Tutto quel che volete sapere sulla scadenza dei cibi

Pasta, riso, bevande, olio, caffè, salsa di pomodoro, tonno, marmellate: davvero bisogna buttarli quando si avvicina la data di scadenza? La nuova legge contro lo spreco alimentare, un’eredità concreta di Expo 2015, permette di donare il cibo per il consumo anche oltre la data ultima. Possibile? Sì, perché i prodotti con la dicitura “da consumarsi preferibilmente entro” non sono andati a male: l’indicazione fornisce un limite approssimativo, passato il quale l’alimento è ancora commestibile ma registra un progressivo decadimento nutrizionale e organolettico. Il termine minimo di conservazione va dai 3 – 6 mesi sino a oltre 2 anni ed è stabilito dall’azienda tenendo conto dell’alimento, della qualità delle materie prime, del trattamento industriale e del sistema di confezionamento. Nel periodo “valido” il produttore si impegna a garantire le caratteristiche nutrizionali, il sapore, l’odore, la consistenza e il colore originali. Il consumo posticipato di qualche settimana o qualche mese non determina problemi per la salute, tuttavia vale la pena considerare i singoli casi.

“Preferibilmente” oltre il termine

I succhi di frutta, per esempio, sono tra gli alimenti “da consumarsi preferibilmente entro” un intervallo variabile tra i 6 e i 12 mesi;

il caffè macinato, il cioccolato e l’olio extravergine di oliva possono arrivare fino a 24 mesi. A 6 mesi dal confezionamento i succhi perdono sapore, così come olio, cioccolato e caffè.

La salsa di pomodoro condivide la scadenza del tonno sott’olio e dei sottaceti; essendo alimenti sterilizzati, possono essere consumati fino a  3 – 4 mesi dalla scadenza.

I vegetali sott’olio (funghi e carciofini, peperoni e giardiniera) hanno termini lunghi, che arrivano a 18 – 24 mesi, ma attenzione, stiamo parlando di confezioni industriali. Se consideriamo i preparati in casa c’è il rischio del botulino e la “data” è decisamente ristretta.

Biscotti, grissini, taralli e cracker scadono a 6 – 8 mesi, poi perdono croccantezza e appetibilità pur senza diventare pericolosi. Lo stesso accade con i dolci da scaffale, dalle torte al panettone: superata la data perdono fragranza e il gusto ne risente alquanto.

La pasta secca e il riso hanno una scadenza lunghissima, superiore ai due anni: non succede niente se li si cucina qualche mese dopo, basta prestare attenzione ai piccoli intrusi!

I surgelati da consumare dopo cottura, compresi i piatti pronti, non hanno problemi fino a uno o due mesi dopo il termine. Attenzione al pesce a in particolare ai gamberetti, che possono avere una crescita indesiderata di batteri come la Listeria: se proprio non volete buttarli, usateli dopo una buona cottura.

La data di scadenza

Finora abbiamo parlato di alimenti “da consumarsi preferibilmente entro”. Se sull’etichetta non compare il “preferibilmente” ma solo “Da consumarsi entro” siamo di fronte a una data di scadenza vera e propria, che deve essere indicata negli alimenti preconfezionati rapidamente deperibili, come il latte fresco, i latticini, i formaggi, la pasta fresca, la carne, il pesce e i prodotti di acquacultura.

Gli yogurt, bianchi o alla frutta, rientrano negli alimenti con “data di scadenza”. Possono essere consumati una volta scaduti? Se conservati in frigorifero e non aperti, si può arrivare con tranquillità anche a un paio di settimane più in là: avranno meno fermenti lattici vivi, ma saranno consumabili senza problemi. Se non ve la sentite, ricordate che la cottura è una forma di sterilizzazione. E fidatevi dei sensi, se ci sono cattivi odori o muffe buttateli, altrimenti riciclateli nei dolci come il ciambellone.

Uova a parte

Sul guscio dell’uovo fresco deve essere riportato per legge un codice alfanumerico che racconta la storia e l’origine. È bene conservare le uova a una temperatura inferiore ai 25 °C, meglio se in frigorifero. Prima di rompere un uovo, bisognerebbe lavarlo e asciugarlo, ma questa operazione va fatta solo al momento dell’utilizzo e mai preventivamente, per non eliminare lo strato di difese naturali presenti sulla superficie del guscio. Le uova si conservano per 28 giorni: intorno a questa data vanno cotte. Il consumo a crudo è consigliato solo con uova freschissime. Per verificare se un uovo è ancora consumabile c’è il test infallibile: immergetelo in un bicchiere d’acqua: se resta sul fondo è fresco, se galleggia è vecchio.

Lo spreco non è qui

Secondo alcune stime, solo il 40% dello spreco avviene per mano di chi vende o di chi consuma. La maggior parte del cibo viene buttato ben prima che raggiunga gli scaffali del supermercato. Tra gli sprechi “a fine catena”, l’80% appartiene agli alimenti freschi, come frutta e verdura. In Italia siamo abituati a sprecare, ma non tantissimo: 149 chilogrammi di cibo per persona all’anno; meno dell’Olanda (579 chili) ma più della Grecia (44 chili, fonte Cesvi). La crisi economica ha ridotto lo spreco del 57%. Buone pratiche da tenere presenti come consumatori finali? Fare la lista della spesa e comprare solo quanto necessario, da produttori locali, prodotti di stagione.

[Albino Catarozzo]

Iscriviti alla newsletter

X