“Il papà non è un mammo”: intervista a Matteo Bussola

da | 5 Lug, 2021 | Libri, Lifestyle, Persone

Intervista a Matteo Bussola: La famiglia? Divertiamoci a scardinare da lì stereotipi e luoghi comuni

Quando nel 2016 venne pubblicato il suo primo libro, “Notti in bianco, baci a colazione”, nel quale raccontava della propria paternità, fu definito un “mammo”.  Un termine che, dice oggi Matteo Bussola, “ormai non tollero più”.

Fumettista, illustratore, scrittore, conduttore di un programma radio che parla di papà, e padre a sua volta di tre bambine, Bussola è tornato da poco in libreria con Viola e il blu, il suo primo libro per ragazzi nel quale si occupa nuovamente di genitorialità affrontando il tema degli stereotipi di genere visti con gli occhi dei bambini.

Un libro pensato per i più piccoli, ma perfetto a ogni età, che ci ricorda che, come non ha senso parlare di giochi “da femmina” e giochi “da maschio”, non esistono nemmeno le cose “da mamma” e quelle “da papà”.

E che la famiglia è il posto migliore dal quale iniziare a scardinare gabbie e luoghi comuni divertendosi.

La gabbia degli stereotipi

Matteo Bussola, insomma, non sei un mammo?

“Quasi incredibilmente, io, maschio, bianco, quasi cinquantenne, mi sono ritrovato a vivere gli stereotipi di genere sulla mia pelle.

Per il fatto di essere un papà che condivide l’educazione e la gestione domestica delle proprie figlie a metà con la compagna, e per averne scritto, vengo definito un “mammo”.

Un termine che può sembrare anche divertente, ma che cela un pregiudizio molto pericoloso. Ovvero, che ci sia una zona di affettività e cura, abitualmente attribuita alle mamme, alla quale un uomo può avvicinarsi solamente diventando in qualche modo una “donna”, un mammo, appunto” 

La versione adulta di “non piangere che sei un ometto”… 

“Questo è uno degli stereotipi più diffusi, e pericolosi. Stiamo educando una generazione di bambini a proteggersi dalle loro fragilità.

E, invece, le nostre crepe sono quanto ci è più necessario per illuminarci, sono ciò che ci rendono le persone che siamo.

Perseverando con l’idea che l’uomo non debba mostrare le proprie sofferenze e debolezze rischiamo di negare al maschile la possibilità di evolvere. È ciò che poi, in certe relazioni fortemente tossiche, può portare fino a quell’idea di possesso alla base di casi drammatici.

Il seme del femminicidio non è molto lontano da qui, dal momento in cui non si impara a gestire la propria parte emotiva.”

matteo bussola

Impariamo dai bambini

Leggendo la storia di Viola capiamo, però, che ruoli e stereotipi sono tutti nostri e non certamente dei bambini.

“I bambini e le bambine assumono gli stereotipi di genere attraverso di noi, con l’educazione e la cultura. Alcuni, poi, sono molto contraddittori.

Per esempio, ogni volta che al parco mi capita di vedere un bambino che gioca con una bambola c’è sempre un adulto che fa una battutina, come se in lui sussistesse un qualche tipo di problema.

E io non posso fare a meno di pensare che quel bambino avrà nel suo futuro, se lo desidererà, la possibilità di diventare padre.

E, allora, se accettiamo che una bambina giochi con le bambole a fare la mamma, che cosa c’è di male in un bambino che gioca a fare il papà? I modelli si sviluppano anche da piccoli semi come questi.

E se li fai crescere controvento, poi mettono radici che è più difficile estirpare.”

Cosa possiamo fare per provare a rompere queste gabbie che sono gli stereotipi di genere e ruolo?

“Come prima cosa: divertiamoci a scardinarli all’interno della famiglia. Lasciamo che i papà cucinino di più e accompagnino i bambini in piscina o alla partita di pallavolo.

Mostriamo noi per primi che non ci sono cose solo da mamma e da papà. La famiglia è un luogo all’interno del quale vengono espressi dei bisogni, l’importante è che a quei bisogni venga offerta una risposta. Che poi essa arrivi dalla mamma piuttosto che dal papà non dovrebbe fare particolare differenza. E poi, sarebbe bello riuscire a trasmettere ai nostri figli l’idea che, in realtà, non solo siamo tutti diversi, ma anche che ciascuno di noi è unico e che la nostra unicità è davvero la risorsa più preziosa che abbiamo.” 

È quello che accade a casa di Matteo Bussola?

