Stregati dai videogiochi? E’ uno stress per l’organismo

Arriva, inevitabilmente, il momento in cui un bambino chiede i videogiochi. L’età in cui si desidera la prima console o il primo telefonino si sta progressivamente abbassando e i genitori hanno molti dubbi: meglio dire di sì o di no? Cedere o resistere?

Senza demonizzare i giochi della nostra era, che sono naturalmente molto tecnologici, è importante ricordare che giocare o interagire a lungo con un computer è uno stress per l’organismo.

Dare i videogiochi ai bambini: sì o no?

Una riflessione intelligente ed esaustiva arriva dall’esperienza diretta di due genitori che scrivono: “Il nostro bambino di 6 anni è ipnotizzato dai videogiochi. Ci gioca tre o quattro ore al giorno, appena tornato da scuola. Dobbiamo ammettere che è comodo anche per noi. Con lui assorbito nel gioco, possiamo dedicarci a tutto quel che dobbiamo o vogliamo, dal cucinare allo starcene comodi sul divano. Però lo scorso weekend, a causa di un comportamento inaccettabile, gli abbiamo tolto i videogiochi per punizione per tutta la settimana. Passati i primi giorni in cui li chiedeva, abbiamo notato cambiamenti in lui che ci fanno riflettere: dorme tutta la notte, è meno nervoso, più gentile, anche più sereno. Ma davvero i videogiochi hanno effetti così forti sulla psiche di un bimbo, o è solo il nostro caso?”

Videogiochi ai bambini, la risposta della psicologa

“Il livello di attenzione e concentrazione necessaria per la coordinazione oculomanuale impegna il giocatore, assorbendolo totalmente – spiega la psicologa Francesca Maria Collevasone -. I suoni ripetitivi, i rumori di sottofondo, le immagini sempre uguali, creano una sorta di effetto ipnotico che costringe a provare ancora e ancora. Così facendo, senza rendersene conto, il bambino si stanca perché rimane in tensione per tanto tempo”.

Agli occhi dell’adulto, con il suo videogioco in mano, il bambino sembra essere tranquillo. Tuttavia l’effetto che il videogioco produce è decisamente l’opposto: innervosisce, stressa, stanca, diminuisce la capacità di concentrazione e attenzione verso gli stimoli esterni, isola il soggetto da ciò che lo circonda, lo riempie di immagini spesso forti, a volte violente.

“La tensione accumulata e le emozioni suscitate dalle immagini possono provocare disturbi del sonno, che diventa agitato o interrotto da brutti sogni – continua la dottoressa Collevasone -. Inoltre, salvo alcuni casi specifici, il videogioco è una forma di gioco che non prevede interazioni con altri esseri umani e persino tarpa le ali alla creatività. Nel videogioco gli schemi sono predefiniti, nulla è lasciato alla fantasia o all’improvvisazione”.

Non togliere, ma imporre regole e pause 

Del resto, però, i bambini (e non solo loro) amano moltissimo i videogiochi e l’intrattenimento tecnologico fa parte della nostra realtà. Non concedere i videogiochi è una scelta importante che ognuno è libero di fare, ma se si è deciso per il sì alcune, piccole regole familiari possono rendere l’esperienza corretta, giusta e piacevole per tutti.  

“Cerchiamo di scegliere i videogiochi con la massima attenzione affinchè siano adatti all’età del bambino e non al suo livello di abilità – suggerisce la dottoressa Collevasone. Il loro utilizzo deve essere regolato da precisi paletti: non è opportuno giocare per più ore consecutive, meglio delle mezz’ore interrotte da pause in cui si fa altro. E possibilmente non la sera prima della nanna“.

Un buon artiolo da leggere sull’argomento si trova qui

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