Ginnaste, atlete di gomma

La ginnastica artistica è un meraviglioso mondo da scoprire. In parte è già arrivato al grande pubblico con il programma “Vite parallele” di MTV, che ha raccontato la quotidianità inedita delle ginnaste della Nazionale Italiana. Può però rivelarsi sorprendente anche una semplice ricerca su YouTube. Tantissimi i video amatoriali (che hanno dalle 40 mila alle 700 mila visualizzazioni) realizzati da piccole ginnaste orgogliose di raccontare la passione per questa disciplina. Ciò che stupisce maggiormente non sono le acrobazie incredibili, ma è il modo di pensare di queste giovanissime atlete. “Sai di essere una ginnasta se usi più magnese che sapone, se le tue amiche vanno a ballare e tu rimani a casa perché domenica hai la gara, se non hai bisogno di droghe per volare, se la palestra è la tua seconda casa, se il dolore diventa la normalità, se non ricordi più come sei coi capelli sciolti, se dopo ogni caduta sei pronta a rialzarti, se hai più muscoli del tuo fidanzato, se calli, muscoli doloranti e strappi non sono un motivo per arrendersi”. Sono frasi che dimostrano grinta, disciplina, spirito di sacrificio, fiducia, capacità di concentrazione e di gestione delle emozioni. Dare il massimo per il gruppo, non cedere di fronte alle difficoltà. Qualità preziose e rare anche per i grandi.

Wikipedia docet: “il ginnasta deve essere dotato di forza e velocità, elevata mobilità articolare, deve seguire un allenamento molto lungo a causa dei numerosi elementi di coordinazione, alcuni dei quali controintuitivi, come i salti all’indietro.” E’ evidente che per riuscire occorre faticare. La ginnastica artistica, attraverso una continua ricerca del controllo del proprio corpo e del movimento perfetto, si rivela un’efficace metafora della vita. Tutto ciò “partendo rigorosamente dal gioco”, ci spiega Dora Cortigiani, ex ginnasta, giudice internazionale, ex allenatrice della Nazionale Italiana di Ginnastica Artistica Femminile e attualmente responsabile tecnica del settore femminile della Reale Società Ginnastica di Torino, la società più antica d’Italia. “Per le bambine – dice Dora – l’ideale è iniziare a 4 anni, con attività ludiche che integrino elementi tecnici. Quadrupedia, capriole, capovolte, salti sul trampolino. I maschietti possono aspettare fino a 8 anni, anche se consiglio di anticipare di un anno e mezzo. La differenza temporale si riflette anche in ambito agonistico: le femmine “esplodono” verso i 15, mentre i ragazzi a 18 – 20 anni.” In comune maschi e femmine hanno il Volteggio (il ginnasta prende la rincorsa sul tumbling, una pista di 25 metri, salta su una pedana e poi esegue il volteggio vero e proprio appoggiando le mani su un attrezzo) e il Corpo libero (una serie di esercizi realizzati su una pedana quadrata senza l’ausilio di strumenti specifici al di fuori del suolo) anche se con delle differenze, come l’accompagnamento musicale, previsto solo per il gentil sesso. Gli attrezzi sono divisi per genere. Nel settore maschile si usano cavallo con maniglie, anelli, sbarra e parallele simmetriche; esclusivamente femminili sono trave e parallele asimmetriche.

“Non c’è niente di più bello del sentire il proprio corpo in volo, di vedere il mondo al contrario camminando sulle mani. La ginnastica artistica è uno sport unico. Non solo richiede scioltezza, ritmo, coordinazione, ma anche potenza e quella rabbia che dà l’energia necessaria per riuscire in ciò che molti considerano impossibile”.

[Tatiana Zarik]

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