Acqua minerale: leggiamo l’etichetta

L’etichetta dell’acqua in bottiglia è una delle più complesse con cui ci dobbiamo confrontare. L’analisi prevede oltre 40 parametri chimici: per nessun altro alimento sono forniti dati così approfonditi. Come destreggiarci? Ce lo spiega Silvia Parola, Direttore tecnico e responsabile qualità di Acqua Sant’Anna Fonti di Vinadio.

“Il nostro organismo è composto per lo più da acqua: per noi adulti rappresenta il 65% del peso corporeo, per i neonati la percentuale sale fino all’80%. L’acqua assunta con la dieta è essenziale per la nostra alimentazione: reidrata l’organismo e riequilibra le perdite, che sono di circa due litri al giorno”.

Saper leggere l’etichetta è importante. Quali sono le voci che possono influire positivamente o negativamente nella dieta, soprattutto nei bambini? “Se si usa il latte formulato, bisogna tenere in massima considerazione il pH dell’acqua usata nella ricostituzione. Il pH neutro o leggermente acido delle acque minimamente mineralizzate o oligominerali favorisce la digestione del lattante. Altre voci importanti in etichetta sono il residuo fisso e il sodio: le acque a bassa mineralizzazione, ovvero con basso residuo fisso, facilitano la dispersione dei lipidi del latte, determinando un minor carico renale. Un eccessivo apporto di sodio nella dieta durante l’infanzia, invece, può portare a un maggior rischio di ipertensione nell’adulto”.

Acqua minerale e acqua del rubinetto hanno la stessa origine? “È proprio nell’origine che consiste la differenza. L’acqua potabile deriva per lo più da falde superficiali e viene resa idonea al consumo attraverso trattamenti di potabilizzazione, come la clorazione. L’acqua minerale, invece, sgorga da una falda acquifera profonda, proviene da una o più sorgenti naturali o perforate e si distingue dalle ordinarie acque potabili per la purezza originaria. L’acqua minerale viene imbottigliata così come sgorga dalla sorgente, senza subire alcun trattamento”.

Le tipologie di acqua minerale sono moltissime: come orientarsi, per esempio, nella scelta tra oligominerali e lievemente mineralizzate? “La mineralizzazione dell’acqua è una caratteristica tipica del Pianeta Terra, dove un processo molto lungo e complesso è in grado di conferire all’acqua un contenuto salino particolare, tipico per ogni falda acquifera. L’acqua è un insieme di molecole molto complesse che si aggregano, in cui l’attività dei singoli ioni catturati nel percorso effettuato attraverso le rocce diventano patrimonio disponibile dell’acqua stessa. Il grado e la tipologia di mineralizzazione dipende dal ciclo idrodinamico dell’acqua, che parte dall’evaporazione delle acque superficiali promossa dal sole. Il pH acido delle piogge e delle nevi favorisce l’infiltrazione negli strati rocciosi sottostanti, passaggio attraverso il quale l’acqua si arricchisce di oligoelementi tipici delle rocce attraversate. In base a questo contenuto in sali, che è sostanzialmente il residuo fisso, possiamo distinguere le diverse acque. Si parte dalle minimamente mineralizzate, particolarmente indicate nell’alimentazione dei lattanti e nella reidratazione e nel ricambio idrico, per arrivare ad acque a medio contenuto salino come le acque solfate e quelle bicarbonate. Le acque ricche in sali, vere e proprie fonti di minerali, sono da consumarsi in condizioni specifiche, come per esempio in corso di attività fisica”.

Si parla molto dei nitrati e i nitriti indicati in etichetta. Cosa sono e cosa indicano? “I nitrati sono composti presenti in natura: sono indice di inquinamento di natura organica, dovuto alle deiezioni animali provenienti da allevamenti intensivi, oppure di natura inorganica, proveniente dagli insediamenti industriali e dai fertilizzanti utilizzati in agricoltura. All’interno del nostro organismo i nitrati si trasformano, ad opera dei batteri gastrointestinali: questo costituisce un rischio maggiore per i bambini piccoli, in considerazione della emoglobina fetale ancora presente, facilmente ossidabile, con possibilità di indurre problemi respiratori anche gravi come il blue baby disease”.

È importante imparare, soprattutto in famiglia, a non sprecare l’acqua. ha qualche buona pratica da suggerirci? “L’acqua è una risorsa scarsa: la sicurezza idrica, ovvero la sua disponibilità e accessibilità, non è sempre garantita. L’oro blu, ossia la quota d’acqua potabile a disposizione dell’ecosistema, manca ormai non solo in Africa o in Asia, ma anche in Europa: le stime dell’Agenzia Europea dell’Ambiente parlano di un 11% della popolazione con carenza idrica. Non solo i governi e le imprese produttrici, ma anche i consumatori possono fare la differenza per abbattere il consumo di acqua dolce. Utilizzare l’acqua potabile per necessità essenziali e non per annaffiare i giardini, consumare cibi a km zero e non importati da Paesi esteri. E nel consumo quotidiano di acqua minerale, preferire i formati più idonei. Anche usare la bottiglia corretta evita lo spreco. La due litri ‘formato famiglia’ a tavola e la mezzo litro per il consumo fuori casa, in ufficio o in palestra, per esempio, ottimizzano il rapporto qualità-prezzo ed evitano gli sprechi. Tutto passa attraverso una migliore gestione della risorsa acqua, da parte di tutti”.

[Marta Vitale Brovarone]

 

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