Caterina e il potere di una frase

Se l’è detto la prima volta correndo alle 8 di una mattina di giugno al Parco sul fiume, confine incantato tra la città e la collina, con i cani lupo al guinzaglio a tirare così forte in direzione degli scoiattolini, che i padroni potevano contrapporre a tale tenacia solo la forza dei sogni notturni. E poi tutto era verde, l’acqua verde liquido, l’aria verdeacqua, il prato brillava di fresco e i tavolini verdi dei caffè erano ancora liberi, sotto gli alberi. Se l’estate finisse adesso, si è detta Caterina, sarei felice così, con il respiro accelerato della corsa e Springsteen che canta “Born to run” negli auricolari. Ma poi l’ha pensato anche un’altra volta, live, quando sul palco di San Siro lo stesso Bruce, tra le luci blu e la stellata dei telefonini sugli spalti, intonava “When I lost you honey…” di Drive all night, il papà di Caterina seduto a sinistra e una delle sue più care amiche a destra. Se l’estate finisse adesso, sarei felice così.

Poi c’è stata la volta in cui lei e l’Atleta sono andati a esplorare, in un giorno di metà luglio, un posto nuovo, una Montagna con la M maiuscola, che unisce le loro due regioni in un unico crinale innevato e poco più sotto ci sono i cuscinetti di fiori rosa che piacciono tanto all’Atleta. L’ha pensato mentre erano da soli a camminare in quel mondo selvaggio di pietra bruna e laghi ancora ghiacciati. Da soli. Esistono ancora posti al mondo in cui, per quanto ti giri di qua o di là, non c’è nessuno.

Ma ci sono stati anche dei momenti in cui se l’estate fosse finita in quel momento… aiuto! Per esempio quando il Figlio Grande è partito per la sua prima vacanza studio da solo (mentre il Piccolo commentava: ma che vacanza è, una vacanza-studio?) e quella frase sul tabellone della stazione recitava “vietato oltrepassare la linea gialla” e Caterina ha pensato per giorni a quanto fosse simbolica quella linea gialla che il Figlio Grande ha attraversato per la prima volta senza di lei. Se l’estate finisse adesso, non sarei felice, ha pensato Caterina, sarò più felice tra una settimana, quando riattraverserà quella linea gialla, il bambiragazzo. “Se l’estate finisse adesso, sarei decisamente triste”, l’ha pensato anche quando il Figlio Piccolo, il primo di giugno si è rotto il braccio sinistro e ha dovuto tenere il gesso quaranta giorni e dire addio al desideratissimo snowboard estivo, per tuffarsi nei videogiochi, nei film scaricati su qualsiasi dispositivo a tutte le ore, ma anche imparare a giocare a briscola e a trovare la pazienza di farli passare, quei quaranta giorni.

Poi, che Caterina lo voglia o no, l’estate finisce comunque, ma al riparo di “se l’estate finisse adesso…”, ci sono tutte le emozioni che nutrono l’estate dell’anima, quella che Albert Camus, scrittore francese del Novecento, ha detto di aver scoperto dentro di sé anche nel cuore dell’inverno, invincibile.

[Marina Gellona]

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