Il versatile etilene

Questo mese proviamo a raccontare qualcosa su una specifica molecola, l’etilene, che avremo sicuramente incontrato in almeno uno dei suoi molteplici usi. L’etilene è una molecola organica molto semplice, composta da due atomi di carbonio e da quattro di idrogeno. Delle quattro “manine” che ciascun atomo di carbonio possiede, due sono impegnate a tenere reciprocamente le manine dell’altro atomo identico, mentre le altre due tengono l’unica manina degli atomi di idrogeno. Insomma, come si dice in termine scientifico, nell’etilene gli atomi di carbonio sono legati con un doppio legame. Dato che, però, per legare tra di loro due atomi basta un solo legame, ecco che l’altro può scindersi senza compromettere l’insieme: ovvero, i due atomi di carbonio possono “lasciar andare una manina ciascuno”, rendendola disponibile per legarsi ad altri atomi. Questa è una delle caratteristiche più interessanti dell’etilene ed è la prima che esploriamo. Le molecole con i legami liberi possono legarsi ad altre molecole di etilene per generare un polimero: il polietilene, che di sicuro avremo sentito nominare. Si utilizza per numerosissime applicazioni, a partire da imballaggi e contenitori di vario tipo, fino alle protesi e ai giubbotti antiproiettile (applicazioni per le quali si utilizza un polietilene ad altissimo peso molecolare o ad alta densità). L’etilene è un amico a cui fare attenzione: è infatti infiammabilissimo ed è addirittura esplosivo in certe miscele con l’aria. Viene però utilizzato relativamente poco come combustibile: essendo molto piccolo e reattivo, è preferibile sfruttarlo come base di partenza per produrre – oltre appunto al polietilene – una notevole quantità di composti organici che vengono utilizzati per ulteriori processi. Insomma, come spesso accade nella grande industria chimica, l’etilene che si ottiene in natura è il punto di partenza per una catena lunga di processi, di reazioni chimiche e quindi di prodotti, che vanno dall’acido acetico fino al polistirene e al polivinilcloruro. Tra le caratteristiche dell’etilene c’è quella di essere una “molecola bioattiva”. È infatti anche un fitoormone, cioè un ormone delle piante, coinvolto particolarmente nei processi legati all’invecchiamento. È noto che la frutta tropicale, per esempio, viene trasportata da noi in stive riempite di etilene: viene raccolta all’inizio della maturazione e matura durante il trasporto. È lo stesso principio, in scala industriale, con cui si fanno maturare i kiwi tenendoli in un sacchetto con qualche mela: queste ultime producono e rilasciano piccole quantità di etilene, sufficienti comunque a innescare il processo di maturazione nei frutti vicini.

[Ugo Finardi – Chimico, ricercatore CNR]

Iscriviti alla newsletter

X