Perché scegliere gli Scout per i figli

Se non siete stati Scout e vi piacerebbe saperne di più, ecco qualche informazione utile per i vostri figli più piccoli

Prima di scegliere se diventare Scout o no, è utile uno sguardo più da vicino, per conoscere meglio come si genera quel senso di appartenenza che coinvolge oltre 38 milioni di persone nel mondo.

Lo scoutismo, movimento nato all’inizio del 900 dall’idea del generale Baden-Powell, per gli esperti solo B.P., rappresenta una tra le più importanti offerte nell’ambito dell’educazione informale, per bambini dai 7 anni fino ai più grandi di 21. Oggi ci sono anche associazioni che offrono percorsi di pre-scoutismo per la fascia di età dai 5 ai 7 anni.

Se state valutando l’iscrizione agli Scout per i vostri figli, senza averli frequentati in gioventù,  ecco qualche informazione utile per muovere i primi passi e districarsi tra sigle, attori, ambientazioni e attività.

Storia, attori e modelli

Il movimento si allarga al nazionale e all’internazionale ed è aperto al mondo laico e cattolico.  

L’Agesci è una delle correnti scoutistiche tra le più diffuse, di matrice cattolica, che raccoglie circa 185 mila soci. Alternativa laica invece, è il Cngei. Sul sito trovate l’intera storia, molto interessante, che ha portato il medico torinese Carlo Colombo, dopo un incontro con B.P, a creare una associazione unica per i giovani di ogni fede

Entrambe le organizzazioni fondano il lavoro educativo sul modello pensato dallo stesso fondatore B. P.. Le associazioni si sono trasformate nel tempo, adattandosi quanto più possibile all’attuale contesto sociale.

Dizionario (per chi parte da zero)

Prima di scegliere se far frequentare gli Scout è bene sapere qual è l’impegno, per i bambini e per i genitori, visto che occuperà anche i fine settimana. Vediamo qualche breve nozione, tra le innumerevoli di questo ampio mondo, per conoscere un po’ meglio lo scoutismo.

Partiamo dai Capi. Sono gli educatori adulti che hanno, solitamente, fatto tutto il percorso Scout sin da bambini. A volte qualcuno sceglie di mettersi in gioco anche più avanti, magari da genitore. 

Come si organizzano?

Per la fascia dei bambini dai 7 ai 10 anni ( dalla seconda elementare alla quinta), chiamata Branca L/C ( Lupetti e Coccinelle) esistono due ambientazioni fantastiche. Forse quella più conosciuta, è il Libro della giungla di Kipling. In questo scenario i capi sono chiamati Vecchi Lupi e i bambini sono Lupetti e Lupette.La seconda ambientazione è I Sette punti neri di Cristiana Ruschi del Punta. Qui i bambini sono chiamati Coccinelle.

Dalla prima media alla seconda superiore, invece, i ragazzi fanno parte della Branca E/G ( Esploratori e Guide), più comunemente chiamati Reparti.

Dalla terza superiore i ragazzi vivono un anno di noviziato, seguiti dal loro capo che si chiama Maestro dei novizi. Dopo questo anno di ambientazione si entrano a far parte della comunità di Clan o Fuoco .Noviziato e Clan fanno parte della Branca R/S ( Rover e Scolte), l’ultima fino al giorno della Partenza o Saluto, che avviene intorno ai 20-21 anni. 

Cosa fanno gli Scout

Le attività proposte sono tante e varie, dipendono anche dalla fascia di età, ma tutte seguono le linee guida del regolamento metodologico che si basa sui 4 punti fondamentali di B.P. che sono la formazione del carattere, salute e forza fisica, abilità manuale e servizio del prossimo. Per conoscere più nel dettaglio sul sito delle due principali associazioni, Agesci e Cngei, è possibile leggerne il codice etico, mission, vision e valori.

In pratica?

Ogni sabato pomeriggio, i ragazzi si riuniscono insieme ai capi. Per i più piccoli le attività, che hanno come scopo il raggiungimento di piccoli obiettivi, sono sempre ludiche. Si ritrovano per giocare insieme.

I più grandi, invece, accanto al gioco, lavorano ad un progetto, chiamato Impresa, condiviso dalla propria Branca. Clan e noviziato invece, approfondiscono temi di attualità, interesse civico, politico, religioso, cercando il più possibile di unire ricerca a esperienza pratica, per divulgarne poi il contenuto.

