Stregati dai videogiochi

Gentile dottoressa, il nostro bambino di 6 anni è ipnotizzato dai videogiochi. Ci gioca 3-4 ore al giorno, e dobbiamo ammettere che è comodo per noi: con lui assorbito nel gioco possiamo dedicarci a tutto quel che ci piace, dal cucinare al pigrare sul divano. Lo scorso weekend, a causa di un suo comportamento inaccettabile, gli abbiamo tolto i videogiochi per tutta la settimana. Passati i primi giorni in cui li chiedeva, ora abbiamo notato cambiamenti in lui che ci fanno riflettere: dorme tutta la notte, è meno nervoso, più gentile, anche più sereno. Ma davvero i videogiochi hanno effetti così forti sulla psiche di un bimbo, o è solo il nostro caso?
Grazie e saluti, Maria Grazia e Umberto

Cari genitori, la vostra riflessione è molto interessante e di per sé già esaustiva. Vi siete resi conto da soli di quanti effetti positivi abbia prodotto l’assenza del videogioco su vostro figlio. Senza demonizzare troppo i giochi della nostra era tutta al tecnologico, è importante ricordare che giocare o meglio interagire con un computer per diverse ore in modo continuativo è stressante per l’organismo. Il livello di attenzione e concentrazione necessaria per la coordinazione oculomanuale impegna il giocatore, assorbendolo totalmente: i suoni ripetitivi, i rumori di sottofondo, le immagini sempre uguali, creano una sorta di effetto ipnotico che costringe a provare ancora e ancora. Così facendo, senza rendersene conto, il bambino si stanca perché rimane in tensione per tanto tempo. Agli occhi dell’adulto, con il suo videogioco in mano, il bambino sembra essere tranquillo. Tuttavia l’effetto che questo gioco produce è decisamente l’opposto: innervosisce, stressa, stanca, diminuisce la capacità di concentrazione e attenzione verso gli stimoli esterni, isola il soggetto da ciò che lo circonda, lo riempie di immagini spesso forti, a volte violente. La tensione accumulata e le emozioni suscitate dalle immagini talvolta disturbano il sonno, che diventa agitato o interrotto da brutti sogni. Inoltre, questo tipo di gioco non solo non prevede interazioni con altri ma tarpa le ali alla creatività, gli schemi sono predefiniti, nulla è lasciato alla fantasia o all’improvvisazione. Del resto, però, fanno parte della nostra realtà. Cerchiamo dunque di sceglierli con la massima attenzione affinchè siano adatti all’età del bambino (e non importa il suo livello di abilità nel risolvere i “quadri”). Il loro utilizzo deve essere regolato da precisi paletti: non è opportuno giocare per più ore consecutive, meglio delle mezz’ore interrotte da pause in cui si fa altro e magari non la sera prima della nanna.

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Giovani Genitori

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