Quando i genitori vogliono aiutare a pulire la scuola

La scuola ha bisogno di professionalità, non di carità o di volontariato. Come genitori, cosa possiamo fare per aiutare?

Storica è la frase di un preside: “Genitori, state lontano dalla scuola. La scuola ha bisogno di professionalità, non di carità o di volontariato. I volontari possono decidere di abbandonare il loro impegno da un momento all’altro. E sicuramente lo faranno non appena i figli passeranno a un nuovo ciclo scolastico”.

Come dare torto a questo preside? Sono parole dure, ma fanno i conti con la realtà. Noi genitori vorremmo che i nostri figli frequentassero scuole bellissime, con aule colorate e insegnanti felici. Ma questo desiderio riguarda solo i nostri figli. E solo nel periodo di tempo strettamente delimitato dalla loro frequenza.  

L’edilizia scolastica è indietro

Le iniziative che puntano a rimediare al cattivo stato dell’edilizia scolastica, per esempio imbiancare i muri o fare le pulizie a scuola, sono meritorie e importanti, come tutto quel che riguarda la cittadinanza attiva o il volontariato. Ma spesso sono troppo aleatorie. Sono, per loro natura, temporanee. E spesso finiscono per essere ostacolate dalla scuola stessa. Perché?

E’ sotto gli occhi di tutti, purtroppo, che lo stato manutentivo delle scuole italiane sia molto arretrato. 

Dovremmo complimentarci perché le scuole hanno superato la certificazione LEED per assicurare la sostenibilità e le prestazioni degli edifici, sia all’interno che all’esterno. Invece assistiamo inermi alle verifiche di una edilizia scolastica che non supera i test di vulnerabilità sismica, non affronta l’efficientamento energetico e addirittura resta indietro nella bonifica dell’amianto.

Senza parlare dell’ordinaria manutenzione. Sono troppo frequenti i casi di scuole che hanno bagni repellenti, riscaldamento altalenante, muri scrostati e soffitti che cadono, con tragedie sfiorate o compiute. 

Il volontariato dei genitori

In moltissimi comuni italiani sono tanti i genitori che si rimboccano le maniche e partecipano fattivamente alla “pulizia” delle scuole. Nel fine settimana si reinventano imbianchini, elettricisti, muratori e con forte spirito di squadra rimettono in piedi in prima persona le aule frequentate dai figli.

Il veto opposto da alcuni dirigenti scolastici sembra incomprensibile e persino cattivo, ma ha altre (ottime) motivazioni.

In primis un problema di sicurezza. “Pur trattandosi di persone adulte che intervengono volontariamente – commenta l’avvocato Francesca Galdini – c’è pericolo che qualcuno si faccia male, magari tra i genitori al momento dell’opera o peggio ancora tra i bambini nei giorni successivi”.

Per aggirare questi timori e lasciare che i lavori siano fatti da professionisti, è altamente consigliato che i genitori facciano sì volontariato, ma fuori della manutenzione scolastica. L’ideale è raccogliere somme di denaro da destinare ai lavoretti di ristrutturazione della scuola.

Meglio la raccolta fondi

Difficilmente i dirigenti obiettano di fronte a un gruppo di genitori volonterosi che organizzano una vendita di beneficienza, un’asta o semplicemente una raccolta fondi.

“Il Ministero dell’Istruzione ha diramato una circolare in cui ammette i contributi volontari da parte dei genitori – continua l’avvocato Galdini -. Da sottolineare che le somme raccolte devono essere indirizzate esclusivamente a interventi di ampliamento dell’offerta culturale e formativa e non allo svolgimento di attività curricolari”. 

Tuttavia il concetto di attività formativa e culturale è sufficientemente ampio e permette alla scuola un ambito di manovra. Spesso la decisione di come utilizzare il contibuto viene presa assieme ai genitori rappresentanti di classe o di istituto.

“Gli stessi rappresentanti possono impegnarsi in una rendicontazione chiara ed esaustiva della gestione di questi contributi, da cui risulti come sono stati spesi i soldi e quali benefici ne ha tratto la comunità scolastica“.

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