Il razzismo spiegato ai bambini

Cento anni fa esatti nasceva un grande uomo, un avvocato per i diritti civili che trascorse ventisette anni in carcere prima di ricevere il premio Nobel e vincere le prime elezioni democratiche del Sudafrica. Indovinate chi è? Il suo nome è Nelson Mandela, a lungo leader del movimento sudafricano contro l’apartheid. Nelson Mandela è una delle persone che al mondo ha combattuto (e sofferto) il razzismo più di chiunque altro. “Nessuno nasce odiando i propri simili a causa della razza – scriveva nella sua autobiografia intitolata Long Walk to Freedom -. Gli uomini imparano a odiare e se possono imparare a odiare, possono anche imparare ad amare, perché l’amore, per il cuore umano, è più naturale dell’odio”.

Amare è più facile che odiare

Spiegare il razzismo a un bambino non è facile. “Mamma, alcuni compagni hanno preso in giro Idris”, ha detto un giorno mio figlio tornando da scuola. “Perché?” ho risposto, sapendo già dove saremmo andati a parare. “Per il colore della pelle e perché non è italiano”. Per fortuna mi ero preparata. Avevo raccolto un po’ di ottimi libri per affrontare l’argomento con la dovuta prontezza e serietà. “Ecco, quelli erano atteggiamenti razzisti”.

Non ci si può sottrarre al compito di insegnare ai figli che comportamenti sbagliati possono recare molto dolore a chi li subisce.
Mamma, ma chi ha atteggiamenti razzisti è cattivo?”. “Spesso no. Se vuoi è ignorante, perché non conosce la storia, la geografia, persino la biologia. Non sa che tutti gli esseri umani appartengono alla stessa razza, anche se la pelle può avere un colore diverso”.

Come nasce e come si manifesta il razzismo

Viviamo in una società multietnica che dovrebbe essere basata sui principi del rispetto, dell’integrazione e del dialogo. Eppure la cronaca fa emergere sentimenti di discriminazione e pregiudizi nei confronti delle etnie diverse anche in Italia, una nazione storicamente tollerante e generosa.
Il razzismo è diventato un fenomeno con una rilevanza sociale – dice Maura Manca, psicologa e presidente dell’Osservatorio Nazionale Adolescenza – ovvero un fenomeno che non riguarda più solo poche persone, ma la società intera. Si assiste, in televisione, sui giornali e su Internet, a una strumentalizzazione dei fatti di cronaca per giustificare atteggiamenti di violenza. E si sottovalutano gli episodi di discriminazione, dei quali sono sempre più protagonisti gli adolescenti”.

Razzismo e discorsi d’odio

La novità è che il razzismo oggi non è sempre associato alla violenza. Verrebbe da dire “per fortuna”, ma fortuna non è. Anche gesti comuni, come gli sguardi o le parole, rivelano pregiudizi. Il razzismo “non violento” si vede soprattutto su Internet e sui social network, attraverso quel fenomeno diventato noto comehate speech, vale a dire l’utilizzo di parole crude, ostili, discriminanti e di incitazione alla violenza che si rivolgono a bersagli individuati spesso in gruppi sociali, etnici, religiosi o culturali.
I social network hanno amplificato gli hate speech e questo ha influito sull’immaginario dei bambini e degli adolescenti, che utilizzano assiduamente chat e social, spesso senza supervisione.

Ci sono numerose iniziative per combattere l’hate speech. Una di queste è l’Alleanza contro l’intolleranza e il razzismo, nata nel 2015 a Strasburgo, che ha pubblicato il manuale “No hate” e costruito il sito www.nohatespeech.it dove si possono segnalare episodi di incitazione all’odio sul web. È disponibile anche il numero verde 800 901010 e il sito www.unar.it, che raccoglie segnalazioni e denunce da parte di vittime e testimoni di casi di discriminazione “in real life”.

L’importanza della scuola

La scuola è il fulcro dell’antirazzismo ed è il luogo che meglio offre ai ragazzi gli strumenti per comprendere la complessità della realtà contemporanea. Le classi sono spesso composte da studenti di culture diverse e l’incontro con l’altro è all’ordine del giorno. Ma spesso non basta: non sempre la scuola riesce a usare linguaggi positivi, né riesce sempre a valorizzare le esperienze, anche quelle tristi delle quali i bambini immigrati sono protagonisti.
È raro, ma succede che sia la scuola stessa a mettere in pratica atteggiamenti di discriminazione. Non molti mesi fa, per esempio, un liceo romano ha indicato come caratteristica positiva dell’istituto “l’esigua presenza di studenti di nazionalità non italiana e di studenti diversamente abili”.

