Cognome della madre, del padre, o doppio: cosa si può fare in Italia

Cosa dice la legge in merito al cognome dei figli? Si può attribuire il doppio cognome, purché vi sia accordo tra i genitori

Di Francesca Galdini, avvocato

Sono tante le famiglie che si chiedono cosa dica la legge in merito al cognome dei figli e la possibilità di dare il cognome della madre. In effetti in Italia c’è una certa confusione sull’argomento, con la ripresa a intervalli regolari di un dibattito che ogni tanto annuncia grandi novità, anche se poi non cambia nulla.

Il cognome della madre non è ancora possibile

Vediamo come stanno le cose: con la sentenza 286/2016 la Corte Costituzionale ha dichiarato l’illegittimità di alcuni articoli del Codice Civile, nella parte in cui non consentono ai coniugi, di comune accordo, di trasmettere ai figli al momento della nascita anche il cognome della madre (così come non lo consentivano ai genitori non uniti in matrimonio e alle coppie di adottanti).

Pressoché immediata è stata la circolare del Ministero degli Interni (1/2017), a norma della quale “l’ufficiale di stato civile dovrà accogliere la richiesta dei genitori che, di comune accordo, intendano attribuire il doppio cognome, paterno e materno, al momento della nascita o al momento dell’adozione”. Traducendo: l’attribuzione del solo cognome paterno non è più automatica, ma al momento non è ancora possibile dare al minore il solo cognome materno.

Il doppio cognome è permesso

Si può invece attribuire ai figli il doppio cognome, purché vi sia accordo in tal senso tra i genitori; in difetto, verrà conferito solo quello paterno.
Questo accordo non dovrà avere alcunché di speciale o di formale: è sufficiente che il padre (normalmente è lui che si reca all’ufficio di stato civile) all’atto della dichiarazione, affermi di voler affiancare il cognome della mamma.

La giurisprudenza più veloce della politica

In Parlamento giacciono innumerevoli proposte di legge volte a legittimare anche in Italia il solo cognome materno e la giurisprudenza nel frattempo si sta muovendo in questa direzione.

Nell’estate 2017 una sentenza della Corte di Cassazione ha sancito per due donne la possibilità di attribuire il doppio cognome al minore nato da fecondazione eterologa.
Un altro caso: la Corte d’Appello di Milano ha stabilito che il Comune di Milano deve trascrivere i certificati di nascita di due bambini figli di una coppia omosessuale italiana, nati in California tramite la procedura di gestazione per altri. I due bambini erano stati concepiti da due ovuli diversi della stessa donna cui erano stati impiantati due diversi spermatozoi: erano quindi biologicamente fratelli, ma con padri differenti. Ecco spiegato il motivo per cui hanno potuto conservare il cognome di entrambi i padri.

A oggi non ci sono novità sui disegni di legge che dormono da tanto tempo in Parlamento. Resta da aspettare che si faccia finalmente chiarezza sull’argomento.

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