Tutti i gruppi una volta al mese fanno una uscita, che significa star fuori sabato e domenica. Solitamente i posti sono scelti tra strutture conosciute, oratori, parrocchie, saloni comunali, scuole. Si dorme con il materassino e sacco a pelo. Quando la stagione lo consente le uscite dei più grandi possono essere organizzati in tenda. A fine anno, a seconda dell’età, c’è il campo estivo: dai sette ai dieci giorni in case vacanze, in tenda con Campo Fisso (sempre nello stesso posto) e i più grandi in tenda con Campo Mobile (ogni sera ti sposti smontando il campo). 

Quanto costa?

L’iscrizione, che copre la quota assicurativa, è di 35 euro per tutto l’anno. Alcuni gruppi che devono coprire spese specifiche, come per esempio i locali e il riscaldamento, possono chiedere un contributo in più. Le uscite e i campi sono da considerarsi spese a parte, e variano a seconda del posto in cui si va e delle modalità di viaggio e pernottamento.

Qualche buona ragione per scegliere gli Scout

Tra le varie opzioni di attività, perché scegliere gli Scout? Se i vostri figli sono ancora piccoli e la scelta spetta a voi, ecco uno spunto, una lente su alcuni dei punti di forza, dello scoutismo!

Fare amicizia e stare nel gruppo. Con le complessità che ne derivano, come la gestione dei conflitti, ma anche il rispetto delle regole, comprese quella della convivenza. Questo significa anche imparare a sostenersi a vicenda. Durante le uscite, può capitare per esempio, che qualcuno si rattristi per la mancanza dei genitori, oppure si senta affaticato fisicamente nel fare cose (cammino, cucinare, montare la tenda…). L’incoraggiamento e il supporto dei compagni è essenziale e vale il doppio rispetto a un rinforzo di un adulto-capo.

Rispettare per la natura e il mondo che ci circonda. Un motto famoso di B.P è “lasciate il mondo un po’ migliore di quanto non li avete trovato”. Per questo ogni Scout si impegna e si assume responsabilità.

Esprimere la propria unicità, anche attraverso la scelta di piccoli obiettivi da raggiungere, individuati in base ai propri interessi e alle proprie passioni. Le attività anche di gioco aiuteranno ogni scout a diventare più competente e a lavorare su un progetto personale.

Imparare a essere felici anche perché fai felice gli altri. Questo forse è il tema di fondo dello scoutismo, che mira a educare cittadini del mondo, persone capaci fin da piccole a spendersi per gli altri, o per un’ idea, un obiettivo importante. Ognuno, nella propria unicità, può fare qualcosa di importante per il mondo e fare scelte che possono fare la differenza. 

Sperimentare, perlopiù attraverso il gioco e con gli altri, cose fuori dall’ordinario. Con gli scout le attività sono tantissime, così come le occasioni di visitare posti nuovi. Ma non è solo l’occasione, è anche la modalità con cui si sperimenta, che incentiva lo sviluppo dell’autonomia e l’assumersi le prime responsabilità. Questo dà anche modo di scoprire attitudini o passioni inesplorate in precedenza. 

Vivere e agire nel rispetto dei propri valori, espressi anche attraverso il progetto individuale e  impegnarsi per concretizzarlo, assumendosi la responsabilità della scelta. 

Stimolare prontezza e essenzialità. Risorse davvero preziose in questi anni. Avere un buon equipaggiamento, significa avere quanto necessario (né troppo, né troppo poco) per potersela cavare, anche di fronte a imprevisti e difficoltà. Sia nello zaino, fisicamente, sia metaforicamente, in termini appunto di abilità e risorse.

Allenarsi a gestire fatica e fallimento. Gli scout camminano molto, moltissimo, fin da piccoli. E portano zaini con tutte le loro cose. Ma la fatica è anche quella che ti permette di ottenere le cose belle, pertanto impegnarsi e darsi da fare è la parola d’ordine!

Continuità in termini di tempo e relazioni. Lo scoutismo infatti accompagna le persone dai 7 fino ai 21 anni di età. I ragazzi e le ragazze crescono facendo esperienze significative insieme, spesso alla base di relazioni durature nel tempo. Le scelte fatte e condivise negli anni spesso rappresentano anche un terreno comune, che chi ha fatto lo scout, sente di poter tornare quando lo desidera, nel corso della vita. 

 

L’articolo è stato scritto con la collaborazione di Manuela Carriglio, Capo Scout.

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