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Il gioco del ‘dottore’

scritto da Alice Quaglino

Il gioco del ‘dottore’

Cara dottoressa, 

mio figlio di tre anni ogni tanto fa un gioco che ci imbarazza. Con un’amichetta di due anni più grande (e solo con lei) gioca ‘al dottore’, con tanto di valigetta, stetoscopio, termometro e punture. Questo gioco gli piace molto, gli procura piacevoli sensazioni, si strofina e si concede effusioni che lasciano perplessi noi adulti (e non siamo genitori vittoriani!). Sembra davvero un interesse pre-sessuale, una sorta di ‘ebbrezza della pelle nuda’. Ma è normale? Come ci dobbiamo comportare? Dobbiamo fermarlo oppure far finta di niente? Grazie per il suo consiglio.

Maria Cristina

Cara Maria Cristina, i bambini a tre anni hanno imparato a muoversi, a esplorare l’ambiente circostante, a comunicare con gli adulti e con i coetanei e iniziano a scoprire la loro sessualità. È una scoperta che avviene naturalmente: si accorgono delle differenze che ci sono tra maschi e femmine e si accorgono anche che stimolandosi si provano sensazioni piacevoli. Questo processo avviene anche per le bambine e non stupisce che la sua amichetta si presti al gioco. Tuttavia ci tengo a sottolineare che il tutto avviene proprio come un gioco e si ripete proprio poiché è piacevole… non c’è altra consapevolezza dietro. Le insegnanti delle scuole dell’infanzia potrebbero narrare chissà quali aneddoti sull’argomento. Come genitori non credo sia mai possibile far finta di niente, o ignorare ciò che accade, si tratta di trovare una modalità adatta a ricreare anche nuove e diverse situazioni di gioco, spostando l’attenzione del bambino e permettendogli di andare oltre questa sua piacevole scoperta. Non si tratta in nessun modo di creare censure o porre tabù, ma di evitare che il meccanismo di gioco diventi ripetuto nel tempo, una modalità consolatoria, un modo per estraniarsi dall’ambiente circostante. Perché non provate a organizzare voi qualche nuovo gioco con questa compagna, qualche giretto nel parco, una passeggiata? Il bambino può, se aiutato da voi, comprendere che una tale vicinanza fisica, potrebbe risultare sgradita ad altre compagne di gioco e del tutto rifiutata. Sembra strano ma inizia qui il lungo percorso dell’educazione alla sessualità che in età pre-adolescenziale si ripresenterà in maniera molto più evidente, per cui: coraggio!

 

Thomas, di sette anni, è un bambino molto tranquillo e preciso, un po’ timido e amante delle cose da femmina. Come compagne di gioco preferisce le bambine e gli piacciono le bambole e i trucchi. Di veramente ‘maschile’ ama solo alcuni videogiochi e i Gormiti. A me e a mio marito non dà particolarmente fastidio (ha anche una sorella minore e forse è geloso di lei) ma i nonni sono allarmati e gli fanno pesare queste preferenze. Secondo lei è una cosa di cui preoccuparsi?

Non vedo nulla di preoccupante in ciò che mi raccontate. Mi piacerebbe sapere come se la cava Thomas con i suoi compagni di classe, se ci sono problemi relazionali correlati alle sue scelte. Dietro le sue preferenze nel gioco ci possono essere mille ipotesi possibili, una ricerca di giochi tranquilli, una vicinanza al mondo della sorellina, una facilità relazionale maggiore con le bambine. Magari aiutatelo a creare rapporti d’amicizia anche con maschietti dal temperamento tranquillo come il suo, in modo che non si senta isolato dal gruppo dei pari e lasciatelo libero di esprimersi nel gioco come meglio crede. Soprattutto, mi raccomando, placate i nonni da qualsiasi incursione eccessiva.

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