La seconda vita di Nadia

C’è un prima e un dopo nella vita di Nadia. In mezzo un tragico incidente che cambia tutto. Nella transizione la voglia di farcela nonostante tutto.

Nella prima vita Nadia era serenamente sposata con Alberto, vivevano in un paese vicino a Como con i loro bambini, Alessandra e Giacomo. Nella vita dopo Nadia è felice compagna di Giuseppe, ed è arrivata una terza bambina, Valentina.

Uno squarcio nel cielo
Alberto e io ci siamo fidanzati nell’87, eravamo giovanissimi, avevamo 21 e 22 anni – racconta Nadia -. Nel ‘93 ci siamo sposati, e lo siamo stati, molto felicemente, fino al 2005. Nel 1995 è nata Alessandra, nel 1999 Giacomo. Io ho scelto di stare a casa per occuparmi di loro, eravamo una famiglia molto unita. Lui lavorava in Svizzera in settimana e nel weekend si dedicava al suo hobby, l’elicottero. Una passione che man mano si è trasformata in un impegno professionale: nel giugno 2005 Alberto è stato assunto da una società per cui lavorava nel fine settimana”.

L’incidente avviene il 9 ottobre dello stesso anno. “Era una bella giornata d’autunno, c’era una sagra paesana e Alberto faceva voli turistici. Noi eravamo lì con lui, abbiamo pranzato insieme, poi io sono rimasta ad aiutarlo con le persone che volevano volare con l’elicottero, i bambini in un’area giochi. Il primo volo è stato con i vigili, il secondo con dei turisti. Non è più tornato: l’elicottero è finito contro un cavo abusivo. Alberto aveva 40 anni. Subito hanno iniziato a circolare voci che ci fosse stato un incidente, ma all’inizio non ci credevo, ero tranquilla, poi ho preso la macchina e sono andata direttamente sul posto. Lì ho visto i rottami, il fumo e subito dopo i pompieri, le ambulanze, i furgoni delle televisioni. Sono rimasta immobile, ero come in trance, pietrificata, non ho pianto. Non ho pianto neanche i giorni successivi, come se le lacrime fossero bloccate dentro.

Quel pomeriggio, per la prima e unica volta della mia vita, mi sono dimenticata dei bambini, è stata mia cognata a cercarli nell’area gioco e portarli subito dalla zia perché non si spaventassero. Li ho rivisti solo la sera, volevo essere io a raccontare loro quel che era successo, ma Alessandra, che era più grande, aveva già intuito. Ricordo che Giacomo mi è venuto incontro tutto festoso ‘Come mai c’erano i pompieri?’. Non ce l’ho fatta a nascondergli la verità: ‘Papà è diventato un angelo’. Mi hanno rimproverato di averglielo detto troppo in fretta, ma non avevo scelta, non volevo mentire. Alessandra, come me, ci ha messo tanto tempo prima di piangere il papà, poi un giorno ha ritrovato le lacrime e ha pianto ininterrottamente per un’ora. Giacomo ha invece avuto lo choc subito e ora l’ha mitizzato, il suo meraviglioso papà pilota”.

Il dolore e la battaglia
“Nei giorni successivi sono tornata spesso nell’orrendo luogo dell’incidente, portavo fiori, mi ritrovavo con i miei ricordi, mi chiedevo ‘e ora cosa faccio con i bambini?’. Per i primi mesi ho vissuto come in un tunnel, facevo tutto, ma in modo automatico e in apparenza la vita scorreva normalmente. Accompagnavo i figli a scuola, nel fine settimana andavamo in giro, d’inverno siamo tornati sulle piste da sci. I primi otto mesi sono andata da una psicologa, un percorso utile, che mi ha aiutato a fronteggiare la situazione e mostrarmi serena con i bambini quando dentro di me tutto era spento. La forza di andare avanti comunque me l’hanno data loro, i miei figli. Alessandra è diventata grande prima del tempo, e mi spiace, a 10 anni si è ritrovata a volte a farmi da mamma lei. Essendo casalinga avevo il terrore che non ce l’avrei fatta a mantenere i bambini, ma per fortuna non abbiamo avuto problemi economici: la pensione – svizzera – di mio marito mi ha permesso di andare avanti senza preoccupazioni finanziarie”.