“A casa nostra sono io che cucino, semplicemente perché mi piace farlo. Per cui le mie bambine trovano normale chiedere a me cosa si mangia per cena. Come trovano normale chiedere aiuto alla mamma se in casa c’è da appendere una mensola perché è Paola, la mia compagna, a occuparsi di quel genere di cose. Poi, per quanto si possa essere accorti e sensibili, non possiamo non riconoscere che siamo tutti immersi in quel brodo culturale: siamo tutti figli, nostro malgrado, di una società patriarcale e maschilista. Liberarsi da quelle catene è molto complesso”.

Veniamo da un anno e mezzo complicato. Come hai vissuto la pandemia da papà?

“È stato un anno di luci e ombre, da un lato molto difficile ma dall’altro anche molto bello. Ad esempio, la Dad, nonostante le difficoltà, è ciò che mi ha permesso di accedere a un tempo dei figli che spesso a noi genitori è precluso. E poi abbiamo avuto la possibilità di passare molto più tempo insieme con le bambine. Dall’altro lato, per gli adolescenti è stato un periodo davvero duro: abbiamo fatto pagare loro un prezzo troppo alto, e le crepe stanno venendo fuori adesso.” 

Secondo Matteo Bussola, c’è qualcosa di positivo che però rimane, secondo te?

“In questi mesi ho parlato con moltissimi padri che, improvvisamente, si sono ritrovati a casa con i propri figli, anche piccoli, che prima vedevano pochissimo e hanno scoperto, forse per la prima volta, cosa si stavano perdendo. E hanno capito che quel tempo non era sottratto solamente ai bambini, ma anche a loro stessi.”

stereotipi genere

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Matteo Bussola: la libertà di essere i colori che vuoi

Di Marta Vitale

Ecco che cosa fa un libro speciale. Parla di cose grandissime mettendone in luce tutte le sfaccettature. Come nel prisma di Newton, l’esperimento – bellissimo- che scompone la luce in una miriade di colori.

Proprio i colori che Viola, la protagonista del libro, chiama con la lettera maiuscola. Perché le piacciono, tutti, anche se più di tutti ama il Blu. Lo ama quando è chiaro come l’acqua, quando è brillante come il cielo d’estate, quando è scuro come la sera. 

Ogni tanto, qualcuno le dice che il blu non può piacerle davvero. Perché lei è una bambina. Lei se ne dispiace, ne parla con suo papà, che fa il pittore e che le racconta che non sempre è stato così. 

Per secoli il rosa è stato il colore dei maschi, il blu delle bambine: come il meraviglioso turbante della Ragazza con l’orecchino di perla di Vermeer.

E la tunica di Dio nella Cappella Sistina, ragionano insieme? Del più bel Rosa.

Per dirla con i cartoni, avevano ragione i Barbapapà: lui è tutto rosa, lei è tutta nera.

Ammesso e non concesso che ci siano sfumature dell’animo maschili e femminili, la verità è una: le abbiamo tutte e sta alla libertà di ognuno di noi declinarle e viverle.

L’importante è sfrecciare su un monopattino blu perché è quello il nostro colore preferito e mordere la vita con la libertà che sa darci una corsa perdifiato. L’importante è stupirci se un bambino viene preso in giro al parco se gioca con una bambola: perché noi – insieme a Viola – sappiamo che semplicemente quel bambino forse un giorno vorrà essere padre e si sta immergendo in quella sensazione, in quella vertiginosa emozione. E noi con lui, guardandolo con amorevolezza di padri, di madri, di amici o semplici lettori.

Senza limitarci ai bordi, agli opposti, ma andando proprio di qua e di là, assaporando tutto quello che sta in mezzo, come in una fetta d’anguria. Chi mai si fermerebbe a mordicchiare la buccia senza addentrarsi nella polpa zuccherina, morsetto dopo morsetto?

Evviva quindi le mille sfumature di Bussola “Perché un mondo in cui siamo tutti diversi è più bello, ma è anche molto più complicato da capire”.

“È facile essere una bambina difficile. Se non hai paura di cadere quando vai fortissimo in bici, se preferisci arrampicarti sugli alberi invece che giocare alle principesse, se hai l’impressione che quando ti chiedono di fare la brava intendano solo farti stare zitta, insomma ogni volta che non sei ciò che si aspettano da te, allora ecco. Almeno una bambina così la conosci di sicuro. Magari, quella bambina sei proprio tu” 

matteo bussola

Matteo Bussola, Viola e il Blu – Salani Editore

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