Separazione con figli: lasciarsi con un bambino piccolo

L’arrivo di un bambino nella vita di una coppia è una gioia grandissima, ma, allo stesso tempo comporta la costruzione di un nuovo equilibrio.

Se la nuova famiglia non riesce a funzionare, magari per problemi preesistenti, la separazione con figli è un evento che può accadere. E la maggior parte delle volte risulta essere un’esperienza pesante, sia per gli adulti che per i bambini.

Ne abbiamo parlato con la dottoressa Paola Volpintesta, psicoterapeuta a orientamento sistemico relazionale, esperta in dinamiche di coppia e familiari.

Quali cambiamenti comporta l’arrivo di un bambino nella vita di coppia?

L’arrivo di un bambino rappresenta un momento importante e delicato nel ciclo di vita individuale e familiare. Seppur cercato e desiderato, un figlio comporta il passaggio da una relazione da due a tre. I genitori sono chiamati a creare uno spazio fisico, emotivo e mentale per il nuovo arrivato. In questo nuovo nucleo confluiranno le fantasie e le paure che hanno preceduto l’arrivo del bambino (a chi assomiglierà, vorrei che prendesse da me, spero che sia sano e via dicendo).

La vita di coppia si trasforma in vita di famiglia e questo prevede cambiamenti strutturali e pratici (alterazione nel ritmo sonno-veglia per esempio), ma anche variazioni delle dinamiche familiari. È un momento in cui si vivono dei “lutti”. Nel senso che l’arrivo di un bambino è un cambiamento irreversibile: finisce la “dimensione a due” e si passa a quella “a tre”.

Un ulteriore cambiamento riguarda i rapporti con i genitori d’origine. La neomamma torna a confrontarsi con la propria madre e il neopapà con il proprio padre. Questo processo passa da fasi regressive che aiutano l’evoluzione individuale e della coppia.  Diventando genitori cessiamo di essere figli e dobbiamo fare i conti con le figure genitoriali che abbiamo interiorizzato. C’è chi ripropone lo stesso modello dei suoi  genitori (polarità adesiva) e chi fa esattamente l’opposto, ma c’è anche chi sta a metà tra un estremo e l’altro.

Emotività paterna

Tra le problematiche che seguono la nascita di un figlio c’è il sentimento di gelosia da parte dei neopapà. Non è raro che il padre diventi, anche inconsciamente, geloso del rapporto esclusivo tra madre e bambino, provando collera, solitudine, senso di colpa o la senzazione di “sentirsi in gabbia”.

Si può costruire un nuovo equilibrio familiare?

Può capitare che i neogenitori, presi dalle cure del piccolo, si dimentichino di confrontarsi. Dirsi che si è arrabbiati, che ci si sente esclusi, che si è spaventati fa bene! Ma non bisogna dimenticare di essere anche una coppia.

Spesso i neo genitori “mandano in panchina” la coppia e si precludono momenti da soli. Gli  uomini pensano che soltano le mamme possano soddisfare i bisogni del figlio e finiscono, a volte, con il farle sentire abbandonate in un momento estremamente delicato.

A loro volta molte neomamme faticano a lasciare lo spazio ai neopapà per sperimentare il mestiere del genitore.

Comunicazione e condivisione di coppia

L’arrivo di un figlio comporta un continuo gioco di equilibri che va rispettato. Succede che i neopapà vadano a cercare rifugio nel lavoro, nella palestra o in altri hobby. A volte, quando percepiscono un sentimento di esclusione, smettono di essere teneri verso la moglie per esserlo solo nei confronti del neonato. Le madri, a loro volta, tendono a creare un rapporto esclusivo e privilegiato con il piccolo, soprattutto quando il figlio è maschio.

Non è un caso che nei corsi preparto vengano invitati i futuri papà: serve per creare (già durante la gravidanza) uno spazio emotivo per l’uomo.

Se si riaprono vecchie ferite

Altro aspetto importante, a cui spesso si assiste in terapia di coppia, è il rivangare discussioni vecchie, evidentemente mai elaborate. In questo caso è bene affrontare le difficoltà legate al passato per vivere nel presente, altrimenti si corre il rischio di triangolare il bambino in discussioni che precedevano il suo arrivo e che si inaspriscono nel del passaggio da coppia a famiglia.

