Caterina e le calze (non proprio della Befana)

Loro, sono un paio di calze fucsia scuro, di cotone, con un minuscolo fiocco glitter, che arrivano a metà polpaccio. Di solito le calze si perdono, si spaiano, spariscono, è una vicenda nota. Ma questa è un’altra storia. Caterina, una mattina, ha aperto il cassetto di fretta e, rovistando tra collant e canottiere alla ricerca disperata di un paio di calze, ha pescato quel paio fucsia scuro, a lei sconosciuto. In un attimo il suo cervello ha fatto una serie di collegamenti che poi hanno mandato al cuore e di nuovo alla mente una serie di messaggi più o meno in questa sequenza.

1. Queste calze non sono mie.
2. Queste calze devono essere arrivate qui in qualche modo.
3. Aspetta, ma mi sembra di averle intraviste ai piedi del Figlio Grande.
4. Dunque vengono dalla casa in cui il loro papà vive con la nuova compagna.
5. Ma non sono del papà, con quel fiocco glitter.
6. Quindi sono della compagna del papà.
7. Che deve averle prestate al mio figlio grande.
8. Vista la legge comune a tutte le case, ovvero che non si sta dietro al consumo di calze dei ragazzini.
9. Il figlio grande le ha buttate da lavare qui, senza farci caso.
10. Una volta lavate e piegate sono finite nel cassetto di Caterina. E qui il flusso di pensieri si ferma.

Per una manciata di secondi. Caterina riprende a rovistare ma tra cinque minuti cinque deve uscire di casa. E anche lei ha finito le calze. Ne è rimasto un paio bucato, un paio troppo leggero, e STOP.
Per un attimo riguarda le fucsia scuro… No, non posso… non posso farlo. Le mette da parte, deve ricordarsi di darle al figlio grande, che le riporti nell’altra casa. Con la compagna dell’ex marito, che le sta pure simpatica, Caterina non ha mai scambiato più di 10 parole in cinque anni.

Lei che sognerebbe la famiglia allargata, tutti insieme: l’Atleta suo fidanzato, i due figli, la nuova figlioletta dell’ex marito e della compagna dalle calze fucsia, tutti insieme per un tiramisù fatto con il pandoro avanzato e molte bollicine di spumante e mille calze della Befana… ma un campo magnetico respingente avvolge la nuova famiglia dell’ex marito e i rapporti sono più freddi di questo gennaio. Tuttavia, le calze hanno attraversato il gelo e ora sono nelle sue mani.

Sono le 8.45 e tra dieci minuti deve essere al lavoro. E decide. Poi le rilavo, pensa, in fondo sono solo un paio di calze. Pedalando nel freddo di spilli e lame del mattino, Caterina si sente strana, ma comoda.

Se solo quelle calze potessero raccontare questa storia, sarebbe la storia di due donne che, in due case diverse, con due storie diverse e lontane, si prendono cura in modi simili di un ragazzino, si preoccupano di mandarlo in giro con un paio di calze uguali, aggiustate, anche se fucsia scuro, (ma sotto i pantaloni non si vedono) fino a risolvere l’uscita di casa di Caterina, in un qualunque mattino.

Allora, buon anno, compagna dell’ex marito. Che bella, in fondo, questa piccola catena di solidarietà femminile, fatta di cotone.

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