La vita di coppia dopo i figli

Con il passare del tempo e dopo l’arrivo dei figli, la coppia si trasforma, affronta passaggi e crisi. Ne parliamo con Emanuele Baroni e Ilaria Detti, psicologi e psicoterapeuti

Se l’amore fosse un videogioco tutto sarebbe facile. Concluso un livello si passerebbe al successivo, guadagnando punti senza patemi. Invece si tratta di un sentimento complesso con declinazioni individuali, equilibri instabili e incastri da (ri)trovare; comporta un continuo confrontarsi con il partner nelle varie fasi della vita, sconvolto dall’arrivo dei figli e poi dalla loro crescita.

Partiamo dall’inizio: come nasce e in cosa risiede l’energia di una coppia?

L’amore è un argomento immenso, non qualificabile o descrivibile – rispondono gli psicoterapeuti Emanuele Baroni e Ilaria Detti. Due persone, ciascuna con la propria storia e la propria personalità, si legano in una relazione. Ogni coppia crea un equilibrio attorno ad alcuni punti fermi. Sulla natura di questi ultimi la variabilità è pressoché infinita. Entrano in gioco bisogni individuali che trovano sempre nell’altro sia appagamento sia frustrazione, in una dialettica mai satura, che affonda le radici nella storia dei legami familiari di ciascuno dei due partner.

Uno degli elementi fondamentali per sostenere l’amore è la possibilità di preservare e proteggere un tratto di estraneità nell’altro. Questo significa riuscire a sostenere il fatto che l’altro, per quanto vicino da molti anni e dunque conosciuto, rimanga in certi suoi aspetti assolutamente ignoto, inappropriabile e inarrivabile; in una parola, estraneo. 

Questo tratto di enigma, di segreto preservato, si lega al riconoscimento della libertà propria e dell’altro, un tratto intimamente umano: noi non siamo padroni di noi stessi né tantomeno dell’altro. C’è sempre in noi – e nell’altro – un residuo ineliminabile di ingovernabilità, di impadroneggiabilità. Questo residuo generalmente viene percepito come minaccioso, come qualcosa che deve essere risolto e ricondotto nei circuiti rassicuranti del noto e del conosciuto, ovvero della padronanza. 

In realtà proprio questo tratto per noi così spaesante, questa impossibilità di far sì che l’altro sia come noi lo vogliamo, di conoscerlo fino in fondo, costituisce la più grande risorsa per un legame. Sta infatti in questo riconoscimento reciproco di differenza e di libertà la forza di resistere alle responsabilità, ai passaggi e ai profondi mutamenti attraverso cui un legame passa nel corso degli anni.

La coppia dopo i figli: cosa succede?

Quando arriva un figlio la coppia cambia profondamente e la questione non riguarda solo aspetti di gestione quotidiana, sebbene questo sia comunque un elemento importante. Sono anni (tanti) in cui le incombenze familiari assorbono tutte le energie.

La coppia passa attraverso una serie di grandi cambiamenti che è fondamentale elaborare insieme, ma come? Non c’è un manuale su come fare bene, c’è solo la possibilità di fermarsi e parlare cercando di non misconoscere il mutamento in atto e gli effetti che comporta. 

L’arrivo di un figlio è un evento straordinario che mette insieme la vita e la morte: una coppia è chiamata a fare lutto dello stato precedente, condizione imprescindibile per fare posto a una nuova vita. Ecco perché, spesso, si fanno figli quando si sente il legame a rischio di scioglimento, con conseguenze purtroppo non sempre felici. Che livello di elaborazione di questo lutto c’è in ogni coppia? E di quello relativo allo svezzamento, che scioglie la fase più simbiotica tra la madre e il bambino? In quella triade, in che modo il padre riesce, se riesce, a ritagliare il proprio posto?

E quando i figli crescono?

Le fasi prima descritte sono importanti perché preparano alle successive, continue, separazioni che avverranno tra genitori e figli: la scuola, il gruppo di amici, la o il fidanzata/o, l’uscita da casa. In queste fasi iniziali c’è già una prima scansione: se il padre occupa il ruolo che gli spetta, si tratterà di separazioni tra genitori e figli. Se il padre rimane escluso o lasciato da parte (“satellizzato”), la coppia sarà composta da madre e figlio/a e le separazioni avranno tutt’altro scenario. 

