Cognome del papà, della mamma o di entrambi: come funziona in Italia?

Sono tante le famiglie che si chiedono cosa dica la legge in merito al cognome dei figli e in effetti in Italia c’è una certa confusione sull’argomento, in parte generata da articoli sui giornali che annunciano grandi novità (che poi non ci sono).

Ma vediamo come stanno le cose: con la sentenza 286/2016 la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità di alcuni articoli del Codice Civile, nella parte in cui non consentono ai coniugi, di comune accordo, di trasmettere ai figli al momento della nascita anche il cognome materno (così come non lo consentivano ai genitori non uniti in matrimonio e alle coppie di adottanti). Pressoché immediata è stata la circolare del Ministero degli Interni (1/2017), a norma della quale “…l’ufficiale dello stato civile dovrà accogliere la richiesta dei genitori che, di comune accordo, intendano attribuire il doppio cognome, paterno e materno, al momento della nascita o al momento dell’adozione…”. Traducendo: l’attribuzione del solo cognome paterno non è più automatica, ma al momento non è ancora possibile dare al minore il solo cognome materno.

Si può invece attribuire ai figli il doppio cognome, purché vi sia accordo in tal senso tra i genitori; in difetto, verrà conferito solo quello paterno.
Questo accordo non dovrà avere alcunché di speciale o di formale: è sufficiente, per intenderci, che all’atto della dichiarazione il padre (normalmente è lui che si reca all’ufficio di stato civile) affermi di voler affiancare il cognome della mamma.

E se in Parlamento giacciono innumerevoli proposte di legge volte a legittimare anche in Italia il solo cognome materno, c’è da dire che la giurisprudenza nel frattempo si sta muovendo in questa direzione.

Nell’estate 2017 una sentenza della Corte di Cassazione ha sancito per due donne la possibilità di attribuire il doppio cognome al minore nato da fecondazione eterologa.
Un altro caso: la Corte d’Appello di Milano ha stabilito che il Comune di Milano deve trascrivere i certificati di nascita di due bambini figli di una coppia omosessuale italiana, nati in California tramite la procedura di gestazione per altri. I due bambini erano stati concepiti da due ovuli diversi della stessa donna cui erano stati impiantati due diversi spermatozoi: erano quindi biologicamente fratelli, ma con padri differenti. Ecco spiegato il motivo per cui hanno potuto conservare il cognome di entrambi i padri.

Non ci resta che sperare che, dopo le elezioni, il nuovo Parlamento e il nuovo Governo riprendano in mano i disegni di legge che dormono ormai da troppo tempo e facciano finalmente chiarezza sull’argomento.

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