Rosa o azzurro, ma davvero?

“Allora io sono femmina, Leo è maschio. A scuola gioco con le amiche a mamma-figlia”. No, non ero preparata, io che ho sempre cercato di fare tanta attenzione e dipingere la cameretta di verde, a comprare le tende arancioni e il lenzuolino giallo. Non ero preparata a questa distinzione binaria: il mondo, dai tre anni, si dipinge di rosa o di azzurro. Pensavo fossero ricordi del passato, invece eccoli qui. Ancora, ancora e ancora.

Maschio o femmina, si vende il doppio

Intorno ai tre anni i bambini e le bambine prendono consapevolezza della propria sessualità, una caratteristica innata che definisce l’identità biologica di ciascuno” spiega Irene Biemmi, mamma, docente dell’Università di Firenze, specializzata in Pedagogia di genere e Pari opportunità, che tiene da anni incontri di sensibilizzazione nelle scuole contro le discriminazioni e gli stereotipi.
Questa fase fisiologica di consapevolezza e riconoscimento viene sospinta e cavalcata dal mercato, che da una ventina di anni ha sdoppiato i prodotti destinati all’infanzia in rosa e celeste” (Rosaceleste è anche il nome dell’associazione di promozione sociale di cui Irene Biemmi è presidente, NdA).

A cosa serve questo sdoppiamento?
Il motivo è un maggior guadagno, al punto che per i neonati questa distinzione non esiste così tanto, lasciando i giochi non connotati e gli approcci neutri rispetto all’appartenenza di genere.
Il mercato, dunque, è complice della cultura infantile stereotipata e sessista che purtroppo in Italia è particolarmente forte, al punto che il nostro paese è considerato tra i più arretrati in Europa sui temi della parità. “Il giocattolo si dipinge dei colori da maschietto o femminuccia, ma anche quando si entra in libreria per comprare un regalo, la prima domanda è: per un bambino o una bambina? Una richiesta che trovo abominevole. Mi risulta davvero difficile immaginare Gianni Rodari che si domanda se i suoi lettori sono maschi o femmine mentre scrive Favole al telefono”.

Rosaceleste è un limite, non una scelta

E i genitori cosa devono fare per contrastare questa tendenza? O cosa non devono fare? “Non mi sento di dare ricette. Una cosa mi pare molto saggia: consiglierei ai genitori di mettere sul piatto una serie di possibilità e lasciare i figli e le figlie liberi e libere di scegliere. Bisogna creare tante possibilità e opportunità, senza spingere verso una determinata scelta o preferenza, sapendo bene che non esistono giochi e comportamenti che non vanno bene. Non esistono (o non dovrebbero esistere) etichette su cosa possono o devono fare un maschio o una femmina. La cultura ‘Rosaceleste’ è discriminante, ma anche limitante per i figli”.
Limitante, perché se i bambini vengono condizionati nella scelta di un solo tipo di gioco, se imponiamo loro il monocolore rosa, automaticamente li obblighiamo a perdere tutto il resto, compreso il loro gusto personale per qualcosa di diverso e diversamente colorato.
“Di solito quando parliamo di discriminazione lo facciamo dando rilievo alla questione femminile; eppure questa cultura sessista limita anche i maschietti nella costruzione della loro identità e della loro progettualità futura”.

Una collana di libri per contrastare gli stereotipi

Irene Biemmi è anche curatrice della collana Sottosopra pubblicata dalla casa editrice EDT Giralangolo, un vasto catalogo di libri illustrati che tentano di contrastare gli stereotipi, cercando storie lontane dal cliché della principessa che aspetta il suo principe azzurro.
Come nasce questa collana? “Direi dall’emergenza! – risponde ridendo -. L’emergenza di fornire una letteratura per bambini diversa è un’esigenza emersa dall’attualità, dalla cronaca e dal confronto con gli altri paesi. La collana di Giralangolo in questo è stata lungimirante e d’avanguardia”.
I libri Sottosopra sono tantissimi, con protagonisti maschi e femmine, con nonne che guidano il trattore mentre il nonno prepara la crostata, con principesse che salvano astutamente il principe rapito dal drago, con bimbi che amano la danza classica, con Biancaneve che scappa dalla casa dei nani perché schiavizzata e quasi quasi conviene rischiare di incontrare la strega con la mela avvelenata. “Questi libri sono degli strumenti utili, un pretesto per mamme, papà e insegnanti per affrontare questi temi: la varietà e il pluralismo di modelli saranno determinanti per vincere la lotta contro gli stereotipi e la discriminazione”.

Libri senza stereotipi

MIO FIGLIO IN ROSA
di Camilla Vivian (Manni Editore)
Come reagisci quando tuo figlio ti chiede di vestirsi di rosa? Camilla ha tre figli, la sua una è una famiglia “normale”, con la particolarità che Federico, il secondogenito, biologicamente maschio, fin da piccolissimo ha manifestato il desiderio e l’esigenza di essere (anche) una bambina. Vuole indossare gonne, abiti rosa, preferisce la compagnia di amiche femmine, nei giochi si identifica con le fatine.
E Camilla ha deciso di non ostacolarlo, di mettersi in ascolto, di assecondarlo. Perché così Federico è più felice. La storia (vera) di Camilla e Federico, della loro scelta di non adeguarsi, della società contemporanea e delle contraddizioni. Una deliziosa riflessione, da leggere assolutamente. Puoi leggere qui l’intervista che abbiamo fatto alla mamma e autrice Camilla Vivian.

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GABBIE DI GENERE
di Irene Biemmi, Silvia Leonelli (Rosenberg&Sellier)
Una ricerca sulle storie di giovani donne e giovani uomini che, intrappolati nelle gabbie di genere, decidono di prendere decisioni anticonformiste.

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BIANCANEVE E I 77 NANI
di Davide Calì, Raphaelle Barbanègre (Giralangolo EDT)
Biancaneve, per sfuggire alla strega malvagia, trova rifugio nella casetta dei 77 nani. In cambio dell’ospitalità deve occuparsi di casa e cucina. Ma il carico di lavoro è troppo e Biancaneve torna nel bosco alla ricerca della strega cattiva. Una rivisitazione moderna della favola classica, spassosa per i piccoli e utile ai grandi. Dai 5 anni.

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