Scivolare sul ghiaccio

Quando pensiamo al pattinaggio artistico italiano, ci viene in mente l’immagine della splendida Carolina Kostner che, scivolando con un’eleganza irreale sul ghiaccio e sulle note dell’Ave Maria di Schubert, ci scalda il cuore. Oltre all’amata bolzanina, sono tante le atlete e gli atleti che hanno dato lustro a questo sport: dalla giovanissima Lipnitskaya, alla nostra Valentina Marchei, dal re delle trottole Lambiel al pluricampione Plushenko. Si rimane ipnotizzati a guardare le loro esibizioni, riscoprendo quel senso di meraviglia e stupore che appartiene solo agli occhi dei bambini. Sognare di sentirsi Carolina o Plushenko, di volare sul ghiaccio, anche solo per pochi istanti, è inevitabile. I genitori forse sono un po’ in ritardo, per i loro figli e figlie, invece, potrebbe essere ancora il momento per cimentarsi in uno degli sport più amati di sempre.

Ne abbiamo parlato con Valeria Vercellino, responsabile tecnica di un’associazione di pattinatori artistici, e con Laura Brignacca, Coordinatrice Progetti Speciali Pattinaggio. “Grazia, eleganza, tecnica e forza sono elementi fondamentali per il pattinatore. Il pattinaggio artistico su ghiaccio è uno sport completo che unisce capacità e competenze tecniche a componenti artistiche. Si comincia già a 3 anni, ma anche più tardi. Le specialità sono pattinaggio artistico, singolo e di coppia, danza e sincronizzato. Non c’è un’età precisa in cui il pattinatore fa la scelta della disciplina da seguire. Normalmente però si comincia con l’artistico”.

Il motivo è che il pattinaggio artistico ha una caratteristica completezza. “E anche maggiore difficoltà oggettiva, che deriva dalla varietà e dalla dinamicità degli esercizi che si svolgono sul ghiaccio e con i pattini. Non si tratta però di uno sport che comporti particolari pericoli. Gli infortuni sono rari, mentre numerosi sono i vantaggi per lo sviluppo psicofisico del bambino. Multilateralità e polivalenza sono condizioni necessarie per ogni gesto in pista. Le capacità sviluppate sono sia tecniche che artistiche, poiché nelle gare, i “components”, ossia la parte artistica del punteggio, hanno un peso a volte decisivo per l’esito finale. Per questa ragione, gli atleti lavorano moltissimo sui gesti, sull’espressione e sull’armonia dei movimenti. È prevista e consigliata la partecipazione alle attività integrative di danza, ginnastica e ginnastica artistica, in particolare per chi sceglie di fare competizioni. Ritmo, equilibrio, coordinazione, trasformazione dei movimenti, senza dimenticare la componente scenica, le doti psicologiche di concentrazione e resistenza allo stress, sono elementi indispensabili per un pattinatore”.

Come si struttura un allenamento? “L’intensità dell’allenamento dipende dalla scelta individuale: va da un minimo di un’ora la settimana per i primi passi a livello amatoriale fino a un impegno di più ore al giorno per chi sceglie l’agonismo di alto livello. Gli allenamenti si strutturano con un quarto d’ora di riscaldamento, che il pattinatore svolge per conto proprio, prima dell’ingresso in pista. Sul ghiaccio si fa riscaldamento per la pattinata; una volta acquisita la tecnica di base si lavora sui salti e sulle trottole. Nel periodo delle competizioni, parte della lezione è dedicata allo svolgimento dei programmi di gara”.

Il pattinaggio artistico su ghiaccio non dimentica l’estate, non esaspera la competizione, né trascura la socializzazione. “Si pratica con la periodicità classica del calendario scolastico, e volendo si prosegue in estate con gli stage sulla pista dei palaghiaccio e su altre piste extracittadine. Nel periodo di pausa estivo, può essere utile praticare danza, ginnastica, pattinaggio in line o a rotelle. Sebbene sia uno sport individuale, gli allenamenti a tutti i livelli si svolgono per la maggior parte in gruppo. Le gare, al contrario, sono individuali e senza la presenza sul campo dell’avversario. L’agonismo, pertanto, è vissuto in modo introspettivo.”
Una domanda spinosa: quando si capisce se un bambino è portato per l’agonismo? “Le abilità del pattinatore emergono agli occhi dei maestri già dalle prime lezioni. Si tratta di facilità di scivolamento e doti motorie spiccate. I bambini cominciano l’agonismo con delle competizioni ludico amatoriali che favoriscono l’approccio alle tecniche di rilassamento e autocontrollo, caratteristiche dell’agonismo vero e proprio. Indubbiamente una capacità che sviluppano tutti gli atleti agonisti è quella di sapersi organizzare. È una dote indispensabile, dovendo far convivere studio e allenamento. Queste esperienze è inevitabile che diventino parte del bagaglio fondamentale dell’atleta e abbiano un riflesso anche nella vita quotidiana”.

[Tatiana Zarik]

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