Questo aspetto si lega alla possibilità di affrontare il vuoto della casa al momento dell’uscita dei figli. L’evento, per struttura comunque delicato e complesso, si presenterà con sfumature diverse a seconda di ciò che è avvenuto al legame tra quell’uomo e quella donna nei decenni precedenti.

Il mantenimento di un legame di coppia che vada al di là di quello con i figli è un aspetto importantissimo: è fondamentale che i figli abbiano ben chiaro che i loro genitori hanno una vita propria, che la loro esistenza non si esaurisce nella cura, che sono persone che desiderano altro e che si desiderano (se così è). Riconoscerlo libera sia i genitori sia i figli da imbrigliamenti e da un eccesso di investimenti unidirezionali che soffocano e mortificano, invece di dare respiro. 

Quando i genitori si ritrovano da soli perché i figli vanno a vivere altrove, l’impatto con il vuoto è inevitabile e sarà molto doloroso se quella coppia aveva trovato nell’accudimento e nella gestione familiare l’unico appoggio di identificazione.

Fare cose insieme è una possibilità di riavvicinamento?

Cosa significa se ci si sente soli anche negli sporadici momenti a due? Fare cose insieme, così come altre prescrizioni che coinvolgano la coppia, possono certamente andar bene, a patto che non vengano applicate come compito da eseguire. Se è così, ci saranno certo momenti di solitudine, anche quando si è in compagnia dell’altro. Bisogna che entrambi siano davvero coinvolti, con pensieri e affetto in ciò che fanno, l’uno per l’altra e ciascuno per un obiettivo condiviso. Non sarà una ricetta imposta a renderli felici. 

È invece importante che lavorino sul legame stesso. Ogni coppia può costruirlo con le risorse che ha, cercando, per quanto possibile, di autorizzarsi a una presa di responsabilità rispetto alla propria implicazione nel legame. Troppe discussioni si limitano a un: “Perché tu…”. Nessuna coppia è esente da liti, da rancori e da recriminazioni; ci mancherebbe, siamo umani. Il punto è far sì che questi momenti non siano gli unici. 

È sul “non volerne sapere” della propria implicazione che una coppia si arena. Quando non si riesce a incontrarsi, il rischio è chiudersi in una situazione di stallo, in un rapporto “in attesa” consumato da una nostalgia, da esiliati dall’amore. A questo punto molti decidono di puntare tutto sull’autorealizzazione: reagire ritrovandosi, coltivando in autonomia le proprie passioni.

Riprendersi i propri spazi è positivo, ma basta a sostenere l’amore?

Una situazione di appagamento soggettivo ha sempre la sua importanza e passaggi di questo tipo non escludono, di per sé, il recupero di un legame. A patto però di essere consapevoli del fatto che si tratta di scenari diversi, sebbene collegati: puntare a una autorealizzazione può a volte rappresentare solo lo spazio di una rinuncia.

È fisiologico andare incontro alla crisi?

Una coppia rimane insieme per decenni, mette al mondo figli, li svezza, li introduce al mondo e li vede tessere legami con altre persone. Spesso abbiamo l’assurda abitudine di considerare tutto questo “normale”. Si tratta di passaggi simbolici che comportano profondi mutamenti nella soggettività psichica. È vero che queste esperienze fanno parte del nostro quotidiano ma sono, ogni volta, piccoli miracoli. Non possiamo misconoscere la profondità di questi momenti; proprio la loro complessità è la portata della crescita. 

Un legame che percorra queste fasi evolutive inevitabilmente incontrerà delle crisi, soprattutto se consideriamo che “crisi”, in sé, è una parola che contiene significanti quali separare e scegliere. Le crisi che le coppie longeve incontrano sono la cifra dell’attraversamento che stanno compiendo. Il problema forse, più che la crisi in sé, è il misconoscimento, la negazione che se ne può fare.

Il malessere nella relazione è un segnale che serve un cambiamento personale? Comunque vada a finire?

La posta in gioco di una relazione non è tanto il suo esito o la sua durata, ma quello che ne viene fatto fintanto che esiste. Quanti pensieri, quanto affetto, quanto desiderio vengono spesi per mantenerla viva? E quanto, di questo investimento, riesce a tornare indietro?

copia Klimt

 

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