Masturbazione infantile: no panic!

da | 13 Apr, 2021 | Lifestyle, Salute e Benessere

La masturbazione infantile fa parte del processo di crescita: ma cosa fare e come capire se si tratta di un problema? Tutto quello che è utile sapere sulla sessualità nei bambini 

La scoperta degli organi sessuali è parte di un processo che ha inizio sin da piccolissimi. Toccare i propri genitali è del tutto normale e per questo gli adulti non devono rimproverare, o peggio ancora, punire i bambini che lo fanno. 

Considerato troppo spesso un tabù difficile da gestire e spiegare, i genitori faticano a fare la distinzione tra una normale fase di scoperta del corpo e la masturbazione infantile compulsiva, che invece merita confronto e attenzione. Ne parliamo con Valentina Quaia, psicologa.

La scoperta del piacere

“Esplorare i propri confini e scoprire dove finisce il tuo corpo e inizia quello dell’altro, include anche la scoperta degli organi genitali – spiega la dottoressa Quaia -. A 10 mesi i bambini iniziano a rendersi conto gradualmente di avere un corpo complesso a disposizione e vogliono esplorarlo. Gli organi genitali hanno funzioni precise. Tra queste c’è anche quella di procurare piacere: è un dato di fatto. Il bambino, mentre esplora il mondo, scopre il piacere e tende a ripeterlo”.

Un tabù per genitori

“Quando incontro genitori preoccupati perché notano una masturbazione a loro avviso troppo frequente, consiglio di iniziare con una griglia di osservazione, sempre. Osservando il bambino – anche con l’aiuto delle maestre, se il piccolo va a scuola – riusciamo a capire insieme se il suo comportamento rientra nei parametri della sua età”. 

Capita spesso infatti che siano i genitori a percepire la masturbazione come un problema, anche quando non lo è. “Questo può derivare da influenze culturali o esperienze vissute da piccoli. Se nella famiglia di origine il tema della vergogna emerge facilmente e uno o entrambi genitori hanno una difficoltà sproporzionata ad affrontare questo atteggiamento nei propri figli, è bene lavorare prima di tutto con il genitore, per aiutarlo a gestire le proprie emozioni e reazioni e non trasmettere al bambino un messaggio controproducente”. 

Una cosa è certa: che si tratti di un atteggiamento normale o compulsivo, gli adulti devono cercare di non manifestare ansia, spavento o vergogna. Bisogna capire come intervenire sul bambino, con i giusti metodi, solo quando il comportamento è realmente perseverante, non quando si basa su sospetti e paure. 

L’atteggiamento compulsivo 

Esistono però casi in cui, dopo una prima valutazione, emerge che la masturbazione del bambino abbia tratti di compulsività. Come comportarsi in questi casi?

“La prima domanda da porsi è questa – suggerisce la dottoressa Quaia -: perché il bambino o la bambina sentono il bisogno di sollecitarsi così di frequente? Nella maggior parte dei casi non si tratta di un comportamento sessualizzato ma consolatorio, legato a un aumentato bisogno di attenzione, a un momento di ansia oppure alla difficoltà nell’affrontare la noia”.

La prima cosa da osservare è in quali momenti della giornata si pratica la masturbazione e in quale contesto. Cosa sta facendo il bambino in quei momenti? Cosa sta facendo il genitore? Capire l’origine del problema è un passo decisivo per cercare la soluzione. Sgridare o punire mette fine al comportamento nell’immediato, ma non è utile per esplorare e dare risposta al bisogno emotivo che c’è alla base, né aiuta a frenare il comportamento compulsivo. 

“A volte basta che il genitore, con il giusto tempismo, intervenga con una coccola o semplicemente con la sua presenza; stimolare nei momenti di noia o calmare nei momenti di agitazione può essere la chiave di tutto. Anticipare e proporre alternative è quasi sempre sufficiente per far regredire il comportamento”.

Dopo i 3 anni se ne può parlare

Se fino a 3 anni affrontare il tema con i bambini è complicato e poco utile, è invece possibile dopo i 3 anni, quando la verbalizzazione è completa. “Spiegare, in modo chiaro e usando le parole giuste, perché nella nostra società siamo soliti coprire le parti intime, è importante. Se ci pensiamo bene, si tratta solo di una convenzione sociale da assimilare in maniera naturale senza ricorrere allo stratagemma della paura o della vergogna.

A volte non è semplice, perché la natura ci ha creati nudi, ma possiamo apertamente dire che si tratta di una parte intima soggetta a leggi speciali, per esempio. Se da un lato normalizziamo l’argomento, dall’altro dobbiamo giustificare perché si tratta di una parte del corpo diversa dalle altre. Per farlo, è bene cercare la giusta via di mezzo, tenendo lontani sporcizia o vergogna”.

I consigli per i genitori

Qualsiasi sia il modo scelto dai genitori per avvicinare tutto ciò che riguarda la sessualità, un punto fermo deve essere quello di mantenere lucidità e calma. 

“Può capitare, e non è così raro, che i genitori notino anche comportamenti fortemente sessualizzati in bambini piccoli, con riferimenti a sesso orale e simili – segnala la dottoressa Quaia -. In questi casi è probabile che il bambino sia stato spettatore di immagini o video non adatti alla sua età. Qualsiasi sia la fonte di preoccupazione è meglio non improvvisare risposte o reazioni: a volte basta una sola consulenza con un esperto ad aiutarci a capire come affrontare il problema”.

Una cosa è certa, prima o poi è doveroso affrontare il tema della sessualità con i propri figli. Ed è bene farlo con la giusta modalità e preparazione. 

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