Caterina e l’amore per i rondoni

Se l’amore è come un rondone, può volare via. Ma anche tornare, magari in primavera

L’amore che Caterina deve lasciar andare in questi giorni era sbocciato una sera di fine marzo: era sul balcone, avvolta in uno scialle rosso mattone, ostinata nel suo desiderio di stare all’aperto a guardare il primo rondone della stagione, poco più di una virgola nera, alta nel cielo sopra di lei.

Di lui (o lei) si è innamorata al volo (è il caso di dirlo) e via via anche degli altri che pian piano, con il passare dei giorni, hanno disegnato per mesi traiettorie sempre più matte, stridii sempre più numerosi, derapate sempre più basse sulle tegole, formazioni e voli di coppia, rincorse e geometrie mozzafiato nell’aria sempre più calda, dall’alba alla sera. Rondoni comuni.

Senza piedi, sempre in volo

Apus apus è il nome scientifico di questi uccelli, apus vuol dire senza piedi, che poi, dicono gli ornitologi che li hanno studiati, senza piedi – senza zampette – questi volatili non sono, ma li usano raramente: passano la maggior parte della loro vita in volo, dormono in volo con metà cervello addormentato e metà in stato di veglia, fanno l’amore in volo, si nutrono muovendosi.

Caterina ha sempre avuto un debole per loro, ma quest’anno la simpatia è diventata amore e la prima cosa che ha fatto dopo l’avvistamento del primo rondone è stata comprare un libro su di loro: una bellissima graphic novel di Franco Sacchetti, Dove i rondoni vanno a dormire, di Round Robin Editrice e, ogni sera – scialle rosso e candelina accanto- , si è immersa nella lettura.

La protagonista si chiama Zoe, ha 10 anni e un’attrazione dolcissima per i rondoni. Quando le capita di curarne uno, la sua attrazione diventa conoscenza, esperienza, emozione, amore: lo chiama Falcetto, lo porta con sé, aggrappato alla maglietta, giusto all’altezza del cuore e per aiutarlo a riprendere il volo e capire di che cosa ha bisogno, la ragazzina entra in contatto con un’associazione, Liberi di volare, che – tra l’altro – esiste davvero e si trova a Trieste.

L’associazione si occupa di soccorrere, medicare, rondoni, rondini e balestrucci che si ritrovano le ali spezzate, proprio come accade a Falcetto. 

Penne sovrapposte come le tegole dei tetti

Caterina, leggendo, scopre mille cose che non sapeva sui rondoni: scopre, ad esempio, che le penne sulle ali dei rondoni si sovrappongono le une alle altre, come le tegole dei tetti su cui amano volare, per far scorrere l’acqua senza lasciarla penetrare e che quando una penna si spezza, si può sostituire.

A Zoe (e a Caterina) viene spiegato che si possono trapiantare le penne di uccelli che non sono sopravvissuti a un incidente, così il rondone che le riceve non deve aspettare la muta annuale per poter riprendere il volo.

Scopre che esiste un’altra associazione che si chiama Monumenti vivi che si preoccupa di tutelare il “dialogo” tra i monumenti delle nostre città (torri campanarie, chiese, ma anche stadi e ponti) e i rondoni o altre specie benefiche che fanno i loro nidi, senza rovinare e disturbare nessuno e anzi contribuendo a una bella convivenza tra bipedi, apus apus e altri. 

Un impasto di fango e meraviglia

L’estate ha poi portato a Caterina un incontro ravvicinato con rondoni e rondini in un luogo magico, La locanda degli ultimi, a Vignale Monferrato.

Il nome dell’agriturismo è stato scelto in onore di molte “ultime cose e persone”, come le ha raccontato la proprietaria, Tiziana: l’ultimo bicchiere di vino – il vino che da generazioni l’azienda vinicola sua e del marito produce -, le ultime persone della società, le “ultime” cose, oggetti di campagna abbandonati, vecchie finestre, botti, mobili, catini di zinco che lei ha recuperato, fatto restaurare e reinventare.

Durante la ristrutturazione di questa casa di fine Ottocento, una rondine ha fatto un nido in un angolo all’incrocio dei muri di una stanza e Tiziana non l’ha più rimosso: la rondine è partita, non è tornata, ma ora, se dormi nella stanza che si chiama “il nido”, puoi ammirare l’impasto secco di fango e meraviglia, una piccola opera quasi d’argilla, mentre sprofondi tra i cuscini e inizi a sognare.

La locanda degli ultimi si affaccia su un dolce mare di colline coltivate a vite, tra le sfumature viola della lavanda, quelle verde acqua delle sedie in legno e l’azzurro trasparente di una piscina meravigliosa al bordo della quale Caterina ha aspettato, per alcune sere, le rondini e i rondoni che scendevano a sfiorare l’acqua per un millesimo di secondo. 

Ora è settembre, molti rondoni sono già partiti, ne restano pochi e non per molto. Li saluta in silenzio, il cuore stretto, lo scialle rosso di nuovo a portata di mano: sa che quando torneranno le ali nere, i loro voli belli, la punteggiatura senza parole che scrive nel cielo storie di libertà, sarà di nuovo primavera. 

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