Attenzione a Omegle: il social network più pericoloso e meno conosciuto dai genitori

da | 2 Mar, 2021 | Lifestyle, Tech

Una conversazione anonima che si trasforma in pochi minuti in una sex-chat per poi autodistruggersi: cos’è Omegle, il social fuori da ogni tipo di controllo

Mentre i fatti avvenuti recentemente hanno messo alla gogna Tik Tok, nessuno parla di Omegle. Praticamente sconosciuto a genitori e insegnanti, questo social network sta diventando molto popolare tra i ragazzi, anche giovanissimi. 

E nasconde parecchi lati oscuri.

Una chat al buio

Omegle – talk with strangers” è una pagina di chat online alla quale si accede in maniera anonima. 

Basta inserire i propri hobby o interessi per essere messi in contatto con uno sconosciuto dai gusti affini e avviare una conversazione amichevole, scegliendo la modalità testo o video.  

Esiste anche la “modalità spy”, non facile da capire per chi non “smanetta” troppo, che consente di leggere le risposte a una domanda casuale. 

Ufficialmente l’utilizzo di Omegle è consentito ai maggiori di 13 anni e richiede la supervisione di un adulto fino a 18 anni. 

Eppure accedere è facilissimo: essendo “anonimo”, non è richiesta alcuna registrazione o autorizzazione e può essere utilizzato da chiunque abbia in mano un dispositivo elettronico. 

Una volta usciti dalla chat non restano più tracce della conversazione avvenuta e lo scambio di informazioni si autodistrugge.

Di fronte a tale invenzione, lo sforzo che si sta facendo per cercare di elaborare sistemi in grado di verificare l’età effettiva di chi si iscrive ai social network diventa assolutamente inutile.

“Finti giovani” e pedofili in agguato

La piattaforma di questa chat online si presenta come un “bellissimo modo per incontrare nuovi amici, al di là del distanziamento sociale”.

Ma chi c’è dall’altra parte? 

Abbiamo provato anche noi la chat, e ci siamo subito resi conto che i nuovi amici virtuali mentono quasi sempre sulla propria età e ci si ritrova facilmente a fare conversazione con adulti che hanno obiettivi ben precisi. 

L’utente pericoloso è solito “agganciare” i ragazzini su Tik Tok per poi chiedere di proseguire la conversazione in privato, su Omegle.

E durante la chiacchierata successiva capita spesso che “tali adulti” chiedano di condividere il profilo Instagram per accedere alle foto, oppure, ancora peggio, di avviare la modalità di conversazione video. 

Ritrovarsi in una sex chat

Sono le modalità stesse di questo social network, quindi, a favorire l’ingresso di pedofili e adescatori. 

Non si tratta dei soliti amici “social”: i ragazzi che lo utilizzano più di una volta sono inconsapevolmente coinvolti da un sentimento di trasgressione suscitato da questa sorte di “roulette russa” degli incontri virtuali. 

I primi a denunciare la piattaforma sono stati gli psicologi, dopo aver segnalato casi di minori coinvolti in abusi sessuali online. Sembra che dopo due minuti, in media, dall’inizio della conversazione l’utente si ritrovi catapultato in una sex chat.

Come ha da poco denunciato un giornalista della BBC basta accedere un po’ di volte alla piattaforma attivando la modalità video per vedere scene di sesso o atti di masturbazione di sconosciuti, dall’Inghilterra all’India, dal Canada all’Autralia. E non sono mancate le richieste di appuntamento “dal vivo”. 

Più informazione, più educazione, più rispetto

Molti adolescenti non si rendono conto del pericolo perché considerano il “sexting” meno pericoloso di un “reale” abuso sessuale. 

Gli effetti delle sex chat sui giovanissimi sono note: i ragazzi imparano ad apprezzare di più i rapporti via chat rispetto a quelli veri, portandosi dietro danni psicologici e cicatrici emotive. 

Omegle esiste da già da 4 anni, eppure se ne parla poco e nessuno è ancora riuscito a bloccarlo, nonostante le finalità di molti utenti siano ormai note. 

Davanti alla scoperta di questa chat i genitori rimangono sconvolti e allibiti: quando si nomina Omegle quasi nessuno sa di cosa si parla o cosa si nasconda dietro questo social dalla pagina apparentemente anonima.  

Che fare allora? Forse iniziare a diffondere una corretta informazione sul cybersex potrebbe essere un buon punto di partenza: parlare della sessualità e di ciò che offre il web a questo proposito, in famiglia e a scuola, nel modo più chiaro e scientifico possibile, lasciando da parte i bigottismi. 

Anche una corretta educazione delle proprie emozioni è necessaria, soprattutto in questo periodo particolare di chiusura tra le mura domestiche, in cui i ragazzi fanno particolarmente fatica ad esprimere ciò che sentono. 

E ultimo, ma più importante, insegnare il rispetto per se stessi, per gli altri e per la privacy.

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