Punture di medusa: ecco cosa fare e cosa non fare

Punture di medusa: basta un attimo per rovinare una giornata al mare, soprattutto se a venire colpiti sono i nostri bambini. Ma niente panico, possiamo agire in fretta per far sì che la disavventura venga presto dimenticata senza lasciare il segno. Ecco qualche curiosità e i consigli su come comportarci.

La medusa punge? O morde?

Cominciamo con una precisazione riguardo affascinante animale marino da tenere a distanza. Quello della medusa non è un attacco. Siamo noi che, urtandola per caso, attivando le sue difese. Si parla abitualmente di puntura o di morso di medusa, ma in realtà questa creatura non ha pungiglioni né denti. I suoi tentacoli contengono dei piccoli filamenti con funzione difensiva e offensiva, le nematocisti o cnidocisti, che quando vengono toccati rilasciano un liquido urticante.

Che effetto fa il contatto con la medusa?

Il liquido neurotossico della medusa serve a paralizzare le sue piccole prede (zooplancton, larve e altre meduse), ma di certo non ha un effetto piacevole nemmeno sugli umani. Quando la medusa ci sfiora, la sostanza urticante contenuta nei suoi tentacoli causa una sensazione di bruciore e dolore più o meno intensa che assomiglia a un’ustione. Compaiono quindi dei pomfi come per l’orticaria, seguiti dalla formazione di vescicole e bollicine. In seguito, il bruciore si attenua e si trasforma in un intenso prurito.

Calma, sangue freddo e fuori dall’acqua

Se una medusa ha colpito noi o nostro figlio, cerchiamo di restare tranquilli e calmarlo, aiutandolo a respirare normalmente. L’adrenalina infatti può contribuire a propagare le tossine nel corpo.

Se siamo vicini alla riva, usciamo subito dall’acqua, se invece stiamo nuotando al largo, sosteniamolo e richiamiamo l’attenzione per farci aiutare.

Impediamo che la parte colpita venga grattata o sfregata per non propagare ancora di più il veleno sulla pelle.

Usiamo l’acqua di mare

Sciacquiamo l’area di pelle colpita con l’acqua di mare per diluire il liquido tossico che non è ancora penetrato nella pelle. Non bisogna usare invece acqua dolce perché potrebbe favorire la rottura delle nematocisti e propagare altro veleno.

Perché non si usa acqua dolce?

Le meduse sono creature marine, perciò le nematocisti hanno un’alta concentrazione di sale nelle cellule. Ogni sbalzo di salinità le attiva, per questo con l’acqua dolce le cellule rilasciano ancora più veleno.

Staccare i tentacoli sulla pelle

Agendo con calma, verifichiamo che non siano rimasti attaccati alla pelle dei pezzi di tentacolo. Nel caso, eliminiamoli delicatamente con le mani (poi facciamo attenzione a non toccare gli occhi!), altrimenti con un pezzetto di plastica rigida come una tessera o con un coltello dal lato non tagliente.
Non usiamo invece le pinzette e cerchiamo di evitare la lacerazione dei tessuti che possano causare la fuoriuscita delle tossine.
Per la stessa ragione evitiamo anche di sfregare la pelle con sabbia, pietre o asciugamani: potrebbero peggiorare l’infiammazione della pelle e far rilasciare altro veleno.

L’alleato giusto: un gel astringente al cloruro di alluminio

La cosa migliore è giocare d’anticipo. Per essere pronti ad ogni evenienza, in farmacia compriamo un gel al cloruro di alluminio, con una concentrazione del 5 per cento. Questo tipo di gel è la soluzione migliore alla puntura di medusa. Ha un effetto astringente, antipruriginoso e antimicrobico che blocca la diffusione delle tossine e fa diminuire il bruciore. Va applicato più volte fino alla scomparsa del fastidio sulla pelle. Tra l’altro, può servire anche lontano dall’acqua: è infatti ottimo anche contro le punture di zanzara.

Se non abbiamo questo tipo di pomata, il sito del L’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma suggerisce che si può comunque usare una crema al cortisone. Tuttavia ha un effetto ritardato ed entra in azione dopo 20-30 minuti dall’applicazione, quando il peggio dovrebbe essere passato naturalmente.

Anche le creme antistaminiche riducono il prurito, ma sono fotosensibilizzanti quindi bisogna poi evitare di esporsi al sole per non rischiare che rimangano macchie sulla cute.

Urina, ammoniaca, alcool, limone: sfatiamo qualche mito

Dimentichiamo la puntata di “Friends” dove Monica viene punta da una medusa e Chandler le fa pipì su una gamba per alleviare il dolore. No, l’urina non è un rimedio efficace contro le punture di medusa. Anzi, potrebbe peggiorare la situazione propagando ulteriormente l’infiammazione.

No anche ad ammoniaca, alcool, acqua ossigenata o succo di limone: proprio come l’acqua dolce, potrebbero attivare le nematocisti e peggiorare il dolore.

Rimedi della nonna che pare facciano effetto

Ci sono due rimedi casalinghi sulla cui efficacia si dibatte: aceto e bicarbonato.

In mancanza di altro, l’aceto sembra che aiuti ad attenuare l’effetto urticante del veleno di medusa. Lo conferma uno studio pubblicato dalla rivista scientifica Toxins.

Invece il sito della Scientific American suggerisce che in emergenza possano dare sollievo degli impacchi con una pasta di bicarbonato e acqua di mare.

Meglio il caldo che il freddo

Spesso si usa il ghiaccio per dare un sollievo momentaneo, ma si è scoperto che funziona meglio una fonte di calore. Uno studio dell’università delle Hawaii ha rivelato che il caldo inibisce più efficacemente le tossine del veleno. In mancanza di meglio, una pietra calda di sole (da non sfregare sulla pelle) può alleviare il dolore. In ogni caso, è un rimedio temporaneo.

Quando preoccuparci

È raro che le punture di medusa mettano a repentaglio la vita, ma c’è sempre il rischio di una reazione allergica al veleno della medusa. Per questo facciamo attenzione che non compaiano sintomi più gravi che potrebbero essere le spie di uno shock anafilattico.

Tra questi: nausea, vomito, sudorazione eccessiva, debolezza, difficoltà a respirare, crampi, diarrea, dolori in zone come inguine e ascelle, paralisi. In questo caso non perdiamo tempo e chiamiamo il 118.

Chiediamo l’assistenza di un medico anche se l’area del corpo colpita è estesa, o se riguarda parti delicate come viso o genitali, perché il bruciore può diventare insopportabile.

Niente sole per qualche giorno

L’area di pelle colpita dalle meduse è sensibile alla luce solare e tende a diventare più scura. Per evitare che sulla cute restino macchie è meglio coprire l’area colpita con gli abiti o usare uno schermo solare ad altissima protezione. Questo, almeno fino a quando l’infiammazione non passa, dato che la pelle è lesionata.

Nel dubbio, consultiamo un dermatologo: a volte le lesioni di medusa possono portare ad effetti ritardati come eczemi  e dermatiti.

La puntura di medusa quando la medusa non c’è

Non serve che la medusa sia intera per fare male: alcuni tentacoli che si sono staccati sono in grado di ferire anche dopo due settimane. Quindi, senza troppe paranoie nel goderci il mare, facciamo attenzione anche alle meduse spiaggiate e a eventuali frammenti in acqua.

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