Oltre a superare il dolore, Nadia e i suoi familiari si sono trovati a dover fronteggiare una lunga battaglia legale che non si è ancora conclusa, dieci anni dopo. “Ci sono molti soldi in ballo. Per tutti – assicurazione, proprietari dei terreni – era più facile dare la colpa al pilota. Ma quel cavo era abusivo da 60 anni, c’era un’ordinanza di rimozione. Dall’autopsia è venuto fuori che lui aveva bevuto alcool, ma avevamo pranzato insieme e io ricordo bene che avevamo preso la Coca Cola. Il giorno dell’incidente un amico lungimirante mi ha detto ‘Prendiamo un avvocato’. Aveva ragionissima, col senno di poi avremmo dovuto rivolgerci anche a un anatomopatologo. In ogni caso abbiamo un perito che ci assiste e non molleremo finché la verità non sarà accertata. Dalla prima fase del processo siamo usciti sconfitti ed è dura da accettare, ma ora siamo in cassazione e non ci arrendiamo. Per me, per la famiglia, per gli amici, è importante che la memoria di Alberto non sia infangata da falsità”.

Un nuovo equilibrio
Pian piano la vita riprende per tutti e Nadia ricomincia a uscire: “Nell’inverno del 2007 un’amica mi ha portato a una serata in un locale di Milano. All’inizio non ci volevo andare, mi sono lasciata convincere. Lì ho conosciuto Giuseppe: lui mi ha corteggiato da subito, mi mandava messaggi, mi telefonava. Io ero piena di dubbi, ma lui ha saputo conquistarmi senza fretta e senza fretta è iniziata la nostra storia. Lui è ufficiale dell’esercito e ad aprile è partito per l’Afghanistan per otto mesi – un uomo con la vita tranquilla decisamente non fa per me! Ci sentivamo tantissimo per telefono e via Skype, la distanza ci ha avvicinato. Quando Giuseppe è tornato era innamorato e deciso a vivere con me, diventare una famiglia. E anche io avevo finalmente superato tutti i miei dubbi e mi sono sentita pronta per ricominciare. Abbiamo messo su casa insieme in un paese vicino a Pinerolo (TO), dove Giuseppe è stato trasferito al ritorno dalla missione.

Ad Alessandra e Giacomo non è dispiaciuto seguirmi e cambiare aria – forse anche per farmi piacere -, ma Giacomo era geloso di me e all’inizio i rapporti con il mio nuovo compagno sono stati difficili. Col tempo però sono stati anche loro contenti di avere di nuovo una figura maschile in casa. Nel frattempo sono rimasta incinta e nel novembre 2008 è nata Valentina. La sua nascita è stata una sferzata di buon umore ed energia per tutti, i bambini erano felicissimi di avere una sorellina. Valentina è stata accettata molto bene anche dalla famiglia di mio marito a Como: la mamma di Alberto quando ha saputo che ero incinta è scoppiata a piangere – ed è comprensibile, ovviamente -, ora però è lei tra tutti i nonni, paradossalmente, ad avere il legame più forte, quasi viscerale, con la bambina. La nuova vita è stata il collante della famiglia che si è formata: grazie a lei abbiamo definitivamente trovato un armonico equilibrio. Certo che, dopo la tragedia, il mio modo di essere mamma è molto cambiato, la sto crescendo in maniera diversa dai suoi fratelli. Con loro non avevo ansie o paure, sono cresciuti liberi, con Valentina invece sono una mamma apprensiva e vedo pericoli anche dove non ci sono. Mi spiace per lei, ma è più forte di me.

Non appena possibile, almeno ogni due mesi, torniamo a Como per stare con gli amici più cari e i parenti. Tante persone in paese hanno fatto fatica ad accettare che mi rifacessi una vita e anche chi accettava non poteva esimersi dal giudicare. Ci sono rimasta molto male, dopo la tragedia che abbiamo vissuto non ci meritiamo un poco di serenità? Io ho avuto la grande fortuna di incontrare Giuseppe, un uomo dalla sensibilità incredibile, che ha avuto l’intelligenza di sapermi aspettare, di capire i miei tempi e le mie riserve. Lui è un compagno presente, i bambini sono sereni, posso dire che abbiamo raggiunto un bell’equilibrio. Io amo muovermi, viaggiare e quando andiamo in giro tutti e cinque, con i due cani, è proprio bello. E posso dirlo: ho ritrovato il piacere di vivere”.

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