Giappone Mon Amour: intervista a Laura Imai Messina

Scrittrice, docente e ricercatrice, Laura Imai Messina racconta l’esperienza di genitore in Giappone, il paese in cui ha scelto di vivere

«Ogni mese in giapponese ha due nomi, uno che segue un ordine numerale e un altro, più antico, che si appiglia alla saggezza della tradizione e chiama fiori, frutti, l’aspetto del cielo oppure concetti». Tokyo tutto l’anno è uscito lo scorso settembre, pubblicato da Einaudi,  ed è il quinto libro di Laura Imai Messina, un racconto intimo e autobiografico della città giapponese in cui la scrittrice vive.

Per la prima volta include il punto di vista della sua famiglia e in particolare dei suoi figli. Ma come vive la quotidianità da genitore una donna italiana in una paese così apparentemente diverso come il Giappone?

Il luogo prescelto e la nascita di una famiglia

Laura Imai Messina arriva in Giappone nel 2006 per approfondire la conoscenza del giapponese in un’università di Tokyo.

“Sono entrata in contatto con la lingua giapponese al terzo anno di università, casualmente, e mi sono innamorata subito della lingua, prima ancora della cultura, che conoscevo pochissimo.

Sarei dovuta tornare a casa, a Roma, dopo un anno. Ma il mio interesse si è ampliato così tanto che ho scelto questo luogo, prima ancora di trovare l’amore.

Credo sia la consapevolezza di vivere esattamente nel posto dove voglio vivere ad aiutarmi a superare ogni tipo di difficoltà in un ambiente così diverso. Riesco a mantenere tutto in equilibrio proprio perché non ho mai messo in discussione la mia scelta.

Oggi vivo a Tokyo con mio marito Ryosuke, ricercatore, e i nostri due bambini di 5 e 3 anni: Claudio Sosuke, che chiamiamo Sosuke, ed Emilio Kosuke, che invece chiamiamo Emilio.

Mi sento di includere nella nostra famiglia anche i miei suoceri, Yoko e Yosuke, che sono un sostegno importante. A casa parliamo solo italiano e fuori giapponese, abitudine che genera una netta differenza tra vita familiare e vita sociale, quasi in linea con lo stile di vita giapponese che vede il pubblico e privato come due sfere distanti”

Tokyo tutto l'anno

La maternità, un’occasione di crescita

La maternità in Giappone è considerata un momento sacro della vita: negli ospedali le donne vengono seguite e rassicurate in ogni fase della gravidanza.

“Non si limitano all’aspetto puramente medico ma ti guidano e preparano a essere madre – spiega Laura Imai Messina-. Sono molto grata alle persone che ho incontrato durante il mio percorso, che mi hanno tenuta per mano, passo dopo passo, settimana dopo settimana, fino a quando mi sono resa conto che sapevo allattare e che ero serenamente avviata nella giusta direzione.

I cinque giorni di ricovero previsti dopo il parto sono molto utili perché rendono la madre più consapevole e sicura. Vengono organizzati mini-corsi e lezioni e perché c’è così tanto da imparare”.

Quando il neonato diventa bambino, può capitare di dover far fronte a difficoltà legate al sistema educativo o, più semplicemente, alla gestione della quotidianità.

“Per quel che mi riguarda non ho avuto ancora problemi. I miei figli sono piccoli e non ricordo quasi nulla di quel periodo della mia infanzia, per cui non riesco ancora fare paragoni. Quando cresceranno non potrò fare più di tanto riferimento a ciò che io ho imparato da bambina, come quando andranno a scuola e dovrò seguirli con i compiti: ma non escludo il fatto che non sia necessario, visto che qui la scuola è considerata più responsabilità del bambino che del genitore. 

A differenza di mia sorella – che vive nello stesso quartiere dove siamo cresciute e manda i figli in scuole che conosce – io mi trovo a vivere una novità completa ed è come se crescessi insieme a loro.

Non nego a volte di sentirmi un po’ insicura, ma grazie al rapporto solido con mio marito riesco a comprendere meglio le differenze”.

L’arte della calma e la gestione delle emozioni

Nella quotidianità del genitore italiano non mancano i momenti del rimprovero e in cui si alza la voce; tuttavia sono tanti i momenti in cui l’affetto si manifesta fisicamente.

Da questo punto di vista la relazione tra genitori e figli in Giappone può apparire diversa: “L’atteggiamento della madri giapponesi che frequento è molto più calmo e meno fisico rispetto al nostro – racconta -. Mi sento molto mamma italiana nella gestione emotiva, soprattutto nella fisicità: all’asilo mio figlio e io ci distinguiamo per i baci e gli abbracci. Tendo anche ad alzare più facilmente la voce.

Il contenimento fisico invece è parte della cultura giapponese: non si tratta di nulla di negativo o positivo nel rapporto tra madre e figlio, ma solo una diversa maniera di gestire il corpo, perché le mamme giapponesi sanno trasmettere dolcezza e amorevolezza in altri modi. Io apprezzo tanto la loro calma e la capacità di contenere l’eccesso di emotività, che se mal dosata può rendere squilibrato il rapporto.

Il contenimento emotivo giapponese mi affascina, è legato all’ambiente e alla società: qui i bambini non vengono sgridati né picchiati, soprattutto in pubblico, e gli adulti danno il loro esempio, nessuno litiga per la strada.

