Non buttare quella scarpa

Quelle vecchie sneakers, quei sandaletti che sono diventati piccoli, quelle decolleté demodé. Li state buttando? Fermatevi, sono preziosi. “Ogni volta che gettiamo via qualcosa dovremmo chiederci qual è il modo giusto per farlo”. A dirlo è Davide Brusa, responsabile del progetto Ri-Scarpa per la Cooperativa Sociale Lavoro e Solidarietà. Nel 2010 l’Amiat, azienda municipalizzata (di Torino) per la raccolta dei rifiuti, ha notato che un gran quantitativo di scarpe finiva in discarica. “Un peccato – dice Davide Brusa – perché anche se inutilizzabili sono comunque una ricchezza.

L’Amiat ha chiesto alla nostra cooperativa, che già si occupa della raccolta differenziata degli abiti usati, di fare qualcosa. Abbiamo avviato uno studio assieme al Politecnico di Torino e abbiamo scoperto che l’80% della scarpa è riciclabile. E’ nato così Ri-Scarpa, un progetto che unisce tre valori: ambientale, educativo e lavorativo-sociale”.

Cosa succede alle scarpe usate?
“Il concetto è molto semplice: più si ricicla, meno si utilizzano materie prime e meno rifiuti finiscono in discarica o al termovalorizzatore. Le scarpe raccolte vengono innanzitutto igienizzate e sanitizzate, dopodiché sono vagliate per capire se possono ‘ricamminare’. Se la risposta è sì, sono preparate per essere reinserite nei mercati locali del Nord Africa o dell’Asia, realizzando un piccolo utile che permette al progetto di procedere. Il 60% delle scarpe risulta però non riutilizzabile. In questo caso le materie prime vengono separate, soprattutto plastica, gomma e cuoio. La gomma finisce nella realizzazione della pavimentazione morbida. A tutt’oggi, con le scarpe raccolte, sono state pavimentate tre palestre. Il cuoio viene tritato e compattato per generare un cuoio di seconda scelta con il quale si realizzano, per esempio, le borse. Anche la plastica segue un suo percorso di riciclo e finisce nella produzione di scocche per auto”.

Tutte le scarpe possono essere riciclate?
“Sì, tutte le scarpe, dall’anfibio all’infradito, da adulto e da bambino”.

Dove si raccolgono le scarpe usate?
“Abbiamo distribuito speciali contenitori nelle scuole elementari, medie e superiori. Al momento sono 194 i plessi scolastici piemontesi che hanno aderito e 519 le scuole che hanno il contenitore. Ovviamente speriamo di aumentare il numero”.

Perché avete scelto di raccoglierle all’interno delle scuole?
“La finalità di Ri-Scarpa non è solo ambientale, è anche educativa. Volevamo avvicinare i bambini alla raccolta differenziata e lasciare che fossero loro a educare gli adulti. Così è successo: in due anni abbiamo raccolto più di 70.000 chilogrammi di scarpe”.

C’è anche una finalità lavorativa e sociale.
“La cooperativa dà lavoro a trenta persone, tredici delle quali provengono da categorie protette. Ci proponiamo di offrire nuove opportunità di lavoro a persone svantaggiate. I progetti come la raccolta di indumenti o di scarpe usati consentono di crescere, sviluppare altri progetti, aumentare i volumi di raccolta differenziata e aiutare le fasce socialmente deboli”.

 

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