Il razzismo è pigrizia mentale

Per questo non basta demandare l’educazione alla scuola: la famiglia ha una responsabilità importante. Nessuno nasce razzista, lo si diventa quando i modelli e l’educazione sono sbagliati e quando il pensiero è guidato dai pregiudizi e dagli stereotipi. Il razzismo è la risposta “facile” alla complessità che arriva dalla differenza. È un modo per accelerare i ragionamenti, un risparmio cognitivo, una “pigrizia mentale” da cui nascono gli stereotipi, ovvero le descrizioni generalizzate che si basano su poche caratteristiche evidenti, talvolta positive ma la maggior parte delle volte negative.

Come combattere questa iniqua pigrizia mentale? Per una volta con un esercizio facile e piacevole. Albi illustrati! Libri per l’infanzia, belli, emozionanti e coinvolgenti che favoriscono i sentimenti di apertura e di empatia.

Sperimentare la diversità

Un altro modo per educare i bambini alla diversità è farli viaggiare. I viaggi sono una esperienza educativa fondamentale, al punto che l’Unione Europea quest’anno ha stanziato 12 milioni di euro per regalare a trentamila ragazze e ragazzi di diciotto anni il pass Inter-Rail che permette di prendere gratuitamente tutti i i treni e traghetti d’Europa.

Certo, con i figli piccoli non si improvvisa un viaggio in Africa, in America o in Asia, che sono culle di civiltà ricche di cultura e tradizioni interessanti. Non si improvvisa neanche una vacanza nell’Est dell’Europa, dalla quale arrivano molti gruppi di immigrati presenti in Italia.
Le culture diverse si possono conoscere anche senza muoversi da casa. Ci sono spettacoli teatrali, feste e manifestazioni organizzate da associazioni di promozione sociale che lavorano per favorire l’intercultura. Ci sono occasioni di musica e cibo, sport e gioco dove socializzare con bambini di tutto il mondo. Soprattutto, c’è il nostro comportamento, che va mantenuto sempre aperto e sempre disponibile. Perché, se vogliamo crescere dei buoni adulti, dobbiamo essere buoni noi, prima di tutto.

I libri per affrontare il razzismo

Il razzismo e l’intolleranza. Bambini nel mondo. Ediz. a colori
di Louise Spilsbury e Hanane Kai, EDT editore
Quattro volumi illustrati compongono un’opera corale che affronta con il taglio giusto quattro temi della contemporaneità: razzismo, fame, migranti e conflitti. Un regalo bellissimo per la biblioteca della scuola. Dai 6 anni.

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Via di qua!
di Henri Meunier e Nathalie Choux, Jaca Book
Un libro illustrato bellissimo, adatto per i bambini a partire dall’ultimo anno di scuola materna. Insegna la tolleranza e le emozioni con la dolcezza che ci piace. Ogni bambino dovrebbe averlo.

GG via di qua

E tu di che colore sei? Tea. Ediz. illustrata

di Silvia Serreli, Tea Editore
In classe di Tea ci sono bambini di colori e nazionalità diverse. Un libro molto semplice e divertente adatto anche ai bambini più piccoli, dai 4 agli 8 anni.

GG e tu di che colore sei

Io sono tu sei
di Giusi Quarenghi, Giunti Editore
La storia di due bambine di 8 anni, una italiana e l’altra marocchina, che si conoscono attraverso i racconti e la biografia che ognuna deve scrivere dell’altra. Adatto dai 5 ai 10 anni.

GG io sono tu sei

Coccodrilli a colazione
di Emanuela Nava, Giunti Junior
È la storia di due amici di penna, una bambina italiana e un bambino dello Zimbabwe, che si conoscono e diventano amici attraverso i racconti delle loro esperienze. Adatto dagli 8 ai 10 anni.

GG coccodrilli a colazione

Pesi massimi. Storie di sport, razzismi, sfide
di Federico Appel, Sinnos editore
Storie di pugili, tennisti, calciatori, ciclisti, corridori, delle loro grandi vittorie e sconfitte, medaglie, record e idee. Dagli 8 anni.

GG pesi massimi

L’autobus di Rosa. Ediz. illustrata
di Fabrizio Silei e Maurizio A. C. Quarello, Orecchio Acerbo
La storia vera illustrata di Rosa Parks, icona dei diritti civili dei neri negli anni ‘50 in America. Il libro è realizzato in collaborazione con Amnesty International. Ottimo regalo per la biblioteca scolastica, dagli 8 anni.

GG autobus di rosa

Viki che voleva andare a scuola
di Fabrizio Gatto, Rizzoli
Racconta la storia vera di un bambino albanese. Nonostante il lieto fine, la narrazione contiene anche episodi di violenza molto tristi ed è adatto per bambini maturi, dai 10 anni.

GG viki che voleva andare a scuola

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