Questo diverso approccio mi sta facendo crescere come persona e come madre: sto cercando di ‘assorbirlo’ senza tentare inutilmente di diventare un’altra persona, ma per migliorarmi ogni giorno come genitore”.

Imparare a “vivere”

“Amo molto la scuola materna che frequentano i miei figli: l’approccio è legato al divertimento e alla crescita emotiva, non c’è alcuna fretta di renderli capaci di fare qualcosa nella pratica. 

Esiste un modo di dire giapponese che tende a spiegare l’unico scopo della scuola per i primi tempi: rafforzare ‘la capacità di esistere’.

In Italia mi capita di confrontarmi con amiche i cui figli hanno corsi da seguire oltre alla scuola, di lingua straniera o sport.

Noi non viviamo questo accumulo di attività e trovo che questo renda più armonica la crescita: aiutare un bambino a sentirsi capace di affrontare la vita lo rende abile anche in tutte le attività con cui si misurerà. 

L’unico aspetto pratico per cui mi sono trovata a manifestare disappunto è l’abitudine estiva tutta giapponese di raccogliere gli insetti per poi studiarli.

I bambini girano con retini e catturano libellule, mantidi e tanti altri animaletti. Li mettono in una scatolina, li nutrono e scrivono il diario sulla loro esistenza.

A scuola (già dall’asilo) viene insegnato loro come catturarli. Da animalista non approvo tanto e credo che fino a che non sarà obbligatorio cercherò di non farglielo fare”. 

Tokyo tutto l'anno Einaudi

Un mondo di fiducia e sicurezza 

Gli italiani che hanno la fortuna di visitare il Giappone sono in genere colpiti dal senso di sicurezza e dalla pulizia, oltre che dall’educazione di adulti e bambini. 

“I miei bambini in Italia sono considerati estremamente educati. Io credo che abbiano semplicemente interiorizzato una percezione del contesto diversa, dove si dà più importanza al ‘bene comune’” racconta Laura Imai Messina.

“Quando mio figlio compirà sei anni andrà a scuola da solo, perché qui è un’abitudine diffusa; il livello di sicurezza é altissimo, oltre al senso di fiducia nel prossimo, uno dei concetti chiave di questa cultura.

Inoltre il Giappone è noto per l’estrema pulizia: i bambini possono camminare  liberamente e raccogliere ghiande per la strada senza imbattersi in sporcizia e rifiuti, ci sono bagni pubblici ovunque sempre puliti e non mancano gli angoli per cambiare il pannolino. Questo ti rende di sicuro più ottimista nei confronti delle uscite con i figli.

Noi come famiglia non abbiamo la macchina ma siamo sempre riusciti a spostarci senza problemi e in modo fluido. Credo che vivere in Giappone renda la vita del genitore un po’ più facile”.

Tra le donne europee è opinione diffusa il fatto che allattare in pubblico in Giappone non sia ben visto. In realtà non tutti riescono a comprendere questo aspetto della cultura locale e molti lo fraintendono, e nutrire il proprio bambino in pubblico non è vietato. 

“Qui in Giappone è semplicemente abitudine diffusa tra le donne l’utilizzo di scialli reperibili nei negozi per la prima infanzia. Personalmente ho allattato ovunque, dal treno ai caffè. È una questione di privacy: con lo scialle si crea uno spazio intimo e privato che rilassa molto il bambino.

Mi è capitato una volta di vedere una donna che allattava senza scialle e nessuno si è scomposto: utilizzarlo è un’abitudine comune ma resta una scelta personale”.

Tokyo negli occhi dei bambini

Tokyo tutto l’anno, dall’8 settembre in libreria, è il racconto di una città familiare e al tempo stesso misteriosa, attraverso i suoi luoghi, personaggi, cibi e leggende. 

Una città dove il presente si mescola perfettamente con il passato, dove tutto sembra nuovo eppure la tradizione emerge con forza in ogni dettaglio e nelle abitudini dei suoi abitanti.

“In questo libro lo sguardo dei bambini è uno dei punti chiave della narrazione: la città si carica dell’ulteriore meraviglia che la rende accessibile alle persone che non appartengono a questa cultura. Uno dei temi portanti del libro sono proprio le tradizioni giapponesi, raccontate attraverso i mesi dell’anno.

Ogni mese è legato a tradizioni specifiche: come mangiare dolci particolari, utilizzare decorazioni apposite e anche fare il bagno in un modo diverso. Questo susseguirsi nel tempo di tanti piccoli rituali fa sì che l’immaginario del bambino si arricchisca notevolmente; ed è stata proprio l’esperienza del bambino – che tocca, vede e assaggia – ad aiutarmi a spiegare le cose in modo più semplice. 

Dal mio punto di vista invece, c’è un approccio giapponese alle altre culture che mi ha sempre colpita in modo particolare: la mescolanza.

Noi viviamo la divisione culturale a livello nazionale, diciamo che una cosa è italiana, francese o giapponese.

Nella cultura giapponese esiste la mescolanza senza trasformazione: elementi culturali di diversa provenienza convivono nello stesso spazio senza doversi trasformare, vengono semplicemente assorbiti.

Come il Natale, che è stato assorbito anche se modificato con piccoli tocchi tutti giapponesi. Qui tutto è compatibile con la cultura locale, vi si mescola e genera una nuova armonia”. 

Laura Imai Messina

 

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