Ovviamente queste considerazioni sono generali non valgono per tutte le coppie. Ogni unione ha la sua storia.

Cosa si può fare se, all’arrivo di un figlio, gli equilibri si rompono ed emergono conflitti, insoddisfazioni e ferite? 

La terapia di coppia è una soluzione?

La terapia di coppia può fare molto, a patto che sia la coppia a chiederlo e che sia pronta ad affrontare un viaggio in cui verranno esplorate le storie individuali e il momento dell’unione.

La terapia di coppia, non porta necessariamente alla ricostituzione della coppia. Questo è un esito possibile, ma non l’unico e non è detto che sia per tutti l’esito auspicabile.

La terapia dovrebbe portare sempre all’evoluzione individuale e questa evoluzione può migliorare il rapporto di coppia. Laddove questo non si dovesse verificare, un buon risultato può essere anche il raggiungimento di una “sana” separazione.

La separazione con figli: che cosa succede al bambino?

La separazione è un evento sempre doloroso, sia per gli adulti che per i bambini. Gli adulti sono attivi in questa fase di vita, possono confidarsi con gli amici, parlare con gli avvocati o anche cercare un aiuto in una figura professionale come lo psicoterapeuta. Il bambino non ha deciso nulla, non può fare nulla, se non che vivere e subire questa scelta.

Durante la separazione gli adulti vivono una gamma di emozioni diverse. Devono essere molto attenti al modo in cui vengono trasmesse ai bambini. Questo non significa che i grandi non possano comunicare le proprie emozioni ai bambini. Anzi, è pericoloso mistificare o negare i sentimenti che ai bambini arrivano con potenza sbalorditiva e autentica.

L’adulto dovrebbe comunicare quello che sente senza colpevolizzare o screditare l’altro genitore e dovrebbe sempre tentare di rassicurare il figlio. Il bambino apprezzerà l’onestà, capirà chiaramente cosa sta succedendo e capirà che le emozioni sono vivibili e comunicabili.

Separazione con figli: chiarezza e sostegno

Per i bambini non è facile esprimere dubbi e paure. Soprattutto nel caso di figli piccoli, che magari non padroneggiano bene il linguaggio. Quindi è molto importante la capacità di osservazione e di mettersi nei panni dei figli. 

Gli adulti sono chiamati a rispondere alle domande dei bambini. Anche in questo caso, si raccomanda chiarezza e non ambiguità. Ovviamente le risposte vanno calibrate rispetto all’età e alla maturità dei figli.

Per spiegare una separazione con figli si possono usare frasi come :”mamma e papà non stanno più insieme ma questo non cambia il nostro amore per te”. Poi si dovrebbe parlare dell’eventuale cambio di abitazione. Si può dire che, anche se non si vivrà più insieme, ci si vedrà sempre. Così come anche i nonni avranno il diritto di continuare a far parte della sua vita (può essere utile leggere questo articolo sul ruolo dei nonni dopo la separazione).

In una separazione i figli si sentono smarriti, spaventati e confusi. Possono avere dubbi sulla loro identità o sentirsi responsabili. Questo processo spesso si verifica nei bambini piccoli che vivono una fase egocentrica con un pensiero magico di onnipotenza. I piccini possono pensare che, se loro si comporteranno bene, mamma e papà torneranno insieme. Questa fantasia è molto comune in caso di separazione. Ma la cosa importante è che non siano gli adulti ad alimentare questo pensiero magico attraverso messaggi ambigui o negazioni della realtà.

I bambini hanno bisogno di certezze

In una separazione con figli, che si tratti di un divorzio consensuale o un caso più difficile, bisogna dare ai bambini delle certezze.

Si deve cercare di mantenere e rispettare il più possibile le abitudini, gli orari e gli schemi di vita che hanno avuto sino al momento precedente la separazione.

È importante che i coniugi ricordino che loro possono divorziare ma non divorzieranno mai dai figli. È fondamentale che lo sappiano per se stessi, nel senso di presenza e responsabilità genitoriali che resteranno per sempre. 

Altrettanto importante è che l’altro coniuge non venga escluso dalla vita dei figli.
Per questo motivo è auspicabile un affidamento congiunto, in cui stabilire chiaramente giorni e orari di visite e regole condivise per l’educazione.

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