Funziona bene anche tra più famiglie (“oggi ci troviamo tutti da Elena, sabato prossimo tutti da Paola). È indispensabile ricambiare o perderete per sempre gli amici.

3) La spesa

Per questo scambio ci vuole davvero poco o niente. Basta mettersi d’accordo con una vicina: i giorni pari lei compra il pane e il latte fresco, i giorni dispari lo comprate voi. Indispensabile un po’ di benevola flessibilità. Se la vicina proprio non è riuscita a passare in negozio, anche se era il suo turno… pazienza, mangerete cracker e berrete latte a lunga conservazione. Se la cosa si ripete più volte, cambiate vicina. È uno scambio facilissimo e può riguardare qualsiasi livello di spesa (mercato, supermercato, grossisti e via dicendo). Esistono anche forme istituzionalizzate di acquisti in comune (i gruppi di acquisto o GDA) di cui molti genitori fanno parte.

4) Il weekend

Cooperare nel weekend non significa cercare qualche famiglia a cui sbolognare i figli per andare a sciare come si faceva ai vecchi tempi. L’idea è piuttosto quella di trascorrere un weekend “collettivo” dove ciascuno fa la sua parte con una certa libertà. Proponete a due o tre famiglie (meglio quattro o cinque) di seguirvi in un picnic. Ciascuno porta il suo pranzo al sacco e qualche gioco per i bambini. I bambini stanno tutti insieme e rompono molto meno le scatole. I genitori, a turno, possono riposarsi sdraiati sull’erba, fare due passi, chiacchierare, farsi un giro in bici. È uno scambio che funziona particolarmente bene con famiglie che hanno figli della stessa età e con le stesse esigenze. Indispensabile che ogni famiglia sia indipendente e possa arrivare o tornare a casa quando vuole.

5) La scuola e i corsi

Altro scambio semplicissimo, forse il più praticato nelle nostre città, attuabile a partire dagli ultimi anni della scuola materna. La famiglia Rossi accompagna i bambini a scuola, la famiglia Bianchi li va a prendere e li accompagna a nuoto, la famiglia Verdi li recupera e li riporta a casa. Le permutazioni possibili sono infinite. Le sinergie si sviluppano spesso tra mamme che aspettano i bambini all’uscita da scuola. Indispensabile essere tutti puntuali e attenti. Il risparmio di tempo è elevatissimo.

6) I pasti

Siete dei maestri a preparare la minestra di verdura? Quando è pronta, offritene una zuppiera alla vicina di casa. Probabilmente ricambierà con un pezzo della sua famosa torta al cioccolato, che vi toglierà il problema della colazione del giorno dopo. È uno scambio talmente semplice che è adatto anche ai single. Se invece decidete di invitare un bambino a cena, non sconvolgete le vostre abitudini per venire incontro alle sue. Aggiungete un posto a fianco dei vostri bambini, apparecchiate per lui come se fosse di casa, trattatelo come fosse vostro figlio: si sentirà subito più inserito e accettato.

7) Vestiti, giochi e attrezzature

È un tipo di scambio diffusissimo e davvero utile, soprattutto nei primi mesi di vita del bambino, al punto che un po’ dappertutto fioriscono mercatini istituzionalizzati dello scambio dei vestiti usati o degli accessori. Piacciono moltissimo agli stranieri, abbastanza ai genitori di ceto medio-alto, poco a chi percepisce l’usato come una cosa “da poveracci”. Ma è proprio indispensabile che il pigiamino del pupo sia nuovo di zecca (però magari di poliestere, perché costa meno)? Un discorso a parte meritano i giochi. I bambini occidentali moderni sono pieni di giochi che perdono appeal in fretta. Le mamme più accorte fanno “ruotare” i giochi di casa: ogni tanto scompare una cassa di bambolotti, costruzioni e peluche che ricompare magicamente dopo un mese. Invece di nascondere la cassa in cima a un armadio, offritela alla solita vicina di casa, che magari ricambierà con una cassa delle sue. Dopo due mesi, i giochi ritornano a casa, i bambini saranno convinti di giocare con giochi sempre nuovi e voi avrete risparmiato fior di soldini.

8) Convalescenza

Giulia e Francesco vanno all’asilo insieme e hanno appena preso tutti e due l’influenza. Passata la fase acuta, mettetevi in contatto con la mamma dell’altro convalescente e fateli giocare insieme. Potrete così recuperare un po’ della ruotine quotidiana che viene normalmente stravolta dalla malattia del piccolo. Indispensabile essere genitori sportivi e disposti a far uscire di casa il bimbo anche se ha 37,2 di febbre.

9) Vacanze

Probabilmente la vacanza della vostra infanzia che ricordate meglio è quella in cui siete andati a casa di un vostro compagno di scuola (o quella in cui un vostro compagno è venuto con voi). I bambini di tutte le età amano le vacanze con gli amichetti. Offrite di portare con voi l’amico/a del cuore di vostro figlio/a. Non ve ne pentirete, perché nove su dieci non li vedrete né sentirete per parecchie ore al giorno (saranno troppo presi a giocare insieme). È uno scambio possibile solo a partire da una certa età (6-7 anni) e tra famiglie che hanno stabilito un vincolo di affinità e amicizia.

10) Shopping

Volete fare un giro in centro? Volete provare qualche vestito ma i camerini sono off-limits con i marmocchi che girano intorno? Organizzate una giornata di shopping assieme a una o più amiche con figli. Guardate i bambini a turno in modo che tutte possiate fare acquisti. A merenda, una mamma carica la ciurma e la porta in gelateria. Funziona anche nei centri commerciali: i bambini però devono essere abbastanza grandicelli (dai tre anni in su).

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