Il lato positivo dei videogiochi per bambini

È vero che i videogiochi non sono necessariamente giochi per bambini, ma è altrettanto vero che i giochi per bambini sono sempre più videogiochi. Prendiamone atto. Le nuove tecnologie pervadono la vita degli adulti. Naturale che altrettanto accada ai bambini.

È tempo di sdoganare i videogiochi e dare loro il benvenuto, a tutti gli effetti, nelle abitudini dei nostri figli. Anzi. Consideriamoci fortunati se li apprezzano, se si informano e li scelgono, se li usano e li condividono con gli amici.

Giocare significa allenare la mente e il gioco digitale è una parte del gioco moderno. Negarlo significa privare il bambino di un’esperienza formativa che gli tornerà utile nella crescita, quando dovrà rapportarsi a macchine e sistemi di comunicazione sempre più complessi.

“È vero che oggi i videogiochi di maggior successo sono dedicati soprattutto a giovani adulti – spiega Thalita Malagò, segretario generale di Aesvi, l’Associazione italiana dei produttori di videogiochi -, ma il pubblico si fa progressivamente più ampio e aumentano le proposte per bambine e bambini, ragazze e ragazzi e anche per le donne, su ogni piattaforma disponibile, come console, pc, smartphone e tablet”.

Videogiochi dedicati ai bambini

La funzione educativa del videogioco è nota. Tecnologia, divertimento e istruzione vanno a braccetto. In diversi paesi le scuole hanno scelto di introdurre videogiochi educativi per stimolare l’apprendimento: in Germania 8.000 scuole d’infanzia usano speciali app per insegnare il tedesco ai bambini dai 5 ai 7 anni. In Scozia con il progetto “The Consolarium” alcune ore di lezione sono affidate ai videogiochi. In Norvegia è stata sviluppata Dragonbox, un’app per imparare l’algebra il cui uso è raccomando dal Ministero dell’Istruzione e lo stesso Minecraft è oggetto di studio nelle scuole secondarie per avvicinarsi all’arte e all’architettura.

Al MIT, il Massachusetts Institute of Technology, c’è il Mit Game Lab, un laboratorio che progetta videogiochi educativi capaci di competere, per interesse, partecipazione e divertimento, con i videogiochi classici.

“In Italia ci sono sviluppatori che hanno in catalogo app stupende per i bambini – dice Thalita Malagò – si va dalle favole interattive della tradizione ai mondi virtuali da esplorare, passando per applicazioni che introducono in forma giocosa i valori della condivisione e del rispetto per la natura, oppure ancora che insegnano a cucinare”.

Sul fronte dei videogiochi veri e propri si apre un panorama nuovo, la Toys Life, quel fenomeno in cui il gioco tradizionale e il gioco digitale si fondono e i giocattoli veri vengono trasportati nel mondo virtuale. “Le statuette dei character amati dai bambini ora sono tanto i compagni di gioco tradizionali quanto le estensioni dei videogiochi che prendono vita se abbinati a una console, come nel caso di Nintendo Labo”.

C’è un problema di sicurezza con i videogiochi?

Ci sono molte polemiche sulla facilità con cui i bambini possono accedere a videogiochi vietati ai minori. In Italia l’età indicata sulla confezione è considerata solo un suggerimento non vincolante. Questo significa che il venditore non può negare l’acquisto, come succede, per esempio, se un minorenne vuole comprare alcoolici.

Il genitore ha la possibilità di capire se un gioco è adatto al proprio figlio guardando il PEGI, un sistema di classificazione in base all’età utilizzato per garantire che i videogiochi siano chiaramente etichettati per il gruppo d’età per il quale sono più adatti. Di recente il PEGI è stato esteso anche alle app per Google Play e Microsoft”.

L’acquisto di un gioco andrebbe fatto assieme ai genitori e questo significa per noi adulti entrare in un mondo in cui si deve imparare molto. “I videogiochi vanno scelti con lo stesso amore con cui si scelgono i giocattoli, seguendo le inclinazioni dei figli, esplorando le loro passioni, tenendo presente quel che piace alla famiglia”.

Troppo tempo lì davanti

Poi c’è il problema del tempo d’uso del gioco. Ore negoziate e discussioni per staccarsi dal video e dedicarsi ad altre attività che consideriamo più utili ma che sono meno appaganti.

“Il videogioco è una delle tante componenti della vita dei bambini, come lo sport, gli amici, la musica. Deve rientrare nell’equilibrio della vita privata del bimbo e della famiglia. Se un bambino va bene a scuola, se ha fatto sport, se ha avuto tempo per giocare con gli amici all’aria aperta, non dobbiamo vivere i videogiochi come una perdita di tempo. Ricordiamoci che giocando si impara sempre qualcosa. Anche i giochi digitali costruiscono competenze e allenano alla vita”.

 

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